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Recensione: Quando Hitler rubò il coniglio rosa di Judith Kerr

Autore: Judith Kerr

Editore: Bur Ragazzi

Genere: Autobiografico

Formato: cartaceo

Pagine: 277

Prezzo: €8,90

Età:dagli 11 anni

La piccola Anna ha 9 anni ed è la componente più piccola di una famiglia di origine ebrea che vive a Berlino composta da Max (12 anni), la loro mamma e il loro papà, noto scrittore che nei suoi articoli critica spesso Hitler; grazie al lavoro del padre, molto apprezzato dai lettori, la famiglia può condurre un alto tenore di vita. Manca una settimana alle elezioni: il papà di Anna riceve una telefonata che lo avvisa che i nazisti, una volta raggiunto il potere, ritireranno i passaporti agli ebrei, consigliandolo di andarsene il più in fretta possibile dalla Germania.

E così fu, il padre parte per la Svizzera, raccomandando ai suoi familiari di non raccontare a nessuno della sua fuga. Pochi giorni dopo anche Anna, Max e la madre si preparano per partire e raggiungerlo: Anna sa che tutto quello che ha in casa verrà spedito nella loro nuovo casa, quindi decide di portare nel suo piccolo bagaglio il giocattolo nuovo ricevuto per Natale, lasciando il suo vecchio peluche a forma di coniglio rosa a cui è molto legata. Durante il viaggio la piccola protagonista, vedendo il nervosismo della madre, capisce che il momento non è positivo, ma vive comunque il viaggio con emozione, vogliosa di conoscere nuove cose e riabbracciare il padre.

Dopo un breve periodo in un bell’albergo la famiglia è costretta a cercare una sistemazione più modesta: il padre fatica a trovare un giornale per cui scrivere per via delle sue idee antinaziste, quindi per un anno Anna, Max e i loro genitori saranno ospiti della famiglia Zwirn; i due bambini, nonostante le differenze e le difficoltà economiche che affiorano, riescono ad ambientarsi bene, visto che a scuola trovano ragazzi che parlano la loro stessa lingua. Lo zio Julius, in visita a Zurigo, avvisa il padre di Anna che su di lui c’è una taglia di 1.000 marchi e che tutti i beni della loro casa di Berlino sono stati confiscati.

Quando riceve questa notizia Anna capisce che non rivedrà più il suo amato coniglio rosa, “rubato” da Hitler, e si rimprovera per aver scelto di portare con se un giocattolo che per lei in realtà non rappresentava alcun ricordo. Il giorno del decimo compleanno della protagonista il padre annuncia che la famiglia si sarebbe trasferita a Parigi: un giornale gli ha comunicato di essere interessato a pubblicare i suoi articoli. La madre si trova già in Francia per sistemare il nuovo appartamento quando i due bambini e il padre iniziano il nuovo viaggio; a Basilea devono cambiare treno e chiedono aiuto ad un facchino, che però li fa salire sul treno sbagliato: per fortuna Anna si accorge che non sono saliti sul mezzo giusto ma il facchino, che probabilmente aveva riconosciuto il padre e voleva intascare la taglia, era già sparito.

Si può essere felici lontani da casa? Anna e la sua famiglia, braccate dai nazisti, hanno dovuto lasciare Berlino e cambiare città più volte. Adattarsi non è facile, ma la cosa più importante è restare insieme.

Un romanzo vero, una lettura quasi d’obbligo per i giovani a partire dalla scuola media, che racconta l’orrore della persecuzione nazista con gli occhi di una bambina. Più spensierato del diario di Anna Frank ma non meno profondo perché tratta temi che sono ancora esistenti nei nostri giorni: l’essere profugo,un senza patria,abbandonare la propria casa,gli amici gli affetti per sfuggire all’odio.

Anna, Max ed i loro genitori si spostano in Europa per sfuggire all’odio razziale contro gli ebrei; in Svizzera, poi a Parigi ed infine in Inghilterra dove resteranno definitivamente; una storia bella perché vera scritta dalla piccola Anna in persona che racconterà con gli occhi dell’infanzia la sofferenza di perdere tutto persino il suo coniglio rosa strappatole da quel mostro di Hitler che uccide deporta e ruba l’infanzia a tanti bambini come lei. Leggeremo attraverso i suoi occhi uno spaccato del 1933 ,conosceremo la mamma ed il papà di Anna, il fratello Max, la nonna Omama, il cugino Otto e tante persone che aiuteranno la famiglia di Anna, parteciperemo al oro dolore quando verranno sapere del suicidio dello zio Julius che ha perso il suo lavoro allo zoo perché nipote di un’ebrea; odieremo la portinaia che chiederà l’affitto un giorno prima perché non si fida degli ebrei.

Saliremo con lei sul battello che la porterà in salvo nella sua futura patria, l’Inghilterra e ci riempirà il cuore pensarla finalmente al sicuro.

La storia di Anna proseguirà nel seguito “La stagione delle bombe”.

..io penso che dobbiamo stare insieme-disse-Non importa dove e come. Non mi importa se è difficile, se non ci sono i soldi, e non mi importa di quella stupida portinaia che stamattina….Insomma purchè restiamo tutti e quattro insieme.”

StaffRFS

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