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Recensione: Holiday di Stanley Middleton

 

TITOLO:Holiday

AUTORE: Stanley Middleton 

GENERE: Narrativa contemporanea 

EDITORE: Semlibri 

Data di pubblicazione:24 Giugno 2021

Inghilterra, inizio anni Settanta. Edwin Fisher, un insegnante universitario sulla trentina, è in vacanza in una località balneare dove andava durante l’infanzia, ma il suo non è un soggiorno spensierato. Edwin deve venire a patti con la morte del figlio e il crollo del suo matrimonio con Meg, rimasta sconvolta dopo la tragedia, e preda di furie incontrollabili.
In quei giorni strani e solitari, mentre cerca di capire cosa sia andato storto e trovare un modo per continuare, Edwin scopre che i suoi suoceri stanno soggiornando nella stessa cittadina e sono determinati a sistemare le cose tra lui e Meg. Man mano che il passato e la sua enigmatica moglie si fanno sempre più incombenti, anche una serie di verità mai indagate prima emerge davanti a lui, mutando radicalmente la sua percezione della realtà.
Una storia estremamente sottile, un ritratto della vita di provincia inglese raccontata con tutta l’abilità e la profondità di sentimento di Stanley Middleton. Questo romanzo, che ha vinto il Booker Prize nel 1974 (a pari merito con Nadine Gordimer), definisce Middleton come uno degli scrittori più interessanti del dopoguerra inglese, un autore dalla prosa attenta e meticolosa; non del tutto tenera, non del tutto spietata, ma capace di infilarsi come una lama nel cuore delle situazioni.

 

 

 

Siamo agli inizi degli anni Settanta. Edwin Fisher, un insegnante di trent’anni, va in vacanza nella località balneare che frequentava da piccolo con la sua famiglia. Il suo soggiorno, però, sarà tormentato dalla sua particolare vicenda familiare: dal dolore per la perdita del figlio e dal desiderio di tornare da sua moglie, che allo stesso tempo gli provoca un’incomprensibile repulsione.

Fisher è un uomo pacato, forse, sotto certi aspetti, anche troppo: perdona sempre e volentieri la sua compagna Meg, una donna complicata, cruda, selvatica, vendicativa, irascibile e un tantino squilibrata direi. Una persona, a mio avviso, con un grosso problema di autocontrollo, con una spiccata instabilità psichica e che sfoga indistintamente il suo malessere su ciò che la circonda.

Holiday è la storia di un matrimonio e delle sue conseguenze quando esso è al capolinea. Oppure, è la testimonianza che se si vuole rimediare ai propri errori, un modo lo si può trovare. 

Questo è, appunto, quello che fa Fisher: fruga nel suo passato e ritorna indietro nel tempo, attraverso i ricordi della sua adolescenza, come se volesse, in qualche modo, dare un senso a quello che gli è successo.

Holiday è un libro pacato che non ha grandi momenti di tensione, è riflessivo, privo di suspense e in alcuni punti direi pure noioso, ma racconta una realtà fatta di quotidianità e di personaggi che possono essere i vicini di chiunque di noi. È un romanzo che cerca di dare un senso al dolore e al trauma di una perdita, quando si ha comunque la consapevolezza che non c’è rimedio a questo genere di cose, le si può solo affrontare e cercare di accettarle. Ed è esattamente quello che fa Fisher, con le sue innumerevoli digressioni sulla sua vita, passata e presente.

L’autore ci fornisce un resoconto dettagliato di quello che era la vacanza alla fine degli anni 70: un incontro con una discreta dose di variegata umanità. Ma la cosa più sorprendente di tutto è, a mio avviso, il comportamento del protagonista e il suo sembrare uno spettatore esterno del tempo che gli scorre davanti. È un personaggio sfaccettato, ricco di contraddizioni, ma poco incline a reagire, con convinzione e determinazione, agli eventi della sua vita, che osserva senza prendervi mai effettivamente parte. Quella vita che lui ha deciso di vivere in quel modo, arrivando a scoprire cose che mai avrebbe pensato. 

Un romanzo quieto, placido, introverso, che si legge piano piano.

 

6

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Emanuela

Emanuela

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