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Recensione: Kadaver (2020)

Kadaver

Progetto grafico a cura di Maria Grazia

Paese di produzione: Norvegia

Anno di uscita: 2020

Titolo originale: Kadaver

Genere: Thriller

Durata: 86 minuti

Regia: Jarand Herdal

Cast: Gitte Witt, Thomas Gullestad, Thorbjǿrn Harr.

Trama: In piena carestia post apocalittica, uno spettacolo in hotel attira la folla con il cibo… ma una famiglia scopre che il prezzo da pagare non è solo quello del biglietto (Fonte NETFLIX)

Ciao a tutti, film lovers!

Io cerco semplicemente di combattere come fanno tutti gli altri e di rimanere vivo in un mondo che non ti vuole vivo.” (Marilyn Manson)

Se Marilyn Manson sapesse che ho associato una sua affermazione a un pessimo thriller norvegese di serie C, probabilmente mi sputerebbe in faccia e non potrei dargli torto.

Chi mi conosce sa che ho predilezione per le produzioni del Nord ed Est Europa soprattutto polacche, ungheresi, bulgare, scandinave, per quelle australiane e neozelandesi e – last but not least – quelle turche.

Che posso farci, è più forte di me! Mi piace scovare quei film e serie TV che gran parte della gente non guarderebbe mai solo per partito preso, guardando me con sospetto come se fossi discesa dal pianeta Krinar dei romanzi di Anna Zaires.

Io invece ci sguazzo come lo scorfano nel cacciucco… certo, a volte mi va bene e trovo delle piccole perle, altre volte delle cagate assurde come Kadaver.

Kadaver

La storia sembra la brutta copia di un episodio della serie Alfred Hitchcock presenta… vi ricordate quelle pillole di ansia a lento rilascio il cui epilogo vi catapultava nel baratro dell’incubo per tutta la notte? Ecco… questo film ha le stesse ambizioni ma il risultato finale è un thriller… senza thriller.

Quindi non succede nulla? Altroché!

Ne succedono di tutti i colori… peccato che siano colori con l’anima Pollock ma con l’aspetto sbiadito, buttati a caso su una lastra di vetro, su cui qualcuno ha pisciato sopra prima che potessero asciugarsi.

Bene, passiamo a qualche accenno di trama.

Ci troviamo in un indefinito scenario post apocalittico dove domina la carestia; un bel giorno si intravede una luce in lontananza che illumina il teatro dell’ignota cittadina in cui si svolge la vicenda. Viene annunciata a gran voce l’inaugurazione di uno spettacolo… gli spettatori dapprima accolti con una succulenta cena, ricevono in seguito delle maschere d’oro.

Kadaver

Lo spettacolo può iniziare… da questo momento preparatevi a un’incommensurabile rottura di co***

Di per sé lo scopo del film poteva anche aprire la porta a un quesito importante dell’esistenza umana: fin dove sareste disposti a spingervi pur di sopravvivere?  Tale è lo scopo del teatrino messo in piedi da Mathias, il burattinaio della situazione.

Kadaver

L’uomo pone ciascun individuo di fronte alle proprie debolezze e a due sole opzioni: salvarsi la vita o finire la propria esistenza nell’inedia. Com’è mai possibile che lui sia l’unico in grado di provvedere ai bisogni del gruppo? Perché il teatro è l’unico punto su cui il sole splende sempre?

Ovviamente non ve lo dirò… lo scoprirete solo guardando il film.

Se ne sconsiglia la visione a un pubblico delicato di stomaco. Nel caso armatevi di un antiacido, vi aiuterà… forse. potete farvi un’idea dando un’occhiata al trailer di Kadaver qui.

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Serena Oro

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