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Recensione: God Breaker di Luca Tarenzi

God Breaker
di Luca Tarenzi
Salani Editore
320 pagine, 15.90 euro

Gli dei esistono. Camminano in mezzo a noi, vivono dentro e fuori la realtà di tutti i giorni, hanno macchine, uffici, soldi… Ma non tutti. Alcuni stanno morendo, travolti dalla perdita di tutti i loro seguaci; altri combattono una lotta spietata per tenersi il proprio posto nel mondo, usando tutti i loro poteri per conquistarsi l’agiatezza e agire in incognito. Ma un giorno uno di loro, Liathàn, si ritrova coinvolto in una sfida: un ragazzo, giovane e apparentemente potentissimo, è sulle sue tracce, e non si fermerà finché non sarà riuscito ad annientarlo. Chi è questo giovane? Edwin – questo è il nome del ragazzo – mostrerà di essere un nemico estremamente pericoloso, in cerca di una vendetta i cui motivi Liàthan ignora del tutto. Un anno esatto durerà la sfida, e se al termine Liàthan non sarà riuscito a fermare il suo avversario morirà, inesorabilmente e senza che niente possa impedirlo.

Liathan ed Edwin, padre e figlio, un dio e un semidio. La mitologia vanta innumerevoli casi nei quali la progenie semidivina entra in contrasto con il proprio genitore immortale, innescando una serie di eventi destinati a creare le grandi epopee. Liathan non sa neanche di aver avuto un figlio da una storia d’amore con una donna italiana, avuta durante gli anni della seconda guerra mondiale. Dio in terra, legato al vento e agli eventi atmosferici, calca il suolo del pianeta da almeno quattromila anni, creando mano a mano false identità e costruendosi vite che sono destinate a finire, perché lui non può invecchiare nè tantomeno morire. Nei secoli è stato un guerriero incredibile, partecipando ai numerosi e grandi conflitti che gli dèi hanno ordito di era in era, divenendo una vera e propria leggenda. Il suo cattivo carattere, però, e la sua prepotenza hanno fatto sì che tutte le corti divine prendessero, con il tempo, le distanze da lui, a parte i due unici amici che da sempre lo aiutano e lo accompagnano: Siaghal e Naire. A loro volta progenie semi divina o divina, vivono con Liathan i momenti migliori, ma soprattutto peggiori, delle loro eterne esistenze. La noia e la frustrazione dominano nella prima parte del romanzo, loro sono vivi, ma la loro anima sta avvizzendo.
Edwin vive da solo con sua madre. La sua diversità è per tutti evidente e i suoi giorni sono costellati di drammaticità e difficoltà. Sua madre, dall’aria sempre composta e razionale, gli ripete regolarmente quanto lui sia speciale e che suo padre un giorno lo verrà a prendere; i due vivono nella speranza di un uomo che però non esiste, fino a che, un giorno, alla loro porta bussano i nazisti. Von Hackelberg è un dio costruitosi con l’introspezione di uno spirito elementale. Alla ricerca di un modo per elevarsi sugli altri, scopre un giorno l’esistenza di Edwin. Capendo la sua diversità e la sua genìa di livello superiore, uccide brutalmente la madre del ragazzo davanti ai suoi occhi, per poi portarlo via. Opererà quindi su di lui un lavaggio del cervello molto accurato, per far sì che arrivi a fidarsi di lui. Ad un certo punto, però, Edwin sarà aiutato da qualcuno a capire e si risveglierà, cercando la libertà.
Ora per Edwin è il momento della vendetta, la Caccia Selvaggia lo aiuterà e, attraverso l’aiuto dei Patti che stipulerà con dèi ed elementali, arriverà al confronto con suo padre.
Molly è una ragazza sola che ha perso tutto: la sua famiglia, la sua casa e che, arrivata ad Amsterdam, finisce a fare la prostituta nel Wallen, un luogo di nulla, dove ogni individuo si perde nell’anonimato e dove ogni giorno è uguale all’altro. Un giorno Edwin bussa alla sua porta per trovare un po’ di conforto, cambiando completamente la sua esistenza. Sarà lei l’elemento chiave che cambierà il destino dei due immortali, entrandone a far parte, con il suo coraggio, la sua determinazione e la sua voglia di vivere.
Un romanzo surreale, dalle tinte gotiche, dissacrante, crudele e dai toni forti. Gli dèi sono solo vandali o nobili boriosi e spocchiosi. “Intelligenze ordinatrici antichissime. Incatenate in terra per legge di affinità. Dei incarnati”. L’eternità appare come una maledizione che corrode l’anima e deforma i sentimenti. Non vi è più nulla che possa rimanere sacro o che possa essere posto al di sopra degli scopi ultimi che ognuno di loro si prefigge. Persino un’anima nobile come Edwin si corrompe, pur di ottenere la sua agognata vendetta su Liathan. Ma perché? Perché lui odia tanto suo padre? Cosa può portare un uomo a gesti tanto estremi? Alla fine i due si confrontano e Liathan scopre come tutto sia scaturito. La mancanza di amore, la solitudine, la morte di sua madre, per il ragazzo sono solo colpa del divino genitore, che, ai suoi occhi, ha abbandonato la sua famiglia, senza più voltarsi indietro. Ma Liathan non sapeva neanche dell’esistenza del piccolo, quando, con la paura di vivere un grande amore destinato a finire per via della mortalità della sua amata, aveva deciso di andarsene, per fuggire da lei, da se stesso e dalla solitudine che sarebbe scaturita dalla di lei dipartita. Ed ecco che appare la verità: Liathan ha timore di vivere, perché non ha possibilità di morire. Ritrovando questo suo figlio, lui ritrova anche se stesso e una ragione per continuare a esistere e a combattere, come da secoli non faceva più, divenendo un padre e un figlio contro il resto del creato, capace di affrontare anche un drago per cercare di aiutarlo. Molly fa da collante in tutto questo, incarnando la madre e la compagna, un elemento simbolico nel quale i due sentono di contare, trovando un terreno comune di confronto.
Grandi amori, intense passioni, crudeli tradimenti in questo romanzo dai toni cupi che mettono in risalto quel cono d’ombra in cui ognuno di noi nasconde le sue più oscure verità.
Care Fenici, pronte a perdervi nell’oblio del dio Fungo?

ladykira

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Babyladykira Admin founder RFS

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