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Recensione: “I veleni di Tebe” di Claudio Rossi – Serie: Svetonio, un medico nell’Egitto romano #2

 

 

Titolo: I veleni di Tebe

Serie: Svetonio, un medico nell’Egitto romano #2

Autore: Claudio Rossi

Editore: Independently published

Genere: Thriller storico, avventura

Data di pubblicazione: 6 Luglio 2021

Aulo Svetonio è uno scrupoloso medico che nell’anno 106 d.C. presta servizio nella XXII Legione ad Alessandria. A causa di contrasti insanabili con gli ufficiali della corte del Prefetto è costretto ad accettare il trasferimento al presidio di Tebe, nel lontanissimo Alto Egitto. Lo accompagna l’aiutante Onorazio, un giovane egizio perennemente alla ricerca di un’occupazione adatta al suo difficile carattere.
La sonnolenta città di Tebe sembra lontana dalle guerre che affliggono l’impero e dalle cospirazioni di palazzo della corte alessandrina: per il medico potrebbe essere il luogo adatto per crearsi una nuova vita.
Sulla città, oltre alla polvere portata dal vento del deserto, aleggia ancora lo spirito degli antichi faraoni d’Egitto, e si sussurra di leggendari tesori che possono essere conquistati solo con l’astuzia e l’audacia. Sono tesori che nessuno ha mai visto, proprio per questo sembrano più veri e a portata di mano.
Svetonio desidera la serenità di una vita tranquilla, ma anche nella polverosa e rarefatta calura di Tebe si tessono perversi e ambigui intrighi a cui sarà difficile sottrarsi.

 

Care Fenici, prepariamoci a un viaggio nel tempo, lì dove tutto è ancora misterioso, dove Roma caput mundi e dove viaggiare è un’avventura pericolosa.

Questo romanzo ha il profumo del tempo e dell’Egitto, da cui emerge prepotentemente la figura di Svetonio: medico di cui colpisce l’umanità, fragile, spaventato, lucido e razionale, in un quadro in cui l’autore riesce a rendere il suo protagonista multidimensionale e molto realistico.  Suo compagno di sventure è Onorazio, nato a Menfi da un legionario e un’egiziana, un figlio del suo tempo, che nonostante la mente arguta fatica a comprendere la propria strada. In lui ho rivisto un po’ di quei personaggi delle commedie greche, quei servi alquanto marrani, ma alla fine sempre di buon cuore verso il padrone.

Nell’interagire fra i due, si creano le situazioni più divertenti e surreali, ma anche profondamente umane, lì dove il legame si rinsalda e si sfalda in un meraviglioso ritratto di un’ amicizia. I nostri eroi percorreranno il Nilo e in lungo e in largo, passando per rapimenti, solide amicizie, inganni e miserie umane, fino a sventare un intrigo che potrebbe portare alla rivolta del basso Egitto. Una serie di peripezie e di personaggi che risorgono dalle sabbie del tempo, dando a questo lungo romanzo un sapore antico e gradevole, rendendolo fluido e mai scontato.

Sebbene non sia un romanzo breve, I veleni di Tebe ha quel senso rassicurante e gradevole che ho sempre trovato nella migliore narrativa ascrivibile a questo genere. Stando comodamente in poltrona, riesce a trasportare indietro nel passato, percorrendo le vite lontane e affascinanti di uomini e donne vissuti tanti anni fa, sentendo le voci, gli odori e le emozioni di quelle epoche.

Care Fenici, non mi resta che augurarvi un buon viaggio insieme a Svetonio e Onorazio!!!

 

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Sara

Kureha

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