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Recensione: “L’Ultimo Incantesimo” di Mary Stewart – SERIE: La trilogia di Merlino #3

TITOLO: L’Ultimo Incantesimo

SERIE: La trilogia di Merlino #3

AUTORE: Mary Stewart

EDITORE: Elliot

GENERE: Fantasy

DATA DI PUBBLICAZIONE: 16 Marzo 2017

La grotta di cristallo (Serie La trilogia di Merlino #1) – Recensione QUI

Le grotte nelle montagne (Serie La trilogia di Merlino #2) – Recensione QUI

L’ ultimo incantesimo (Serie La trilogia di Merlino #3)

Artù è ormai un giovane re che controlla la Britannia, affiancato dal suo fedele consigliere Merlino. Il regno sembra florido e il trono sicuro, ma Merlino è ossessionato da visioni di futuri pericoli e intrighi capaci di portare il sovrano alla morte. Mentre Camelot diventa il centro del potere di Artù (impegnato anche nella storia d’amore con Ginevra), Merlino inizia a soffrire di mali oscuri e vuole passare le proprie conoscenze e i propri poteri a qualcuno in grado di sostituirlo; alla sua porta compare un giovane, ben presto accolto come suo apprendista. Il ragazzino però nasconde un segreto, e i problemi di Merlino sono ben lontani dalla soluzione…

Ben trovate care Fenici. Con questo libro si chiude il ciclo arturiano reinterpretato dall’autrice Mary Stewart.

Artù, ormai al potere, deve fronteggiare nuovi tipi di problemi legati alla sfera privata e alla sua famiglia, tra i quali il tradimento di sua moglie e delle sue sorelle. Nel frattempo, Merlino deve affrontare la decadenza del suo dono; ma diverse sorprese l’attendono, tra cui la conoscenza di una fanciulla che tanto gli ricorda il ragazzo di nome Ninian per il quale pianse la precoce dipartita. La sua futura pupilla è Nimue, che prenderà posto nella sua vita e ne diverrà una componente importante. L’avvenire riserverà loro ancora diverse sorprese e la storia prenderà una piega alla quale non siamo abituati.

L’interpretazione dei fatti viene vista attraverso gli occhi del mago; In primo piano, la sua maturità e la sua vecchiaia. Merlino è custode della vita del re, dei suoi segreti e della sua felicità. Protegge il suo nome e gestisce gli scandali del suo letto. In questa interpretazione Ginevra non viene stigmatizzata ma compresa e perdonata dal suo sovrano perché vittima del suo stesso ruolo, una donna sterile e sola che non può godere delle gioie della maternità, obbligata dai suoi doveri e da quelli del re, sempre impegnato in politica o sui campi di battaglia. La situazione stessa di Morgause e di Mordred viene gestita con una modernità inaspettata, senza furore ne scene drammatiche. Il ritmo narrativo ci riporta alla memoria i diari di viaggio; il mago si sposta nei suoi viaggi, in missioni misteriose, vegliando sul regno del suo pupillo. Riporta scene quotidiane, dettagli sui suoi studi e ricordi familiari. Un’opera, quindi, densa di particolari e da leggere con la dovuta cura, per non perdere quelle sfumature che la rendono così singolare.

Consiglio la lettura postuma a quella della legenda originale, per apprezzare meglio la stesura in questione.

 

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Sara

Kureha

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