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Recensione: “La disciplina” di Marie Sexton – Serie: The Heretic Doms Club vol. 3

 

TITOLO: La disciplina

SERIE: The Heretic Doms Club vol. 3

AUTORE: Marie Sexton

GENERE: Romanzo rosa

EDITORE: Quixote Edizioni

DATA DI USCITA: 09 Maggio 2021

Gray Andino è un poliziotto di Denver con il kink del dolore e la tendenza a innamorarsi delle persone sbagliate. È invidioso della felicità da poco ritrovata dei suoi amici, ma con il suo cervello che non vuole saperne di zittirsi e il suo bisogno di mettere in discussione qualsiasi cosa, trovare l’anima gemella sembra impossibile. Così si accontenta di sesso senza significato e di infliggere dolore a sottomessi consenzienti.Sottomessi come Avery Barron.Quando Avery gli chiede il permesso di rimanere da lui per qualche settimana, Gray accetta controvoglia. Avery può essere il sub perfetto, ma come compagno di stanza temporaneo fa schifo. In quanto figlio di genitori ricchi e indulgenti, Avery è un vero e proprio sciattone: disprezza le regole, non ha alcuna ambizione ed è ossessionato dai social media. Gray tollera la sua presenza, ma quando Avery infrange una delle sue regole fondamentali, lo punisce e gli requisisce il telefono.Privato della sua solita cassa di risonanza, Avery si sente perso, fino a quando non scopre un pianobar, un pianoforte e il suo amore sepolto per la musica. Più Avery suona, più tutto attorno a lui fiorisce. Per la prima volta nella sua vita, Avery ha uno scopo e degli obiettivi per il futuro. Tuttavia, la cosa che desidera di più, l’amore e il rispetto di Gray, potrebbe essere per sempre fuori dalla sua portata.

 

«Quindi non hai alcun desiderio di compiacermi?» Avery gemette, ma non si piegò. «Sappiamo entrambi che l’obbedienza non soddisferà nessuno di noi.»

 Nella serie sul “Club dei dominatori eretici” Marie Sexton ci presenta sfumature del BDSM sempre differenti e borderline rispetto agli stereotipi del genere. Ammetto che la versione di Gray non è riuscita esattamente a catturarmi, ho avuto la sensazione che il suo personaggio mancasse dell’amore dell’autrice; ma vediamo innanzitutto di chi e di che cosa stiamo parlando.

Partiamo mettendo in fila un po’ di concetti: nel titolo troviamo il termine “disciplina”.

La disciplina non equivale né a obbedienza (kink che riguardava Phil e River) né a sottomissione (per i quali abbiamo adorato Warren e Taylor).

Disciplina è quando cerchiamo di educare un ragazzino viziato che sta troppo sui social, si disinteressa dei suoi obblighi e ha bisogno di essere “messo in riga”.

Disciplina, quindi, implica punizioni, ovvero godere nel provocare dolore fisico, e presuppone che il partner, naturalmente consenziente, provi piacere nel ricevere quel dolore. E, come Gray dovrà ricordare a un certo punto, l’altra faccia della medaglia rispetto alle punizioni sono le ricompense.

Disciplina evoca anche due sentimenti fondamentali: il sub ambisce a guadagnarsi il rispetto del suo Dom, nei confronti del quale deve arrivare a provare piena fiducia. Entrambe le cose devono essere conquistate con comportamenti meritevoli.

Che tipo di dominatore è Gray? Non è autoritario, attento e preciso come Phil, non è empatico e una roccia solita come Warren e, per quanto premuroso nell’aftercare, il suo modo di essere un Dom è piuttosto fuori schema, quasi disinteressato. Per buona parte del libro dimentica perfino di avere un ragazzo che vive sotto al suo stesso tetto, e scambia senza problemi una sessione in palestra con una  di sesso. Non tiene molto al titolo onorifico (nessun “master/padrone/signore”), il suo unico interesse è placare il suo caos interiore attraverso l’atto sadico dell’imprimere dolore. Parco nel concedere premi e seconde occasioni, Gray ha spesso l’aspetto di un lupo affascinante e pronto a prendersi ciò che vuole, più che a concedere qualcosa. Un aspetto minaccioso e sexy, più che solido e affidabile.

E Avery è il tipo di sub che si incastra perfettamente con questo carattere: ostile all’obbedienza e all’umiliazione, è un ragazzo ribelle e capace di difendere le sue posizioni, che gode del dolore inflitto durante il rapporto ma è consapevole di cedere il controllo solo temporaneamente e solo per questo tipo di sessioni.

La storia inizia quando Avery, per diversi motivi, si ritrova senza un tetto sotto cui stare . Conosce il poliziotto che lo sta scortando fuori da casa di suo padre, Gray appunto, grazie a un’esperienza sessuale precedente molto piacevole, e gli chiede di poterlo accogliere. La cosa funziona per qualche giorno, finché Gray lo conosce meglio e si fa una cattiva opinione di lui, cosa che li allontana anche dalla possibilità di dormire di nuovo insieme.

