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Recensione: “La casa tonda” di Louise Erdrich

Titolo: La casa tonda

Autrice: Louise Erdrich

Genere: Narrativa

Editore: Feltrinelli

Pagine: 384

Data di uscita: Luglio 2013

1988. La comunità di una riserva indiana nel North Dakota è scossa da un crimine di un’efferatezza inedita per quei luoghi. La moglie del giudice Coutts, Geraldine, che ha subìto l’aggressione, si è chiusa nel silenzio ed è caduta in una profonda depressione. Se è viva, lo deve alla propria presenza di spirito: ha approfittato di un momento di distrazione dell’assalitore ed è fuggita in automobile. Sembra che dopo averle usato violenza l’uomo abbia tentato addirittura di bruciarla viva cospargendola di benzina. “Sembra”, perché la faccenda presenta molti lati oscuri e perché la vittima si rifiuta di parlarne. Assistito dalle due polizie che operano all’interno della riserva, quella indiana e quella americana, Coutts inizia a indagare. Ma Coutts non è un giudice d’assalto, il suo lavoro si è sempre limitato a liti tra vicini, furtarelli, piccole truffe, ubriachezza, un po’ di droga. Toccherà al figlio tredicenne Joe intervenire per cercare di far luce sulla vicenda. Un grande romanzo di misteri e analisi sociale.

Chi ama e vuole conoscere tutto ciò che circonda la cultura dei nativi d’America può imparare moltissimo da questo libro, non solo per quanto riguarda il folclore e l’insieme di riti e tradizioni ma, soprattutto, per ciò che concerne la realtà della vita in una riserva, che gravita fra leggi poco attendibili e povertà.

Il libro narra la storia di Joe che, a tredici anni, vede il suo mondo capovolgersi dopo la scoperta dello stupro e il tentato omicidio della madre, da parte di uno sconosciuto: in un giorno come tanti, la giovane donna esce per andare a lavoro e torna a casa molto in ritardo per i suoi canoni e, poco tempo dopo, Joe e suo padre la trovano seduta in auto in stato di shock, sanguinante e bagnata di benzina.

Geraldine, la madre di Joe, in tutta questa tragedia è ancora stata fortunata, perché è riuscita a scappare proprio quando il suo aggressore si è allontanato per prendere un accendino, altrimenti l’avrebbe bruciata viva. Il fatto avviene nella famosa “casa tonda”, costruita dai primi abitanti della riserva come luogo di culto, danze e riti. L’aggressore non ha scelto a caso quella zona: infatti, questa si trova in un appezzamento di terra isolato in cui sono presenti giurisdizioni diverse e le leggi cambiano di conseguenza, creando molta confusione, cosa che non aiuta le indagini.

Le norme giuridiche nelle riserve sono poco chiare e i confini fra la legge tribale e americana son screziati dall’incertezza. Una statistica del 2010 sostiene che una donna indiana su tre verrà stuprata nell’arco della sua vita e il dato è sicuramente più alto se si considera anche chi non denuncia, vista la quantità di casi che vengono archiviati senza nessun colpevole, soprattutto se si tratta di uomini bianchi.

La madre del nostro protagonista è fortunata, perché il marito è un importante giudice tribale e il suo caso non potrà essere archiviato immediatamente per mancanza di prove. A complicare la situazione si aggiunge il fatto che la poveretta, almeno nelle prime settimane dopo l’accaduto, soffre di amnesia.

Questa sarà una storia forte che terrà il lettore con l’interesse alto fino all’ultima pagina, fra indagini in bicicletta, riti e storie antiche. Insomma, una realtà nuda e cruda della vita nella riserva da cui si avrà la possibilità di imparare molto.

Io personalmente sono un’amante di tutto ciò che è vecchio West, la cultura dei nativi americani mi affascina fin da piccina, perciò crescendo mi sono documentata e ho compreso che la sofferenza ha contaminato sempre più la vita dei pellerossa di quest’ultimo secolo. Le leggi non tutelano i nativi ma li degradano e l’ingiustizia regna sovrana nella loro vita, cancellando i secoli di gloria dei loro antenati.

Un libro che ci tocca il cuore e ci racconta come troppo spesso le vittime di stupro vengano lasciate sole, mentre i loro aggressori la passino liscia: questa realtà è ben presente anche nel nostro paese purtroppo.

La vendetta e l’odio dei protagonisti risultano così reali da trasmetterli a chi legge queste pagine; l’autrice ci regala sprazzi di casi realmente avvenuti e leggi realmente esistite e ci apre un mondo che non spesso esce dalle riserve.

Un racconto dai toni duri e forti con resoconti affascinanti; i colpi di scena ci terranno con il fiato sospeso per conoscere l’esito, che per fortuna l’autrice ci svela sempre.

Una storia narrata in prima persona dal protagonista ora adulto che, raccontandoci la sua infanzia, torna a quell’estate del 1988. Ci insegnerà che la vendetta non sempre ha bisogno del nostro aiuto per compiersi e che ogni azione nella nostra vita ha delle ripercussioni, buone o cattive che siano.

La straordinaria verità di un evento può cambiare le vite di tutte le persone che l’hanno vissuto un dolore che fa crescere troppo in fretta.

Se cercate un libro che racchiude cultura, spensieratezza, crescita, amicizia, amore e odio La casa tonda fa per voi.

 

 

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Titolo: La casa tonda Autrice: Louise Erdrich Genere: Narrativa Editore: Feltrinelli Pagine: 384 Data di uscita: Luglio 2013 1988. La comunità di una riserva indiana nel North Dakota è scossa da un crimine di un’efferatezza inedita per quei luoghi. La moglie del giudice Coutts, Geraldine, che ha subìto l’aggressione, si è chiusa nel silenzio ed è caduta in una profonda depressione. Se è viva, lo deve alla propria presenza di spirito: ha approfittato di un momento di distrazione dell’assalitore ed è fuggita in automobile. Sembra che dopo averle usato violenza l’uomo abbia tentato addirittura di bruciarla viva cospargendola di benzina. “Sembra”,…

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Daniela Pullini

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