Recensione: Leave me behind di K.M. Moronova

Autrice: K.M. Moronova
Genere: Military romance
Editore: Sperling & Kupfer
Data di pubblicazione: 05 marzo 2026

Nell Gallows è l’unica sopravvissuta della Riøt, la squadra d’élite delle Forze Oscure sterminata due anni prima in una missione in Patagonia. Dopo aver trascorso ogni istante a combattere il senso di colpa e il trauma, ora è pronta a tornare in campo, ma viene assegnata alla Malum, la squadra più spietata e letale. Quella che va dove nessun altro osa. Quella che, per una tragica ironia della sorte, accusa proprio la Riøt della morte del suo soldato più prezioso. Accolta con odio e sospetto, Nell sa che per la Malum è solo un capro espiatorio. E l’ostilità più feroce arriva proprio da lui: Bones. L’implacabile, glaciale e crudele comandante. Il diavolo in carne e ossa. Il soldato che avrebbe dovuto essere il suo nemico. E l’uomo con cui Nell ha passato una notte di fuoco, ignara della sua identità, in una parentesi di libertà prima di affrontare l’inferno. Quando una missione finisce nel caos e Bones resta indietro, Nell si trova a dover scegliere se abbandonarlo o restare. Così resta. Con i demoni e i segreti che lui custodisce. In trappola e in territorio nemico, possono contare solo l’uno sull’altra per non crollare. Perché in un mondo di oscurità, tradimenti e sangue, anche un demone può diventare l’unico rifugio. E l’amore, quando nasce in guerra, può essere l’arma più pericolosa. E la condanna più dolce.

Forse ciò che è già incasinato smette di rovinarsi, a un certo punto.
Deve pur arrivare un momento in cui le cose non possono
Più peggiorare, giusto ?
Fenici, ci sono libri che arrivano nel momento giusto. Non perché siano perfetti, non perché rivoluzionino un certo genere ma perché ti prendono esattamente dove sei e ti stringono in quel momento della vita in cui me hai più bisogno.
Leave Me Behind è stato questo per me.
È uno di quei romanzi che non leggi soltanto, lo vivi. Io l’ho divorato, ma soprattutto l’ho sentito. Mi ha fatta piangere davvero e in più punti. E non quel piantino carino… proprio quel nodo alla gola che ti resta anche quando chiudi il libro.
La storia racconta di Nell, unica sopravvissuta della Riøt, una squadra d’élite sterminata durante una missione. Per lei sopravvivere non è stata una vittoria ma una condanna: il senso di colpa, il trauma e la rabbia. Quando torna in campo viene assegnata alla Malum, il team più spietato, quello che vive nell’ombra e che (ironia crudele) la considera responsabile della morte di uno dei loro. E lì trova lui. Bones. Il comandante. Freddo, brutale, inavvicinabile. L’uomo che la odia più di tutti e con cui ha condiviso una notte prima di sapere chi fosse davvero. Da quel momento è guerra, fuori e dentro. E quando una missione li lascia soli, isolati, costretti a fidarsi l’uno dell’altra per sopravvivere tutto quello che cercavano di ignorare esplode in scintille di passione.
Questa è una storia sporca, cruda, imperfetta e a tratti anche scomoda. Non è un amore “giusto”, non è una relazione sana nel senso classico. Sono due persone rotte che si scontrano, si fanno male, si respingono e poi, lentamente, iniziano a diventare qualcosa di diverso. E funziona. Maledettamente bene.
È anche per questo che siamo così
Attratti l’uno dall’altra, perché siamo entrambi
tossici e crudeli.
Nell mi è entrata sottopelle. È forte, ma non nel modo patinato, lo è perché continua ad andare avanti anche quando è distrutta, perché non si permette di crollare anche se ne avrebbe tutto il diritto. E Bones è quel tipo di personaggio che all’inizio ti fa venire voglia di prenderlo a schiaffi, ma poi capisci e quando capisci, sei fregata perché sotto tutta quella durezza c’è qualcosa che cresce piano, senza fare rumore. E quando arriva, lo fa con forza.
La prima parte con l’addestramento è brutale, tesa, quasi soffocante. La seconda ti travolge ed è lì che le emozioni esplodono davvero. Tradimenti, segreti, scelte impossibili. E il titolo Leave Me Behind a un certo punto smette di essere solo una frase e diventa un colpo allo stomaco.
Non è un racconto perfetto. È disordinato, a tratti pesante, sicuramente non per tutti, ma è uno di quei libri che ti spaccano e poi provano a rimetterti insieme e lo fanno lasciandoti addosso qualcosa.
Per me è un 5 stelle pieno, perché sì, magari non è impeccabile, ma mi ha fatto sentire tutto, e a volte è l’unica cosa che conta davvero.







