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Recensione: “Il tempo materiale” di Giorgio Vasta

Titolo: Il Tempo materiale
Autore: Giorgio Vasta
Editrice: Minimum Fax
Genere: Narrativa contemporanea
Data di pubblicazione: 11 aprile 2012

Il 1978 come il primo e l’ultimo degli anni. In una Palermo selvaggia, immobile, quasi preistorica, tre ragazzini colmi di desiderio e ideologia si affacciano al mondo per la prima volta. E da Palermo sentono il vento di Roma nell’annus horribilis della Repubblica: le Brigate Rosse e il caso Moro. E, nauseati dalla vita di provincia e dal provincialismo senza redenzione dell’Italia, fondano un loro gruppo terrorista. Ribattezzatisi con i nomi di battaglia di Nimbo, Volo e Raggio, questi ragazzi si ritroveranno a progettare attentati in uno stato disperatamente lucido. E passeranno all’azione, generando caos e violenza, prima nella scuola, poi in tutta Palermo. Ma Nimbo (l’io narrante) scopre che tutti i nodi che non riescono a venire al pettine sono riassunti nell’irriducibile figura di una compagna di scuola: la ragazzina che lui sente di amare e che ribattezza “bambina creola”. Un romanzo intenso e lacerante, capace di fotografare un intero paese nel momento in cui perde definitivamente l’innocenza, passando dall’innocuo

I bambini sono considerati incolpevoli e, per questo, invisibili di fronte alle efferatezze. Da questo assunto viene concepita la lotta per Nimbo, Raggio e Volo: tre bambini di undici anni che, però, non hanno nessun aspetto infantile e, anzi, formano il Nucleo Osceno Italiano (NOI), una cellula terroristica ispirata alle Brigate Rosse (il romanzo è ambientato all’epoca del sequestro Moro, anno 1978). Partendo da piccoli atti incendiari, arrivano a concepire e, poi, a eseguire il peggiore dei delitti, l’omicidio di un compagno di classe, il più isolato, il più sacrificabile, tale Morana.

Di questo romanzo, mi rimarrà nelle ossa la compostezza di fronte alla tragedia: bambini militanti (sembra assurdo, eppure così realistico in queste pagine) e assassini, che operano e hanno la vocazione per il Male, un male assoluto, concepito e tradotto in realtà da menti che avrebbero dovuto essere innocenti e che, quindi, trasformano questa colpa in una sorta di peccato originale, di colpa più grande, ancestrale.

E sicuramente mi rimarrà impresso lo stile che io definirei come una lente di ingrandimento che prende il reale e lo dilata, ingigantendone pregi e difetti. Vasta dimostra un’abilità descrittiva e narrativa che, sinceramente, non ho mai trovato in altri autori: una capacità di utilizzo del linguaggio che travalica i confini di ciò che è già stato detto e scritto. Quello che l’autore dona ai lettori è qualcosa di unico, un’impresa che non solo si fonda sul linguaggio, ma che del linguaggio parla e che di linguaggio trabocca. I tre bambini, infatti, inventano un linguaggio – l’alfamuto – e, poi, studiano il codice linguistico delle Brigate Rosse ispirandovisi e trasformando quello stesso stile, lo stile militante, secondo le derive della propria lotta, una lotta contro le istituzioni scolastiche, contro un’Italietta fatta di dialetti e di programmi tv.

L’ambientazione si discosta da quello che ci si aspetterebbe: Vasta sceglie Palermo, una città completamente estranea alle lotte degli anni di piombo, che vive solo da lontano, eppure Palermo, con la sua provincialità, con la sua sorprendente arretratezza diventa l’orizzonte perfetto dove inscenare una battaglia fuori da ogni legge ma non fuori da ogni regola anzi, dotata di regole rigide e di parole perfette, parole che sono vere e proprie condanne a morte.

La morte di Morana, il compagno sciocco, un po’ sporco e di estrazione povera, per mano dei tre bambini è l’obiettivo inseguito fin dall’inizio: colpire il più debole partendo da un presupposto che vede tutti colpevoli, tutti parte di un sistema marcio e dalle fondamenta vuote, prive di senso. Il compagno di classe viene ucciso senza nessuna forma di pietà, con una violenza ideologica più che puramente fisica e viene, poi, restituito al mondo come spazzatura.

L’ingiustizia di questo rapimento-omicidio divora le carni dei tre protagonisti, descritti come magri, nervosi, tesi, crani senza capelli, voragini di dubbi e di colpa.

Il romanzo termina con la catarsi di Nimbo, evidentemente l’anello debole del nucleo, che manda all’aria l’ultimo piano, un altro sequestro, questa volta di una bambina sordomuta, presente nell’immagine dell’undicenne come “la bambina creola”, il suo amore di innocente.

La violenza che permea l’intero racconto trova la sua fine in questo rapporto tenero, in questa salvezza apparente, nell’attesa che la polizia scopra le fila di un piano folle e inconcepibile proprio perché opera di undicenni.

Forse questa catarsi è la parte più debole dell’intero romanzo: da lettrice, avrei preferito che non ci fossero ripensamenti dopo un percorso così lungo, un tempo dilatato di pianificazioni e idee, avrei preferito che tutti e tre i protagonisti finissero la loro vita da “prigionieri politici” come auspicavano loro stessi ma, forse, questo tentativo di rinuncia che esprime l’angoscia della colpa da parte di Nimbo, il narratore, chiude la storia nell’unico modo possibile o, sarebbe meglio dire, sopportabile.

Un romanzo maestoso e lirico, una lettura difficile ma imperdibile, Il tempo materiale annienta e dona speranza e, soprattutto, mostra la brutalità nascosta dietro ogni forma di ideologia.

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Titolo: Il Tempo materiale Autore: Giorgio Vasta Editrice: Minimum Fax Genere: Narrativa contemporanea Data di pubblicazione: 11 aprile 2012 Il 1978 come il primo e l'ultimo degli anni. In una Palermo selvaggia, immobile, quasi preistorica, tre ragazzini colmi di desiderio e ideologia si affacciano al mondo per la prima volta. E da Palermo sentono il vento di Roma nell'annus horribilis della Repubblica: le Brigate Rosse e il caso Moro. E, nauseati dalla vita di provincia e dal provincialismo senza redenzione dell'Italia, fondano un loro gruppo terrorista. Ribattezzatisi con i nomi di battaglia di Nimbo, Volo e Raggio, questi ragazzi si…

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Veronica.Lady Shanna

Veronica.Lady Shanna
Admin Founder Romanticamente Fantasy Sito. Mi piace leggere e grazie a quest'amore ho conosciuto tante splendide persone. Adoro quasi tutti i generi di libri... e anche per quelli che non sono i miei preferiti di solito tendo a non giudicarli prima di averli letti questo per avere una mia opinione personale e non lasciarmi influenzare da quanto sento in giro come commenti e recensioni. Infatti, tendo a prendere quest'ultimi come linee guida non come verità assolute...

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