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Recensione: “Io sono la bestia” di Andrea Donaera

TITOLO: Io sono la bestia

AUTORE: Andrea Donaera

GENERE: Narrativa

EDITORE: NN edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 Settembre 2019

Mimì è folle di dolore: il figlio Michele, quindici anni, si è tolto la vita. Si dice che sia colpa di Nicole, la compagna di scuola, che ha rifiutato ridendo il suo regalo, un quaderno di poesie.Mimì non è un padre come gli altri. È un boss della Sacra, e per quel gesto vuole vendetta: così prende Nicole e la rinchiude in una casa sperduta nella campagna salentina. Il guardiano della casa, Veli, rivede in Nicole la ragazza che ama: Arianna, la figlia maggiore di Mimì. Anche Arianna ama Veli. O forse lo amava, prima che la morte del fratello bruciasse tutto e tutti come un incendio. Tra Veli e Nicole fiorisce un legame fatto di racconti e silenzi, ma anche di sfida e ferocia.In una narrazione a più voci, animata da una lingua che impasta prosa, poesia e musica, Io sono la bestia racconta storie d’amore anomale, brutali, interrotte. Ma Andrea Donaera racconta soprattutto un destino di violenza scolpito nella pietra del linguaggio, che esplode travolgendo l’innocenza di personaggi e luoghi.

 

Confinati in una prigionia che non sembra avere fine, Veli e Nicole si scoprono e danno vita a un racconto corale e drammatico sullo sfondo di una Puglia brulla e arida, senza via di scampo.

Nicole è finita lì perché colpevole di aver deriso Michele che, al primo sguardo, sembra solo un ragazzino debole, volato dal settimo piano con la sua esigenza di morte per lavare la vergogna, ma che, in realtà, è il figlio di Mimì, un boss della Sacra Corona Unita.

Mimì, disperato per la morte del figlio, ha cercato vendetta, confinando Nicole tra quattro mura in compagnia di Veli, altro prigioniero, fidanzato della figlia del boss, Arianna.

Da questo rapporto tra Veli e Nicole scaturisce la potenza magmatica della scrittura di Donaera: frasi che si mescolano con le assonanze dialettali e che rendono la scrittura fluida e potente, per una storia che è brutalità, è scempio dei sentimenti.

La prosa è feroce, affilata, scorre dritta al punto, nel centro del buio di una storia di disvalori e di crudeltà dove, però, la forza del bene crea crepe, si fa strada.

L’ambientazione è arida, senza il mare della Puglia, senza la delicatezza dell’aria estiva: ci sono case di mattoni millenarie che si sgretolano sotto al peso dei ricordi e del tempo, sterpi, aree desertiche. Tutto questo a sottolineare la crudeltà degli eventi e la loro assenza di emozioni positive.

La scrittura ha volutamente delle risonanze teatrali che rendono il romanzo ancora più ritmato e pungente, l’impianto della struttura è circolare e volutamente aperto nel finale: siamo noi lettori a costruirci la storia, a capire come andrà a finire.

Io sono la bestia è magicamente oscuro, insegna non poche cose ma, soprattutto, una: la forza e l’ineluttabilità del karma, perché tutto, tutto il male e il bene, alla fine, torna sempre indietro.

 

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Sara

Kureha

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