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Recensione: “La città Invisibile” Monika Peetz

«Questa ragazza ha troppa fantasia…» è il solito, lamentoso ritornello che Lena sente a casa della zia Sonja, dove vive insieme alle due cuginette, e dove si sente una perfetta estranea. La sua migliore amica, Bobbie, sostiene che sia così per tutte le quindicenni, ma Lena sa che per lei è diverso. C’è una ferita nel suo passato che non si rimargina. Aveva solo quattro anni quando i suoi genitori sono morti in un incidente e ogni suo tentativo di sapere qualcosa di più su di loro si infrange contro un muro di silenzio. La zia non vuole raccontarle niente e tutto quello che Lena ha della sua infanzia è una foto di loro tre, felici, sul divano di casa. Poi, un giorno, rovistando in un vecchio scatolone, Lena trova dei ricordi di famiglia, libri, giocattoli e soprattutto un orologio ottagonale, nuovo fiammante, sul quale è incisa una data antecedente alla sua nascita e il suo nome. Dunque c’era una Lena prima di lei nella vita dei suoi? Che cosa nasconde quell’orologio dallo strano quadrante che ripete i numeri da zero a nove? E perché subito dopo che lo ha indossato Lena incontra un affascinante ragazzo dagli occhi di colore diverso che sembra sapere molte cose sul suo conto? È solo l’inizio di un’incredibile avventura che catapulterà Lena in un mondo segreto e misterioso, quello della Città invisibile, in cui dovrà capire di chi può fidarsi davvero e dove forse potrà trovare le risposte che cerca sul suo passato.
Un romanzo potente e visionario, con una protagonista che rimane a lungo nel cuore dei lettori. Una storia intensa che pone una domanda inquietante: che prezzo sei disposto a pagare per cambiare il tuo passato?

Salve a tutte fenicette!
Oggi vorrei parlarvi di un romanzo che mi ha colpito in modo positivo per svolgimento e costruzione della trama, pur non rivestendo in pieno una novità nella scelta dei soggetti e delle argomentazioni.
Lena è una ragazza nel pieno dell’adolescenza che ama due cose: la palla a mano e Jonas, un ragazzo con il quale ha condiviso tutte le sue fasi di crescita e per il quale crede di provare un forte sentimento. Entrambe le cose che ama, sono concatenate tra loro e quando la sua mamma adottiva, che è anche sua zia, minaccia di portargliele via per spingerla ad impegnarsi seriamente nello studio, Lena sente fortemente il desiderio di evadere da quell’esistenza, che l’ha privata dell’amore dei suoi genitori.
Rimasta orfana da piccola a causa di un grave incidente stradale, viene presa in casa da sua zia. Nel corso della sua crescita, viene tenuta all’oscuro da tutto ciò che riguarda la sua famiglia d’origine. A niente sono valse le tante domande fatte a Sonja per scoprire qualcosa sulla sua mamma e sul suo papà: “meglio non sapere”; così la sua mamma/zia le diceva continuamente. Nel momento in cui, in un giorno dove le cose sembravano girare peggio di altri, Lena scopre, nel deposito dove tenevano le cose della sua vecchia vita, uno strano cronografo, finalmente alcuni pezzi del suo passato sembrano trovare una collocazione. Aiutata dalla sua migliore amica, Bobby, riesce a scoprire il nesso dell’oggetto con la sparizione dei suoi, sino ad arrivare a scoprire che la morte della sua famiglia aveva tutto fuor che una motivazione casuale. A convincerla della cosa sarà anche l’apparizione straordinaria di un ragazzo, Dante, che la trasporterà in quella che scoprirà chiamarsi “La Città invisibile”: un luogo nel quale le persone, vivendo al di fuori del tempo e dello spazio, controllano e gestiscono la vita degli uomini in tutte le fasi temporali. Lena scoprirà di far parte in maniera marginale di tutto questo, di avere un’altra famiglia e il perché, la notte del tragico incidente dei suoi genitori, avvenne il disastro. Una storia tragica e commovente, che ci porterà al di là della normale percezione della nostra dimensione . Una corsa contro il tempo e le sue fatalità.
Il romanzo, sin dalle prime pagine, mi ha intrigato e coinvolto. I personaggi di Lena e di Dante, sono come un Romeo e una Giulietta, al di là del tempo e dello spazio. Lei presa dalle sue tematiche esistenziali, aggravate dalla sua mancanza di collocazione sociale, data dal suo stato di orfana e ignara delle sue origini, lui alla ricerca di quell’umanità, negata dal suo stato di guardiano del tempo. L’una in possesso della metà mancante dell’altro. Nello sfondo la quotidianità di Lena, all’inizio tanto detestata, viene invece vista alla fine come l’unica sua possibilità di essere felice e desiderata sopra ogni cosa. La nostra protagonista imparerà a rispettare le necessità del prossimo e a tutelare l’esistenza altrui, capendo che la propria felicità non può essere raggiunta a discapito della vita degli altri; così quando cercherà di evitare l’incidente dei suoi genitori, riuscendo a causare invece la morte della sua migliore amica, capirà l’importanza di vivere la sua vita reale, con le persone che hanno guadagnato il suo affetto nel corso degli anni. Grazie a Dante infatti, le cose torneranno a posto, portando con sé la dolcezza di un fugace incontro con la sua mamma e con il suo papà. I sentimenti che credeva provare per Jonas, non hanno invece una chiusura, lasciando un’altra tematica da gestire al lettore, privato di un vero e proprio finale.
La trama, di per sé, non porta eccessive originalità, ricalcando quelle tematiche già sviscerate da diversi autori, nelle casistiche più differenti: come i viaggi spazio-temporali con relativi paradossi, le morali sul bene superiore, le società distopiche nelle quali i sentimenti venivano allontanati e banditi, il genere umano considerato imperfetto e quasi infetto; ma il modo nel quale è stata proposta, con quei flash-back legati al passaggio delle epoche, che l’hanno rivestita di novità, la espone in maniera fresca ed accattivante. Questo è il caso di dire che non è tanto l’argomento che fa la differenza nella storia, ma come lo si racconta. Mi sono molto piaciute anche le cartine particolari all’inizio del libro, nelle quali veniva descritta la struttura della città. Avrei dato più spazio alla parte grafica, che avrebbe sopperito un po’ al mancato sviluppo di quelle argomentazioni. Un po’ di meno ho gradito il finale sospeso, che chiamarlo aperto è un eufemismo. Bene tutto quindi ma un “ni” alla chiusura.
Consiglio questo libro dagli undici anni in su.
Arrivederci a presto fenicette e buona lettura.

 

ladykira

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