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Recensione: Laggiù mi hanno detto che c’è il sole, di Gayle Forman

 

Trama

“Mi rincresce informarvi che mi sono tolta la vita. Era una decisione che meditavo da tempo e di cui mi assumo tutta la responsabilità. So che vi addolorerà, e mi dispiace tanto per questo, ma dovevo porre termine alla mia sofferenza. Voi non c’entrate niente, è stata una mia scelta. Voi non avete nessuna colpa.” Questa è la lettera che Cody riceve il giorno in cui Meg, la migliore amica di sempre, si toglie la vita bevendo una bottiglia di candeggina in una squallida stanza di un motel. Cresciute insieme, Meg e Cody erano inseparabili, non esistevano segreti tra loro, o almeno questo era quello che pensava Cody. Quando però va a recuperare le cose dell’amica nella città dove un anno prima si era trasferita per andare al college, scopre che c’è tutta una parte della vita di Meg da cui lei era stata esclusa: i coinquilini, gli amici del college e Ben. Il ragazzo con la chitarra, un sorriso strafottente e tanti, troppi lati oscuri. E poi c’è un file criptato sul computer dell’amica che una volta aperto sconvolgerà Cody: all’improvviso tutto quello che credeva di sapere su Meg sembrerà non avere più senso.”

Recensione

Relativamente al genere YA, spesso si commette l’errore di pensare a una fascia d’età presupposta cui il romanzo si rivolge. Non è così. Il YA è un genere in cui i protagonisti hanno un’età che va approssimativamente dai diciassette ai venti anni, pertanto i temi trattati possono essere infiniti.

“Laggiù mi hanno detto che c’è il sole” (il cui titolo originale è “I was here”, cioè “Sono stata qui”) tratta i difficili argomenti del suicidio e dell’elaborazione del lutto.

La storia comincia proprio con la lettera d’addio di Meg, la migliore amica di Cody, che dopo l’incredulità iniziale, si troverà ad affrontare il dolore di una perdita della quale non riesce a capacitarsi.

In quell’occasione provai a scrivere un elogio funebre. Sul serio. Per trovare l’ispirazione, ascoltai il CD con le canzoni sulle lucciole che mi aveva masterizzato Meg. La terza traccia era Fireflies dei Bishop Allen. Non so se prima avessi mai prestato attenzione alle parole, perché in quel frangente ogni frase mi fece l’effetto di uno schiaffo dalla tomba: “Sei ancora in tempo a perdonarla. E lei ti perdonerà a sua volta”. Io però non so se posso perdonarla. E ignoro se lei lo abbia fatto.

Oltre all’incolmabile dolore, Cody nutre anche un’immensa rabbia perché non riesce a capire cosa abbia spinto l’amica a un simile gesto, s’interroga su come avrebbe potuto evitarlo, colpevolizzandosi per non aver fatto nulla.

Credo che Gayle Forman abbia trattato l’argomento, oltre che con un’encomiabile sensibilità, anche con un linguaggio che arriva direttamente ai nostri cuori. Mai forzata nei dialoghi, né nella caratterizzazione dei personaggi, raggiunge un risultato di preoccupante realismo. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che il romanzo si ispira a una storia vera (come descritto nelle note dell’autrice) fatto che non ha certo lenito l’angoscia post lettura, anzi ha contribuito a colmare il mio cuore di un velo di tristezza, quella indomabile che non si riesce facilmente a mandare via.

Perché a volte il problema è proprio che non si riescono a scorgere i segnali d’allarme, non ci si accorge di quanto una persona stia male, sebbene sfoggi sempre un sorriso e una vitalità invidiabili. E Meg viene descritta proprio così: piena di vita, determinata, brillante, intelligente, con un cervello che va a mille e un altruismo senza fine.

«Ecco, questa era Meg» concludo. «Una che non si tirava mai indietro e si faceva in quattro per risolvere i problemi di tutti.» «Tranne i propri» commenta Alice dopo una pausa di silenzio.

Un altro tema fondamentale affrontato è “l’andare avanti”. Per poterlo fare, però, di solito si ha bisogno di capire le motivazioni di chi ci ha lasciati e il nostro ruolo nel quadro globale, altrimenti è probabile ritrovarsi inermi, non riuscendo a far altro che consumarsi fino a perdere se stessi.

Mi alzo e mi allontano bruscamente dal banco senza rispondere. «Che succede?» chiede Ben. Succede che Richard Zeller e suo padre non hanno la benché minima idea di quello di cui stanno parlando. Loro ignorano che certe mattine la rabbia è l’unica cosa che mi permette di dare un senso alla giornata. Tolta quella, non sono altro che una ferita aperta, una voragine. Senza la rabbia a sostenermi sarei completamente spacciata.

Ciò spingerà la protagonista a indagare, a viaggiare e in questa nuova situazione ciò nasceranno nuove amicizie, speciali. La travolgente Alice, il brillante Harry, Richard “lo scoppiato” e l’affascinante Ben, e un piccolo cameo fondamentale spetta anche a Tree (sì, si chiama così: Tree. Albero. È una ragazza.)

Una cosa, che mi ha particolarmente intrigata, è l’atmosfera tipica di un romanzo giallo in cui si cerca l’assassino e si scoprono importanti tasselli uno alla volta, spingendo chi legge a fare mille supposizioni. Ovviamente, in chiave abbastanza soft.

L’autrice, inoltre, analizza diverse dinamiche familiari. Ci mostra la crescita di una ragazza cresciuta da una madre, Tricia, che sembra quasi insofferente a questo ruolo (ma anche lei evolverà durante lo svolgersi delle vicende), spingendola quindi a cercare l’affetto di una famiglia altrove, che troverà in quella di Meg.

Non ho letto altri libri di quest’autrice, ma il suo stile mi è piaciuto molto, sia per la fluidità, che per i personaggi veri e autentici, sono quindi molto propensa a tuffarmi in altri suoi lavori.

Consigliata.

Fiamme-Sensualità-Nulla NUOVA

Recensione a cura di:

Nyha

Editing a cura di:

LadyLightmoon1

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StaffRFS

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