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Recensione: “Gioco Bondage” di Morticia Knight (serie Play #2)

Care Fenici, oggi Nayeli ci parla di “Gioco Bondage” di Morticia Knight (serie Play #2)

Phil deve insegnare a Terry un po’ di autocontrollo…

Terry e Phil hanno iniziato quello che promette di essere un percorso D/s molto soddisfacente per entrambi. Il loro gioco di ruolo estremo è stato un successo e Terry è pronto a permettere a Phil di esercitare più controllo su di lui, in qualsiasi modo. Tuttavia anche i Master hanno dei dubbi e, quando la sua carriera di produttore prende una piega inaspettata, Phil teme di non potersi prendere cura del suo ragazzo in maniera adeguata. Il mentore di Phil gli assicura che quello di cui entrambi hanno bisogno, più dei soldi, è che lui assuma il comando e spinga Terry oltre i suoi limiti.

Terry desidera che il suo Master assuma il controllo…

Adesso Terry sa che essere un sottomesso soddisfa un suo bisogno, che non si era mai accorto di avere. Così Phil porta le loro scene al livello successivo, introducendo Terry ad un bondage più estremo. Il ritorno della sua vecchia nemesi, incontrata alla festa di Master Gerard, diventerà un pericolo per Terry? Proprio quando il Dom e il sub decidono di giocare con Master Gerard e con il suo ragazzo, Marco, il pericolo si rivela ancora più spaventoso di quanto chiunque potesse immaginare.

Il rapporto di sottomissione tra Terry e Phil è part time, perché ci stanno ancora prendendo la mano. Ma in questo secondo episodio pare che Terry sia più pronto a sottomettersi di quanto Phil sia pronto a dominare. Emergono anche stavolta delle incertezze che rendono molto umano il personaggio e che danno spessore a una relazione che, prima ancora che di dominio, è un rapporto basato sull’amore.

C’è poi una punta di thriller, che è un modo, più che altro, per ampliare il panorama ad altri personaggi, per inserire la coppia in un ambiente che non sempre è onesto e pulito.

Lo ucciderò, fu il pensiero che attraversò la mente di Phil, ma non era quello che Terry aveva bisogno di sentire in quel momento. «È da pazzi. Perché ti ha approcciato in quel modo? E perché è stato così aggressivo?»

Di nuovo, come nel primo libro, c’è il desiderio di superare le barriere mentali per realizzare i rispettivi desideri erotici (in questo caso vengono toccati il voyeurismo e il bondage). La cosa fondamentale è la comunicazione tra loro, un dialogo continuo che alimenta il gioco e lo migliora; migliora le loro esperienze rendendole piacevoli per entrambi, consentendo aggiustamenti in corsa nel caso in cui le dinamiche non stiano portando i risultati sperati.

«Sono qui, tesoro.»

Terry per poco non urlò. Phil era molto più vicino di quanto pensasse.

Terry gemette per la frustrazione. «Non sta funzionando per me. Continuo a pensare a dove tu possa essere, a cosa stia facendo, a quello che farai.» L’intera situazione gli aveva fatto ammosciare l’uccello.

Phil posò la mano sulla testa di Terry e la lasciò lì. Il suo calore e il suo peso gli fecero rallentare le pulsazioni. Il Master non rispose a voce, non si mosse, non lo accarezzò e non lo coccolò. Non furono pronunciate parole di rassicurazione, né impartiti ordini o fornite spiegazioni sul perché Terry stesse fallendo come sub in modo così misero.

Ho ritrovato in questo secondo episodio uno degli aspetti che più mi avevano affascinato in Giochi di ruolo, e cioè la possibilità di entrare nella testa di chi pratica il BDSM – ammesso che ci sia un unico modo per vivere questa pratica.

Di solito i libri di questo genere mostrano un dominatore fermo, deciso, senza dubbi, lasciano che siano i gesti o il parlato a caratterizzare il personaggio, in modo da renderlo più sicuro di sé, più alfa. Anche le dinamiche di sottomissione sono lasciate all’intuito del lettore, come se i protocolli fossero solo regole da seguire, senza nessuna finalità precisa.

La Knight, invece, riesce a caratterizzare i suoi personaggi in modo più umano: entriamo nella testa di Phil e lo sentiamo ragionare e applicare i filtri, prima di parlare con Terry; non tutto quello che pensa può uscire così come viene, perché ha dei compiti verso il suo sottomesso, che in primo luogo sono quelli di farlo sentire al sicuro, di far sì che si fidi di lui, che si lasci andare. Una delle regole fondamentali del loro rapporto è “onestà totale”, ed è quello che lo rende davvero speciale, ma chiedendo a Terry di delegargli il comando si è assunto la responsabilità di controllare i toni e i modi della comunicazione, perché il suo compagno deve sentire che lui abbia sempre tutto sotto controllo.

Terry avvolse le braccia attorno a Phil e se lo tirò più vicino, ignorando il dolore ai muscoli. «Possiamo trovare una soluzione. Oppure, sai, mi fido del fatto che tu riesca a gestire la questione, perché sei tu al comando e tutto il resto.

Le indecisioni ci sono, Phil si confronta con altri master e trova comunque il modo di migliorare sé stesso e il suo modo di gestire la situazione senza che questo vada a discapito del suo sottomesso, che invece deve imparare a lasciarsi andare, a non preoccuparsi.

Si ha, insomma, la sensazione che entrambi stiano imparando a ritagliarsi il loro ruolo nella relazione, sulla base di ciò che li fa sentire a proprio agio.

Phil gli lanciò un’occhiata. «Pensieri?»

«Fiammifero.»

Phil appoggiò il telecomando. «Dimmi, tesoro.»

«Non capisco cosa stia succedendo.»

Phil annuì. «Okay. Perché pensi di doverlo fare?»

Insomma, detto in altra forma, il modo in cui la Knight rende speciale il rapporto D/s è il fatto che lo rende ben altro, rispetto a pratiche violente e perversioni erotiche. Si tratta di psicologia, del modo in cui D e s si relazionano tra loro, e del modo in cui certi atteggiamenti rendono più appagato il sottomesso e altri il dominatore.

Phil si allontanò da lui, tenendogli le spalle, in modo da poterlo guardare negli occhi. «Ti fideresti completamente del mio giudizio, per le decisioni riguardo al nostro futuro?»

«Be’, sì.» Avrebbe fatto spallucce, ma Phil lo teneva ancora stretto. «Non faceva parte dell’accordo che ho accettato, quando ho deciso di darci una possibilità?»

Non c’è prevaricazione, non è che uno si imponga sull’altro per umiliarlo, che sia una relazione tra un sadico e un masochista. Phil e Terry stanno trovano un modo di relazionarsi tra loro che funzioni, che li renda più sereni, appagati. Terry in questi momenti spegne la mente e smette di avere pensieri che frullano attivando un perenne stato di ansia, e Phil riesce avere tutto sotto controllo: le situazioni, il suo partner, la sicurezza di una relazione dinamica e positiva per la quale lui può e deve impegnarsi. Anche prendersi cura del suo partner gli dà piacere: sapere tutto di lui, assicurarsi che si nutra e che stia bene, essere il suo confessore, essere presente nelle sue giornate. Un atteggiamento che probabilmente, se non fosso esplicitato in un gioco di ruoli, non sarebbe accettato facilmente. Invece Terry non lo ostacola, anzi lo favorisce, perché i loro bisogni sono complementari.

«Adesso il vostro rapporto è vantaggioso per entrambi. Accettalo e vivilo.»

 

 

Romanticamente Fantasy

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