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Recensione Film: Spiderman Homecoming

Scheda Tecnica

 

Lingua originale: inglese

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Anno: 2017

Durata: 133 min

Genere: azione, avventura, fantascienza

Regia: Jon Watts

Soggetto: Stan Lee, Steve Ditko (fumetto)

Jonathan M. Goldstein, John Francis Daley (storia)

Sceneggiatura: Jonathan M. Goldstein, John Francis Daley, Jon Watts, Christopher                       Ford, Chris McKenna, Erik Sommers

Produttore: Kevin Feige, Amy Pascal

Produttore esecutivo: Louis D’Esposito, Victoria Alonso, Patricia Witcher, Jeremy Latcham,  Avi Arad, Matt Tolmach, Stan Lee

Casa di produzione: Columbia Pictures, Marvel Studios, Pascal Pictures

Distribuzione (Italia): Warner Bros. Pictures

Fotografia: Salvatore Totino

Montaggio: Dan Lebental, Debbie Berman

Effetti speciali: Industrial Light & Magic, Sony Pictures Imageworks,

Musiche: Michael Giacchino

Scenografia: Oliver Scholl

Costumi: Louise Frogley

Recensione

 

La prima cosa che mi viene da dire mentre ho appena terminato di vedere Spider-Man: Homecoming è wow. A partire dalla rielaborazione del tema musicale della serie animata del 1967.

Certo possiamo notare molte differenze, che per i sacri dei fumetti non possono passare inosservate, ma per chi ama i fumetti e pensa che i cambiamenti non sono dopo tutto così brutti è fantastico. Vi parla una ragazza che “datele eroi mascherati e azione “ e diventa la vostra migliore amica. Sono una di quelle persone che ha sempre odiato Spider-Man di Raimi, che nonostante il rispetto verso coloro che hanno cercato di mettercela tutta, a causa di quei film, ha iniziato a non amare nemmeno il personaggio Marvel.

Vi consiglio una cosa: guardate il cartone! Scoprirete un personaggio completamente diverso.  Ed è li, che ricomincia la mia innata passione per l’uomo ragno. L’interpretazione di Maguire non era orribile ma rendeva il personaggio patetico; Garfield, invece, nonostante la bellezza e la bravura nel recitare la parte, era troppo per essere Peter Parker, dobbiamo accettare la verità.

 

Dobbiamo ricordarci che Peter Parker era un ragazzino di 15 anni, orfano e viveva con gli zii. Ha sempre avuto una passione per la scienza ed è il migliore del suo corso, ma potremmo definirlo anche timido, introverso, impacciato, debole e magro. A volte anche bullizzato da Flash Thompson. Innamorato cotto di Liz, una sua compagna di scuola.

 

Ora ditemi voi se Tom Holland non corrisponde alla sua descrizione. All’annuncio di questo reboot di Spider-Man ho sudato freddo, perché signori questo personaggio ha avuto più rivisitazioni lui che tutti gli altri. Sarà anche l’ora di dare a Spider-Man quello che si merita. E io voto Tom come il migliore Spider-Man sullo schermo del momento. Qualcuno benedica quel ragazzo che è riuscito a concentrare in un unica performance tutti gli aspetti del personaggio; una fra tutte che ho sempre amato è la “stupidità” e la comicità. Nonostante abbia 15 anni, sa bene meglio degli altri cosa è giusto e cosa no: Peter continua ad essere Peter anche sotto la maschera, ansioso, imprudente e immaturo.

 

In questa versione Homecoming, ci troviamo finalmente davanti un ragazzo che sembra un ragazzo che come la stessa zia May dice “è nella fase di sbocciamento”. Gli unici dettagli sono che: ha un gruppo di amici, Mary Jane non c’è, Zio Ben è sostituito da Tony Stark, Zia May è una donna bellissima  e giovane e, cosa più importante, la prima parte del film non parla della sua storia d’origine. Seppur questo dettaglio potrebbe far saltare i nervi a qualcuno, a me fa emozionare. Sono stanca di sentire per i primi 30 minuti parlare solo delle origini di questo personaggio. Ci troviamo dinanzi un Peter emozionato, sovraeccitato all’idea di essere stato chiamato ad aiutare gli Avengers. Sotto certi aspetti anche un po’ spavaldo. Ma amato da tutti quando sotto il suo costume aiuta e difende la città.

Già, anche a me fa arricciare il naso quest’ultima frase. L’ostilità dei media è sempre stata un fattore che andava a spronare il ragazzo e adesso viene sostituita dalla sua vita privata con cui deve fare i conti.

 

Il film parte subito dalla fine della Battaglia di New York, vista in Avengers per far nascere il villain, e continua dietro le quinte di Avengers: Civil War. Che a mio parere ho trovato divertente, specialmente perché lui non smette di ripetere: “ Ho preso lo scudo di Captain America “ …

Tony Stark è Tony Stark quindi non mi stupisce che Robert Downey Jr. sia sempre perfetto anche nel ruolo di mentore. Forse per la prima volta cerca davvero di essere una persona seria.

 

Il villain della situazione è Avvoltoio di Michael Keaton. Un capomastro a cui viene tolta la possibilità di smaltire rifiuti dal Sistema, comandato da chi ha il potere. Così, per non cadere in rovina, inizia a rubare e creare armi aliene da contrabbandare. Un uomo che recita bene il ruolo del vicino di casa e del papà serio. Un villain che finalmente fa il villain e tiene testa all’eroe, nonostante la differenza di età, e che chiude il film senza se e senza ma.

 

Insomma, sotto certi aspetti il film si dimostra un teen movie molto bello e leggero, fatto per chiunque nonostante l’aggiunta di poteri. Con sequenze di azione molto buone, soprattutto dove Spider-Man agisce da solo, ironiche come quando rimane chiuso in un magazzino con solo Karen l’AI (Intelligenza Artificiale) del costume.  Ti trasmette davvero una voglia di tornare a rivederlo, solo per il gusto di farlo, e quel senso di freschezza dato dal tema giovanile rispetto agli altri film di supereroi.

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StaffRFS