Gray infatti ha bisogno di essere stimolato mentalmente, di avere un coinvolgimento intellettuale tanto quanto lussurioso, per essere interessato a qualcuno tanto da farci sesso. Questo aspetto è così rilevante che il sesso viene messo in stand by fintanto che vede Avery come un bamboccio bigotto e ignorante, privo di idee e di capacità di argomentare le sue opinioni. E questo è esattamente il tema su cui si basa il romanzo.

«Pensi che vorrai mai toccarmi di nuovo?» gli domandò, senza che gli importasse di sembrare patetico. «Desidero toccarti ogni singolo giorno. È quando devo decidere se per strangolarti a mani nude o scoparti a morte che mi trovo in difficoltà.»

Tutta la prima metà del libro si occupa della crescita personale di Avery (praticamente dimenticando il personaggio principale) e degli haters.

L’hating dei giudizi sommari sul web, il bullizzare virtualmente qualcuno sui social, il seguire le polemiche quotidianamente lanciate dai troll contro politici o divi di turno, e il modo con cui la gente scaraventa rabbia e odio senza riflettere, senza approfondire, informarsi, valutare le fonti e, per lo più, senza ascoltare gli altri viene messo in contrapposizione con la capacità di argomentare le proprie posizioni, saper discutere in modo civile, di avere l’umiltà per ascoltare le varie controparti e di mettersi in discussione, ma anche con il saper distinguere le semplificazioni del web rispetto alla stratificazione reale della vita vera, il saper cogliere le sfumature.

Il tema sfocia anche su questioni politiche molto  americane, informandoci che la maggior parte dei cittadini non è democraticamente rappresentata in quanto vota un terzo partito indipendente che non è ammesso nel bipolarismo attualmente in vigore. Per quanto di tendenza e interessante, ho trovato un po’ troppo “entusiasmo” nell’accalorarsi su questo dibattito, perfino un po’ stereotipato e moralista in certi momenti.

Nonostante il richiamo all’apertura mentale, talvolta si è spinto un po’ troppo contro ai partiti maggioritari, contro all’informazione di massa, con un accento anche un po’ anarchico, perorando la causa di moderati indipendenti non rappresentati. Questioni politiche insomma non solo molto delicate, ma che ho trovato piuttosto estranee alla natura del libro.

Avery ci mette un po’ prima di essere smosso così tanto da sentirsi umiliato e da decidere di cambiare, e qui inizia il suo percorso di crescita interiore. Non è un ragazzo stupido, ma aveva bisogno di rendersi conto che quello che stava facendo, schierandosi ogni giorno nella gogna mediatica contro qualcuno, per una causa reale o inventata, scagliando odio allo scopo di sentirsi parte di una fazione credendo di lottare per qualcosa, non era il meglio per sé e per la sua intelligenza.

Una volta raggiunto il nuovo equilibrio sente il bisogno di riscattarsi nei confronti di Gray, la cui opinione però è ora offuscata dal pregiudizio.

Prima di andare avanti, Gray ha bisogno di fare i conti con quello che ha provato e che prova ancora per Phil, nonostante lui sia felicemente impegnato e la consapevolezza che sono totalmente incompatibili tra loro.

Credo purtroppo che questo episodio della saga non sia riuscito a esplorare bene il kink che si proponeva e che l’abbia messo troppo in secondo piano rispetto a vicende personali che potevano essere sviluppate in una storia senza quel particolare retroscena. Di fatto, metà del romanzo è incentrato sul percorso di crescita di Avery, un’altra buona fetta approfondisce il tema dell’hating e della spirale di odio crescente che questo mette in moto, e se togliamo lo spazio dedicato ai momenti corali rimane davvero poco per trattare il sado-masochismo, inteso non tanto come sequenza di pratiche bollenti (che sono presenti, anche se piuttosto frettolose), quanto come retroscena emotivi e sviluppi di crescita che coinvolgano questa pratica sessuale. Forse fruste e paddle non sono il kink preferito dall’autrice.

Inoltre, ho avuto la sensazione che fosse affrettato sia il modo in cui Gray ritiene che Avery sia perfetto per lui (si riferisce spesso alla compatibilità sessuale, che però, come dicevo, è presentata generalmente attraverso una sequenza di gesti più che come intensità emotiva), e che Avery risulti innamorato di lui in modo improvviso e ingiustificato, dato che Gray compare pochissimo e non fa quasi parte della sua vita per molte pagine. Non è chiaro come e quando sia scattata la fatidica scintilla. Da lì in poi, tuttavia, il legame cresce in modo sempre più intenso e subentra nella trama anche il filone sentimentale, che riesce comunque a regalarci una buona lettura.

 Gray gli prese la mano e lo attirò a sé, sopraffatto da un sentimento di tenerezza nuovo e delicato. Desiderò baciargli le labbra fredde e assaporare il calore che si celava al loro interno. Le parole “ti amo” cercarono di sfuggirgli di bocca.

 

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Sara

Kureha

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