Home / Recensione libri / Recensione: “La metà che ho lasciato” di Monica Carrillo

Recensione: “La metà che ho lasciato” di Monica Carrillo

Mi è sempre piaciuta la pioggia. 

Cade e nessuno l’aiuta a rialzarsi. 

Ma lei continua a cadere, senza paura. 

Anche l’amore è così.

Un attimo di distrazione, una frenata brusca, poi il buio. Malena non sa cosa sia successo, però è consapevole che quell’incidente potrebbe far calare il sipario sulla sua breve esistenza. In bilico sull’orlo dell’abisso, Malena ripensa alle scelte che l’hanno condotta fin lì, agli amici che l’hanno sorretta o delusa durante il cammino, e a Mario, la persona che più di tutte ha forgiato il suo destino. Perché Mario era il suo mondo, mentre lui la considerava solo un’avventura. Malena si era illusa che, col tempo, lui sarebbe cambiato. Ma, ora che il suo tempo forse sta per finire, Malena ricorda i messaggi senza risposta, le parole non dette, i baci negati, i gesti scostanti e i lunghi silenzi. E si rende conto che, per seguire lui, stava sacrificando la sua vita. È quindi arrivato il momento di voltare pagina, di affrontare la verità con coraggio, d’imparare ad amare senza paura e senza rimpianti, soprattutto se stessa. Se il destino vorrà darle una seconda occasione, Malena sarà pronta ad assaporare fino in fondo ogni gioia che il futuro avrà da offrire…
Col suo stile delicato, intenso e poetico, Mónica Carrillo dà vita a una storia in cui s’intrecciano i fili dell’amicizia e della perdita, della gioia e della speranza, mostrandoci come siano i rapporti che forgiamo e l’amore che riceviamo a dare senso alla nostra vita.

Questo è uno dei romanzi che ho completato con più lentezza negli ultimi anni. Sin dall’inizio si è dimostrata una lettura che ha richiesto molta calma e impegno, purtroppo non sempre da intendere in senso positivo. Spesso mi sono persa tra le parole, che ho dovuto rileggere per comprenderne il messaggio, segno inequivocabile che tra l’autrice e me non si è creata l’empatia necessaria per permettermi di apprezzarne il racconto.

La protagonista, Malena, rimasta vittima di un incidente stradale, fa un viaggio nella sua memoria raccontandosi attraverso i ricordi di una vita. Il primo bacio dato a tredici anni; il dolore per la morte di sua madre e la rabbia ingiusta verso suo padre, quando intraprende una relazione con un’altra donna; l’amicizia con Vega, presenza rassicurante, che la salva da sé stessa in un momento di sofferenza profonda; la cagnetta Mia, fedele compagna passata a miglior vita ormai da tempo, alla quale vengono affidati alcuni stralci della narrazione “dall’aldilà”. E ancora, la nonna Immaculada, il vecchio Ismael, l’amica Eva preda di un’invincibile condotta autodistruttiva. Infine Mario, l’uomo di cui si innamora perdutamente, fino a struggersi, consumata da una passione cieca e bruciante, mai ricambiata ma solo assecondata. Mario che, quando incontra Malena, ha già una relazione consolidata con una donna da cui non può separarsi per non creare scompiglio in famiglia, che decide di non assumersi alcun rischio e di lasciarsi vivere dagli eventi giorno per giorno, senza mai mettersi in gioco.

Molti sono i personaggi che l’autrice ritrae, ciascuno attraversa la vita della protagonista donando o prendendo qualcosa da lei, ma su tutti prevarica la sofferenza dell’amore non corrisposto. Un dolore a volte dirompente, altre volte sordo e strisciante, comunque onnipresente, che non le permette di essere felice e soprattutto mina la sua autostima e la considerazione di sé.

Questa è stata la più grande falla di tutta la narrazione, a mio avviso. Se qualcuno ama, profondamente, appassionatamente, sconsideratamente, e non è riamato, la ferita che si apre è immensa, pulsante, invalidante. Ti toglie il sorriso, la fame, il sonno e l’unica cosa che resta è il dolore della perdita, della mancanza, dei sogni infranti, della realtà spietata che schiaccia qualsiasi inutile illusione tenti di riaffiorare. In queste pagine non ho trovato alcuna dignità nella sofferenza, non ho percepito struggimento, solo autocommiserazione e un lamento patetico che a tratti mi ha infastidito. Di fronte ad un male così straziante non c’è via di scampo: si soccombe o si sopravvive. E se si sopravvive è impossibile recuperare o ricostruire i frammenti persi. Se si decide di andare avanti, si cammina con la schiena più diritta e la testa più alta, sfidando la vita al suo stesso gioco, altrimenti quella di ogni giorno rimane soltanto una farsa.

Solo alla fine si intravede come un’apparizione la chimera dell’amore vero, quello che rende felici e vitali, la ricompensa del dolore provato. Personalmente, se fossi in condizioni disperate, con il rischio che ogni minuto potrebbe essere l’ultimo della mia vita, è a questo che penserei. A questo e nient’altro.

Ho trovato originale la struttura del romanzo, un collage di ricordi riportati dalla voce narrante della protagonista che versa in uno stato di semi incoscienza, in bilico tra vita e morte, e ho apprezzato alcuni spunti piacevoli dello stile narrativo, a tratti quasi poetico. Probabilmente avrei fatto a meno dei tentativi di poesia che vengono riportati alla fine di ogni capitolo, che non aggiungono nulla alla narrazione.

In conclusione mi sono ritrovata con una grande domanda: cos’è la metà che hai lasciato? L’amore appena trovato, che non hai fatto in tempo ad assaporare davvero? La sofferenza che hai attraversato e che ha lasciato in te un segno indelebile? Il tempo che non hai vissuto perché, a causa di un incidente, stai forse per morire? Nessuno lo saprà mai, ma posso dirvi cosa penso io.

Credo che questo libro voglia essere un inno alla vita, quella che ti accorgi di non aver vissuto come avresti dovuto solo quando stai per perderla.

A cura di:

Mi è sempre piaciuta la pioggia.  Cade e nessuno l’aiuta a rialzarsi.  Ma lei continua a cadere, senza paura.  Anche l’amore è così. Un attimo di distrazione, una frenata brusca, poi il buio. Malena non sa cosa sia successo, però è consapevole che quell'incidente potrebbe far calare il sipario sulla sua breve esistenza. In bilico sull'orlo dell'abisso, Malena ripensa alle scelte che l'hanno condotta fin lì, agli amici che l'hanno sorretta o delusa durante il cammino, e a Mario, la persona che più di tutte ha forgiato il suo destino. Perché Mario era il suo mondo, mentre lui la considerava…

Score

Voto Lady Kei 2,5

Voto Utenti : Puoi essere il primo !

StaffRFS

StaffRFS
x

Check Also

Recensione: La Sfida (Harris Brothers #1) di Amy Daws

TITOLO: La sfida AUTORE: Amy Daws SERIE: Harris ...