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Recensione: “La casa di Vetro” di Suki Fleet

Titolo: La casa di vetro

Autrice: Suki Fleet

Genere: Narrativa Gay

Self Publishing

Data di pubblicazione: 30 settembre 2021

 

A 17 anni Sasha si sente un po’ smarrito e molto solo. Desidera ardentemente amicizia ma le sue tendenze autodistruttive gli creano problemi e allontanano da lui le persone. Tutti i giorni raccoglie vetro per le sculture che realizza e ogni giorno si sente morire dentro un po’ di più. Fino a quando non incontra Thomas.
Thomas è timido ma sicuro di sé, in un modo che Sasha non riesce pienamente a capire. La sua missione è dimostrargli che tutti meritano di essere amati e non si arrende nemmeno quando quest’ultimo lo ferisce. La loro amicizia diventa più di quanto Sasha abbia mai creduto possibile. E quando si ritrova costretto a fare i conti con il suo passato, comprende che accettare di essere degno dell’amore che Thomas gli offre è l’unica maniera per annientare l’oscurità.

 

Un romanzo dolcissimo, un MM adolescenziale (e come tale anche molto casto) che si basa sulle prime esperienze di ragazzi che scoprono non solo la propria identità ma anche la sessualità, e allo stesso tempo la vulnerabilità che accompagnano sentimenti così forti come il primo amore.

I protagonisti sono due portenti di caratterizzazione. Sasha così fragile da desiderare lui stesso di frantumarsi. Ha sofferto molto, è stato abusato e privato di affetto. Vive una adolescenza molto difficile, senza nessuno che lo veda, lo ascolti, lo capisca. Nel momento in cui lascia avvicinare il suo primo amico inizia a scoprire molte emozioni, dalla fiducia alla consolazione, dal potersi confidare, all’amicizia, alla tenerezza, al potersi affidare a qualcuno. Una serie di benesseri emotivi legati al fatto di sentirsi amato che gli permettono di aprirsi per la prima volta a qualcosa di bello e positivo.

 

“Stai bene?” domandò lui.

“Sì,” dissi a malincuore. Sapevo di non sembrare molto convincente. “Voleva sapere perché avevo saltato le lezioni questo pomeriggio.” Mi fermai, un peso oscuro cresceva in me, opprimente per il modo in cui lei mi aveva guardato – per il modo in cui tutti mi guardavano – semplicemente in attesa che facessi un casino. “non sono qualcuno che dovresti frequentare, sai.”

Dicevo sul serio. Thomas era uno degli studenti migliori. Prendeva ottimi voti. Era destinato a una vita normale: avere amici che giravano per casa sua e non lo insultavano, un buon lavoro dove i colleghi gli avrebbero detto di quanto fantastico come artista fosse anziché chiedergli che tipo di lavoro aveva detto di fare; una famiglia sorridente e felice attorno a lui. Cazzo, lui aveva una vita normale già adesso!

“Io voglio frequentarti. So in che cosa mi sto cacciando,” sussurrò gentile lui.

Sentii un groppo alla gola, perché io non ne avevo assolutamente idea. Unii le sopracciglia e premetti il viso contro il cuscino per alleviare la pressione dentro gli occhi. Che cosa mi stava succedendo? Io non piangevo al cazzo del telefono. O qualunque altra volta c’era in giro qualcuno. Ma non riuscivo a mettere giù quello stupido oggetto. Volevo sentire la voce di Thomas. Forse ne avevo persino bisogno.

“Sono una cazzo di persona orribile,” gracchiai in risposta.

Disprezzavo davvero le persone che provavano pena per se stesse. Ma era la verità. Non avevo qualità che potessero redimermi. Ero una cazzo di brutta persona.

Non voleva dire che volessi essere in quel modo, però. E odiavo me stesso ancora di più perché anche se non volevo esserlo, semplicemente lo ero.

“No, non lo sei.” Riuscivo a sentire un fruscio come se lui stesse scuotendo la testa vigorosamente. “E un giorno ti dimostrerò quanto completamente tu ti stia sbagliando. Vedrai, va bene? Un giorno, Sasha, tu lo vedrai.”

(Tratto dal libro)

 

Anche Thomas ha alcune insicurezze personali legate al fisico imperfetto e a genitori assenti; ha però almeno l’affetto della nonna, molto amorevole e materna. Riesce ad accogliere in questo piccolo abbraccio familiare anche l’amico. A causa di una piccola invalidità, ritiene di non essere all’altezza di Sasha; nonostante questo trova il modo di sostenerlo nei momenti di debolezza e riesce a essere forte per lui.

Anche se Sasha ha una facciata di cattivo ragazzo, estroverso, anticonformista e ribelle, in realtà già dal primo momento mostra una fragilità che riversa su di lui, in modo che possa avvicinarsi ed entrare in sintonia, in un rapporto che si fa sempre più viscerale, tenero, affettuoso.

 

È uno di quei libri tenerissimi e commoventi che si vorrebbe rileggere più volte, come ormai Suki Fleet ci ha abituato ad aspettarci. Superconsigliato.

 

 

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Daniela Pullini

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