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Recensione: “La concubina del vichingo” di Michelle Styles

TITOLO: La concubina del vichingo.

AUTORE: Michelle Styles

GENERE: Romanzo Storico d’amore

EDITORE: HarperCollins Italia

COLLANA: I Grandi romanzi storici

DATA DI PUBBLICAZIONE: 10 Giugno 2021

Inghilterra, 876
Finalmente Brand Bjornson ha ottenuto ciò che ha sempre sognato: un pezzo di terra tutto suo nel quale trascorrere il resto della vita. Ma quando arriva al maniero della Northumbria che gli è stato assegnato dal sovrano come premio per aver domato una rivolta, trova una sorpresa: Edith di Breckon, la castellana, non è fuggita insieme ai ribelli che sostenevano il defunto marito e ha continuato ad amministrare le terre che le appartenevano. Affascinato da tanto coraggio, Brand le offre la possibilità di restare, a patto che accetti di diventare la sua concubina per un anno. E la giovane vedova, combattuta fra la volontà di non perdere l’onore e la segreta attrazione per il nuovo signore, si ritrova a dover scegliere tra due alternative che paiono altrettanto impossibili.

 

Cosa succede quando un sanguinario guerriero vichingo, dalla pessima reputazione e dall’aspetto minaccioso ottiene le terre dei cospiratori che ha ucciso come ricompensa dal suo signore?

E cosa accade se tali possedimenti sono ancora occupati dalla signora di quelle terre, vedova del capo della cospirazione, donna indomita e astuta, del tutto devota alla causa del suo popolo nonostante gli abusi subiti dal defunto marito?

L’incontro di queste due anime, che sono la perfetta incarnazione dell’idea preconcetta che i loro ruoli generano in noi lettori, è la scintilla che accende questo romanzo, in cui scopriremo come spesso ci si inganna sugli altri e che i pregiudizi non sempre sono fondati.

Una vicenda epica che si svolge su uno sfondo storicamente ricco di dettagli e con una ricostruzione fedele degli usi e dei costumi di quelle lontane epoche.

I protagonisti sono ben caratterizzati, la temperatura sale a ogni loro incontro e non manca l’avventura e gli intrighi a speziare un po’ il tutto.

Un romanzo ben fatto, direte Fenici, eppure c’è un grosso “ma” che, a mio avviso, vi aleggia sopra.

Sì, perché, per quanto tutto sembri ben costruito, non riesco a sentire una scossa reale dentro. Forse il tema un po’ trito e ritrito, forse il bisogno di uno scontro più autentico e meno declinato solo nel verbo amare?

Non lo so, mi sembra che manchi una vera complessità caratteriale dei personaggi fatta di pensieri, emozioni e contraddizioni. È come se all’improvviso tutto venisse avvelenato dal rosa dell’amore e della bontà.

In fin dei conti, da un vichingo con un passato di scorrerie e avventure incredibili ci si aspetta qualche fiammata emotiva in più e non il mero atteggiamento di un pensionato che si gode la magione in campagna. Inoltre, le premesse sulla bella signora del castello avrebbero preteso qualche scaramuccia in più, qualche piatto lanciato, qualche litigata da teneri e combattuti amanti, per non parlare della concubina dell’ex sovrano nonché cugina della signora del palazzo, che sembra dover diventare un osso duro e, invece di assumere il ruolo della bella e st****a, alterna comportamenti sconclusionati con guizzi di superbia e antipatia sine causa, apparendo al più incomprensibile.

Insomma mie Fenici, le cose sarebbero state un po’ più audaci senza l’intervento del buon Cupido, un precedente matrimonio andato male e il desiderio di far trionfare l’amore a tutti i costi.

Ciò posto, mie care, non mi sento di stroncare del tutto questo romanzo che, comunque sia, si è rivelato una piacevole lettura, scorrevole e gradevole.

 

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Sara

Kureha

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