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Recensione: La Donna alla Finestra.

La Donna alla Finestra è un thriller su cui Eve riponeva grandi aspettative, ma ne è rimasta delusa. Qui di seguito la sua recensione senza spoiler e qui il trailer.

La donna alla finestra

Progetto grafico di Maria Grazia

Titolo originale: The Woman in the Window

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Uscita: 13 Maggio 2021

Genere: Thriller, drammatico, giallo

Regia: Joe Wright

Tratto da un romanzo di A. J. Finn

Sceneggiatura: Tracy Letts

Produttore: Eli Bush, Anthony Katagas, Scott Rudin

Casa di produzione: Fox 2000 Pictures

Distribuzione in italiano: Netflix

 

Cast 

Amy Adams: Anna Fox

Gary Oldman: Alistair Russell

Anthony Mackie: Ed Fox

Fred Hechinger: Ethan Russell

Wyatt Russell: David

Brian Tyree Henry: Detective Little

Jennifer Jason Leigh: Jane Russell

Julianne Moore: Katie / “Jane Russell”

Liza Colón-Zayas: Bina

Tracy Letts: terapista di Anna

Ormai Netflix è diventato il mio spacciatore preferito, sono sempre lì a cercare, spulciare tra le nuove e vecchie uscite e, dopo milioni di trailer visti, sono approdata a La donna alla finestra, l’attesissimo thriller psicologico diretto da Joe Wright, disponibile dal 14 maggio sulla piattaforma.

Così, d’impatto ho pensato ok, trama niente di che, ma il promo è fatto abbastanza bene, quasi quasi lo vedo. Beh, niente di più sbagliato…

Amy Adams, che nella foto sottostante vedete tutta carina, pettinata e scollacciata, interpreta Anna Fox, una psicologa infantile che, dopo un evento particolarmente doloroso della sua vita si chiude in casa sviluppando l’agorafobia e alimentando i demoni dell’ansia e della depressione che le fanno compagnia ogni giorno.

La poverina si trascina da una stanza all’altra soffocata da enormi caftani, talmente brutti che Romina Power levati proprio, accompagnata dal suo gatto e dalle sporadiche incursioni da parte del ragazzo a cui ha affittato lo scantinato.

 La donna alla finestra-Imm.1

L’idilliaca routine viene stravolta quando conosce gli abitanti della casa di fronte, i Russell; assiste alla morte della padrona di casa (interpretata da una biondissima Julianne Moore) per mano del marito violento (Gary Oldman), ma, denunciato l’accaduto alla polizia, il signor Russell si presenta con una donna che Anna non ha mai visto, ma che asserisce di essere la moglie.

A grandi linee, questa è la storia che si snoda nei primi quaranta minuti di film dopodiché dovrebbe iniziare una spirale discendente in cui tutte le fobie di Anna si acuiscono grazie anche al mix letale di alcol e medicinali che dovrebbero accrescere la tensione. Purtroppo, non è così, l’intento del regista si dissolve in scene al limite del grottesco e spesso imbarazzanti, più adatte a un rave party che a un thriller psicologico; per non parlare dei presunti jump scare disseminati qua e là che non hanno alcun senso.

Il finale affrettato e le discutibili scelte di narrazione della vicenda contribuiscono ad annullare quel poco di tensione costruita abbastanza dignitosamente nella prima parte, che neanche il cast stellare riesce a colmare.

Un grande no, a quanto pare la mia collezione di ciofeche è destinata ad aumentare.

Alla prossima schif-recensione.

 

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Fulvia Elia

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