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Recensione: “L’Uomo che fermò Hitler” di Gabriele Nissim

Marzo 1943: Dimităr Pešev, presidente del Parlamento bulgaro, informato dell’imminente deportazione di 48.000 ebrei bulgari, costrinse re Boris III e il governo a ordinare che i treni per Auschwitz non partissero. Fu l’unica personalità di rilievo in una nazione filotedesca a rompere il clima di omertà sulle deportazioni. Con la stessa determinazione si oppose ai partigiani comunisti che volevano consegnare la Bulgaria ai russi, atto che, dopo l’invasione dell’Armata rossa, gli costò un duro processo e la perdita dei diritti civili. Dimenticato da tutti, morì in solitudine e povertà nel 1973. La sua vicenda rivive in queste pagine, raccontata con…

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Marzo 1943: Dimităr Pešev, presidente del Parlamento bulgaro, informato dell’imminente deportazione di 48.000 ebrei bulgari, costrinse re Boris III e il governo a ordinare che i treni per Auschwitz non partissero. Fu l’unica personalità di rilievo in una nazione filotedesca a rompere il clima di omertà sulle deportazioni. Con la stessa determinazione si oppose ai partigiani comunisti che volevano consegnare la Bulgaria ai russi, atto che, dopo l’invasione dell’Armata rossa, gli costò un duro processo e la perdita dei diritti civili. Dimenticato da tutti, morì in solitudine e povertà nel 1973.

La sua vicenda rivive in queste pagine, raccontata con l’analisi rigorosa dei documenti ma anche con profonda partecipazione umana.

 

Benvenute mie care Fenici!
Come si può racchiudere in una semplice recensione, l’enorme lavoro svolto da questo autore nel ripercorrere la storia di un personaggio di grande levatura come Dimitar Pesev?
Con semplicità e modestia mi appresterò a parlare di questo trattato storico e di come abbia avuto lo scopo, o a dir di più, la missione, di ripercorrere la vita politica e gli eventi che accaddero dagli anni venti a oggi, dall’ascesa al trono di re Boris III, alla presa del potere del partito comunista.
Pesev aveva sempre cercato di agire per il bene del suo paese, mettendo al primo posto il suo senso di giustizia nei riguardi dei suoi vicini, del suo prossimo, della sua famiglia e della corona. Dalla sua presa di posizione all’interno del Parlamento contro l’esistenza di più partiti, al famoso evento, nel marzo 1943, che lo portò a fermare la morte di 48.000 ebrei in partenza per Auschwitz, le sue azioni furono dettate solo dal suo amore per la patria e dal suo senso di giustizia.
A parlare di lui fu l’archivista di stato Vasilka Damjanova, il quale con pazienza e costanza, facendo visita periodicamente a via Nefit Rilski, dove lui aveva dimora, cominciò a ricostruire la vita e gli eventi politici di cui era stato protagonista l’eminente statista. Damianova raccolse le sue memorie dopo gli eventi succeduti all’avvento del comunismo, che causarono la cancellazione delle testimonianze del regime monarchico e filonazista,
In questo trattato storico, l’autore, Gabriele Nissim, ripercorre quindi la storia della Bulgaria, partendo dall’abdicazione di re Ferdinando, causata dai gravi problemi sociali del periodo storico, per suo figlio Boris. All’epoca Pesev, svolgeva solo la professione di avvocato e giurista. Quando gli fu proposta la prima carica politica, decise di accettare purché non percepisse stipendio. Il suo scopo era di poter continuare a esercitare la sua professione, pur garantendo presenza ed efficienza all’interno del suo magistero. Di alta levatura sociale, sempre elegante e distinto, non mancava mai di aiutare conoscenti e amici che come lui, provenivano dal paese di Kjustendil, tra i quali vi erano diversi di fede ebraica. Saranno proprio questi contatti che a lui e ad altri suoi compagni di partito faranno aprire gli occhi nei giorni fatidici dell’Olocausto.
La Bulgaria infatti, pur alleata con Hitler, era riuscita a tenersi fuori dai conflitti armati. A far cadere la polvere negli occhi al governo e alla corona, fu la promessa della cessione di alcune terre irredente, come la Macedonia. Dovendo preservare il paese dal conflitto, poiché debole e non pronto a qualunque tipo di scontro armato, il re e il governo, si trovarono costretti ad accettare d’istituire le leggi razziali. Fino all’ultimo si volle credere che, nonostante tutto, la situazione poteva essere mitigata senza arrivare alla famosa soluzione finale, ma soltanto Pesev ebbe la forza di opporsi con una famosa lettera al Parlamento, in quel marzo fatidico, alla partenza dei treni per Auschwitz. Dopo la sua presa di coscienza altri membri del governo lo seguirono, portando a quarantuno le loro firme. Quella presa di posizione purtroppo gli costò caro, così perse la carica di Vicepresidente del Parlamento.
Da allora, fino alla caduta del regime monarchico, per arrivare alle esecuzioni del regime comunista verso i componenti del vecchio governo, a Pesev non solo non fu riconosciuto nessun merito, preferendo innalzare figure come il vecchio re Boris III, o il partigiano comunista Jasarov, ma gli fu anche tolta ogni capacità d’interagire con la sfera sociale, infatti gli fu confiscato ogni tipo di bene.
Ci vollero diversi anni perché in Israele, dove erano alla fine migrati la maggior parte degli ebrei bulgari, cominciasse a circolare la coscienza del fatto che molti di loro potevano definirsi fortunati per le azioni di Pesev. Se erano ancora in vita, era solo grazie a lui.
Un vero e proprio documento storico, rivoluzionario, che ha avuto lo scopo di riabilitare la vita e le azioni di un personaggio importante come Dimitar Pesev. L’autore compiendo un vero e proprio lavoro sul campo, attraverso interviste, studi di archivio e raccolte fotografiche, ci presenta una nuova chiave d’interpretazione della storia bulgara. Un libro da leggere con attenzione, che ci porterà indietro in quegli anni bui, ma che accenderà anche una luce di speranza, perché in quell’epoca così incerta, qualcuno ha voluto tenere aperti gli occhi uscendo dalla sua zona grigia e compiendo azioni, che avrebbero salvato migliaia di vite umane.
Senza dubbio una lettura in cui avventurarsi con un discreto bagaglio storico. Ho trovato l’inizio un po’ difficoltoso, data la narrazione tecnica degli eventi, ma la scrittura fluida dell’autore, mi hanno comunque aiutato a trovare una giusta chiave di lettura. Ho apprezzato fin dall’inizio, la ricostruzione degli eventi e dell’atmosfera sociale e politica di quegli anni così complessi. Confermo comunque che la lettura del saggio si presti più per coloro che hanno già un bagaglio storico di livello alto, se non altro per avere più chiarezza nei riguardi di diversi argomenti riportati. In ogni caso, è un’avventura che riaffronterei, amando particolarmente i trattati su statisti.
Saluto voi mie care Fenici e tutti coloro che leggeranno queste righe come noi, per non dimenticare e per mantenere vive le azioni di uomini come Dimitar Pesev.

A presto.

 

ladykira

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Admin founder RFS

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