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Recensione: Jinn -Stagione 1-

Netflix ci presenta Jinn,  questa serie particolare , paranormale ambientata in Giordania. L’ha vista e recensita per noi Mari Riss. Qui il trailer.

jinn

Progetto a cura di Marina Alesse

Ciao a tutti, amanti delle serie TV!

Si dice che da quando gli uomini cacciarono i JINN, essi stiano tentando di tornare nel nostro mondo. Nel tempo, molti JINN sono riusciti a comunicare con le persone. Ma allo stesso tempo, ce ne sono tanti che vogliono distruggere il mondo degli uomini.

Prosegue il nostro viaggio nel mondo del paranormale con una nuova tappa: la Giordania. La storia si svolge in gran parte nel magnifico sito archeologico di Petra, nelle cui grotte si narra vivano i JINN, spiritelli che si materializzano prendendo possesso di una forma mortale solo se invocati dagli esseri umani.Jinn- Prima Stagione-Imm.1

Alcuni di questi spiriti sono buoni, ma la maggior parte di essi sono malvagi e rispondono alle invocazioni di chi si sente oppresso e ha un motivo per nutrire dell’odio verso chi gli sta facendo del male.

I JINN vivono in una bellissima grotta che sembra un grande teschio… un’immagine incredibilmente suggestiva.Jinn-Prima Stagione-Imm.2

Durante una gita scolastica, un gruppo di ragazzi sfugge al controllo della professoressa e organizza una piccola festa a base di erba e alcol in prossimità della grotta-teschio. Ma un evento occorso tra i ragazzi durante il giorno libererà un JINN malvagio…

Gli eventi che ne seguiranno accenderanno la curiosità di Mira cui spetterà il compito di capire chi sia tale spirito cattivo.Jinn-Prima Stagione- Imm.3

Ah, che delusione! Quando ho visto sul catalogo Netflix questa nuova serie mi si sono illuminati gli occhi. Poi ho scoperto l’ambientazione e mi sono messa a ballare come Re Julien quando canta Mi piace se ti muovi.

Petra è infatti nella mia personale lista dei posti che devo assolutamente visitare; unisci atmosfere magiche a un passaggio spettacolare e ti aspetti, non dico un capolavoro, ma quanto meno una storia che lasci col fiato sospeso.

E invece no!

Dopo le prime due puntate, partite col botto, mi aspettavo un’impennata di eventi. La storia invece di punto in bianco si affloscia scadendo nel déjà-vu. Avete presente quella sensazione che vi porta a dire: Ma dai, stai a vedere che mo’ quello fa così… e poi succede?

Ecco!

Lo stesso finale, pur offrendo un cliffhanger all’americana, non mi ha lasciato a bocca aperta come mi sarei attesa.Jinn-Prima Stagione-Imm.4

La fiction è stata mal digerita da una parte della classe politica giordana perché mostra usi, costumi e un linguaggio ritenuti troppo occidentali. Senza dubbio, quello della produzione è stato un atto di coraggio mosso dal desiderio di rivolgersi a un pubblico più ampio, non certo da quello di scandalizzare. D’altra parte, non possiamo sorprenderci della reazione avuta dalla frangia più ortodossa del paese.

Per quanto mi riguarda, ho trovato un po’ strano l’inserimento di intere frasi in lingua inglese all’interno dei dialoghi in lingua araba. Anche gli sms che si scambiano i ragazzi sono tutti scritti in inglese. Scelta stilistica? Desiderio di rendere il prodotto più appetibile al pubblico occidentale? Non mi è chiaro e sinceramente mi è sembrato anche abbastanza inutile.

Inoltre, non è adeguatamente contestualizzata la leggenda dei JINN; le informazioni su tali spiritelli sono buttate un po’ alla rinfusa e senza un adeguato criterio. Certo, i protagonisti sono dei ragazzi del liceo e un po’ di confusione nella loro testa è normale di fronte a fenomeni che sfidano il buonsenso. Mi sa però che c’è stata un po’ di confusione anche tra gli sceneggiatori.

Risultato: un rocambolesco guazzabuglio di eventi troppo poco sviluppati e portati a termine con troppa velocità.

Come anticipato, il finale resta aperto. Tuttavia, al momento non ci sono conferme circa un rinnovo per una seconda stagione né comunicazioni di un’eventuale cancellazione.

Il mio vuole essere un voto di incoraggiamento per la splendida fotografia – beh, siamo a Petra e si vince un po’ facile ma va bene così – e per il tentativo di integrazione tra mito vernacolare e sceneggiatura moderna, ma c’è da lavorare.

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Fulvia Elia

Fulvia Elia

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