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Recensione: La rosa e la spina di Stefania Bertola

Titolo:La spina e la rosa

Autore: Stefania Bertola

Editore: Einaudi

Data di pubblicazione: il 7 ottobre 2025

Target:+16

Rosa Soave ha quasi quarant’anni, un figlio, un ex marito che l’ha lasciata il giorno di Natale e un quaderno Pigna con cui chiacchiera come se fosse un amico. E poi intorno a lei volteggiano cognate eco-bio con smanie romantiche, capi fin troppo affascinanti, preti impiccioni, editori sentimentali, professori sexy, amiche tuttofare, famiglie pericolose… In questo tourbillon, Rosa ha una sola certezza: con l’amore ha chiuso. Ma quando dalle nebbie del passato riemerge Doralice Spina – la sua miglior nemica del liceo, specializzata nel rovinare le vite degli altri – è davvero troppo. La Spina pungerà ancora o Rosa riuscirà a impedirglielo? Una deliziosa commedia metropolitana che ci consola, ci fa ridere e ci conferma che a volte non c’è altro da fare: bisogna prendere un bel respiro e ricominciare da capo. Oltre a scrivere sul suo quaderno nuovo e a detestare l’altrettanto nuova fidanzata dell’uomo che fino a ieri era suo marito, Rosa Soave ha molti altri impegni: tenere a bada le maestre troppo creative di suo figlio Valentino, frequentare un corso di danze irlandesi, difendersi dalla svagatissima cognata Clementina che abita sul suo stesso pianerottolo e le controlla la raccolta differenziata. E poi, soprattutto, provare a rimediare ai pasticci di Claudio, il fascinoso direttore del supplemento letterario per cui lavora. Fra amori improbabili, cene trappola e pettegolezzi d’ufficio, Rosa prova a tenere insieme i pezzi della sua esistenza e a inventarsi di punto in bianco una nuova normalità. Poi però, è ovvio, arrivano i problemi. Il primo è che Malefica – sì, l’ha ribattezzata così – non solo le ha soffiato il marito, ma adesso inizia persino a minacciarla perché firmi al più presto le carte per il divorzio. Il secondo è che torna in scena pure la sua nemica giurata del liceo, Doralice Spina, più seducente che mai e pronta a qualsiasi sotterfugio per ottenere ciò che vuole. È lei la vera antagonista di questa storia, visto che non c’è rosa senza spina: da una così conviene tenersi alla larga, chiedere a chi non l’ha fatto in passato e l’ha pagata carissima. Ma quando il bel direttore perde la testa proprio per Doralice, beh, Rosa non può certo restare a guardare. Con ritmo serrato, una comicità disincantata e quella leggerezza intelligente che da sempre rende unico il suo sguardo, Stefania Bertola firma un romanzo gustosissimo, brillante, ricco di colpi di scena. E ci trascina in un vortice di vita che celebra l’arte sottile di arrangiarsi con grazia.

Stefania Bertola, in La Rosa e la Spina, dimostra ancora una volta la sua abilità nel maneggiare un registro narrativo unico: un equilibrio perfetto tra realismo e tenerezza.

Lo sguardo dell’autrice sui suoi personaggi e sulle dinamiche della vita metropolitana è splendidamente disincantato. Non c’è spazio per melodrammi esagerati o idealizzazioni forzate. Le situazioni più assurde – un marito che scappa a Natale, cognate che ispezionano la raccolta differenziata, un’ex nemica del liceo che ritorna – vengono trattate con una lucidità quasi ironica e  si traduce in una comicità tagliente e autoironica, soprattutto nei pensieri di Rosa annotati sul suo quaderno Pigna. La Bertola non giudica la meschinità o le debolezze, ma le espone con un sorriso sardonico, invitando il lettore a riconoscere la propria imperfezione in quelle dei suoi personaggi. È una leggerezza intelligente che critica senza appesantire, utilizzando l’umorismo come strumento di analisi della realtà.

Sotto questa patina di cinismo lieve e divertente, però, l’autrice conserva una profonda tenerezza per le sue creature. Ogni personaggio, per quanto stereotipato o ridicolo possa sembrare – dall’affascinante ma pasticcione direttore Claudio, alla sfortunata (ma combattiva) Rosa stessa – viene trattato con un’umanità palpabile.

La Bertola non li condanna, ma ne evidenzia la vulnerabilità e il bisogno, universale, di amore e di una parvenza di normalità. La tenerezza emerge nel modo in cui l’autrice empatizza con la fatica di Rosa nel “tenere insieme i pezzi della sua esistenza” e nell’arte di ricominciare da capo. È un affetto sottile, che si manifesta nel riconoscere la dignità di chi si arrangia con grazia, conferendo profondità e calore anche ai personaggi più eccentrici. Questo duplice approccio impedisce al romanzo di scivolare nella satira pura, ancorandolo invece a una sentita celebrazione della resilienza umana.

Nonostante il piacere della lettura e l’apprezzamento per lo stile, provo un po’ di rammarico per la conclusione del romanzo. Sebbene il finale sia coerente con il ritmo serrato e la natura brillante della commedia, avrei preferito fosse più esteso. Avendo investito emotivamente nel “vortice di vita” di Rosa e nella risoluzione delle sue intricate vicende, un epilogo più lungo a mio avviso avrebbe dato maggiore soddisfazione, permettendo al lettore di assaporare più a lungo la nuova normalità faticosamente conquistata dalla protagonista.

❤️Sentimento e ironia 
Sensualità velata e spiritosa

 

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