Home / Narrativa / Recensione: “La nostra ultima canzone” di S. K. Falls

Recensione: “La nostra ultima canzone” di S. K. Falls

Trama

Il più grande desiderio di Saylor è ammalarsi, solo così, pensa, chi le è accanto la noterà e le vorrà bene. Ha la Sindrome di Münchhausen, e ogni scusa è buona per entrare in contatto con germi e malattie. Così, quando il suo psichiatra le consiglia di andare a fare volontariato per i gruppi di auto-aiuto, accetta con grande entusiasmo: per ammalarsi non c’è niente di meglio che passare del tempo in ospedale. Lì Saylor conosce un gruppo di ragazzi malati terminali e con sindromi degenerative (mtmd), e inizia a frequentarli. Tutto si basa su un equivoco, loro pensano che anche Saylor sia molto malata, ma lei non ha alcuna intenzione di fargli cambiare idea, perché per la prima volta si sente a suo agio con dei ragazzi della sua età. Tra di loro c’è Drew, un ragazzo bellissimo, un musicista, di cui a poco a poco Saylor si innamora. A separarli c’è quella tremenda bugia, Saylor non ha davvero la sclerosi multipla, ma a unirli c’è una forza potentissima, che li spinge a credere di conoscersi da sempre.

Recensione

Davvero interessante questa trama che rende centrale un tipo di malattia, perché di questo si tratta, che mai era apparsa tra le pagine di uno young adult. Peraltro, una malattia per la quale è difficile provare compatimento, empatia o comprensione: come si può essere solidali con una persona che in tutti modi cerca di ammalarsi e che, subdolamente, mentendo a genitori, medici, amici, si provoca volontariamente lesioni e infezioni dalle quali tante persone cercano, al contrario, di guarire? E sempre calibrando lucidamente il punto fino a cui spingersi, perché il malato di Münchhausen non vuole morire, vuole solo attenzione, vuole il potere che la malattia gli conferisce e che lo pone nell’occhio riguardoso di parenti e professionisti. È difficile quindi ricordarsi che è una malattia vera e propria, originata da un disagio profondo che mina alle fondamenta lo sviluppo sereno della persona e la nascita di relazioni costruttive. Per cui, le azioni autodistruttive di Saylor rischiano di generare antipatia nel lettore, eppure l’autrice è talmente brava nel farci comprendere senza drammi, lagne o facili compatimenti, quello che è il “malessere” della ragazza, che non riusciamo ad avercela con lei. Anzi, Saylor ha cominciato a sviluppare la malattia in tenerissima età, ingoiando un ago all’età di sette anni, sperando che questo portasse su di sé l’attenzione della sua gelida mamma e del suo distratto padre. Questo non vuol dire che chiunque abbia avuto un genitore anaffettivo svilupperà questa sindrome; semplicemente questa è la strada che ha trovato la piccola Saylor per gestire il dolore e il rifiuto. Ma l’amore che lentamente nasce e cresce per Drew, lui sì davvero malato e senza prospettive, è un balsamo per il famelico bisogno d’affetto e attenzioni di Saylor, che però non usa il ragazzo per colmare una lacuna, ma anzi sperimenta il contrario.
Una malattia che ne cura un’altra: provare amore per qualcuno, avere una persona speciale nella propria vita e pensare a lei, al suo benessere e non al proprio, funziona per Saylor esattamente come una cura. E così non sente più l’esigenza di farsi del male perché stare insieme a Drew, amarlo e vivere il loro presente al massimo del coinvolgimento è la più potente delle medicine.

“Innamorarsi di Drew? Era stato come togliersi dei calzini freddi e bagnati e poggiare i piedi sul pavimento caldo. Per quale ragione uno dovrebbe voler rimettere i piedi in quei calzini fradici?
Perché Drew mi aveva fatto sentire certe cose. Mi aveva fatto sentire che c’erano parti di me che valeva la pena conservare. Che, forse, là fuori c’erano persone che mi avrebbero amata per come ero.”

 Il percorso di Saylor è doloroso, perché doloroso è quello di Drew e degli amici del gruppo di mtmd, ragazzi davvero all’ultimo stadio che mai una volta si piangono addosso – chi teme le lacrime stia tranquillo, l’autrice non indulge nel pietismo o nella commiserazione – e a cui Saylor si affeziona profondamente. Con le loro sofferenze “a termine” riusciranno dove gli psichiatri hanno fallito, donandole la giusta prospettiva sulla sua malattia.

“Ora, vedendo la morte in tutta la sua orrenda, fetida gloria, mi accorsi di una cosa. Non sapevo un cazzo della malattia.
Non avevo la minima idea della sua vera natura, di cosa significasse essere lo spettro di un uomo, incapace di tenere la testa sollevata. Divertirsi con le siringhe, farsi venire un problema di salute… era un gioco da ragazzi. Questa era la malattia: un letto di morte, un dipinto come regalo di addio, e persone venute a salutarti per l’ultima volta. Solitudine, disperazione e sofferenza tutte raccolte in sorrisi e parole di conforto. La consapevolezza piena e irrevocabile che il mondo sarebbe andato avanti, e tu non ne avresti avuto l’occasione.”

La sua bugia ovviamente verrà svelata e cambierà il destino dei due ragazzi, ma darà anche a Saylor l’opportunità di spezzare quel circolo vizioso di senso di colpa, incomprensioni e difese che da sempre è all’origine dei problemi con sua madre. L’amore di Drew l’ha resa meno arroccata nella sua bolla di dolore egocentrico e ciò le permetterà di vedere che:

“A volte la gente fa certe cose perché soffre, sai? Forse questa persona non intendeva ferirti.”

Delicato, struggente, doloroso ma incredibilmente romantico e dolce, questo romanzo e i suoi protagonisti non potranno che rimanervi nel cuore, accrescendo la speranza che, qualsiasi cosa ci accada di brutto nella vita, c’è sempre per tutti la possibilità di amare e vivere intensamente, per quanto breve possa essere il tempo che abbiamo per goderne

Fiamme-Sensualità-Lieve NUOVA

Recensione a cura di:

Silvery

Editing a cura di:

Aléthéia

Clicca G+ - aiuta a far crescere il sito

Veronica.Lady Shanna

Veronica.Lady Shanna
Admin Founder Romanticamente Fantasy Sito. Mi piace leggere e grazie a quest'amore ho conosciuto tante splendide persone. Adoro quasi tutti i generi di libri... e anche per quelli che non sono i miei preferiti di solito tendo a non giudicarli prima di averli letti questo per avere una mia opinione personale e non lasciarmi influenzare da quanto sento in giro come commenti e recensioni. Infatti, tendo a prendere quest'ultimi come linee guida non come verità assolute...

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

x

Check Also

Review Party: “Annegare” di Marni Mann & Gia Riley

Buongiorno fenicette, oggi partecipiamo al review party di ...