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Recensione Film- Il Signore degli Anelli “la Trilogia”

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Eccomi qui a parlarvi di quello che, per me, è un vero capolavoro: la trilogia cinematografica de “Il Signore degli anelli”.

Diviso in tre parti, “La compagnia dell’anello”, “Le due Torri”e “Il ritorno del re”, il romanzo di Tolkien ha avuto nella sua trasposizione cinematografica un momento di vero fulgore e la sua realizzazione è stato un vero atto d’amore del regista Peter Jackson, profondo amante di Tolkien. I tre film vennero girati contemporaneamente, in diversi set sparsi per la Nuova Zelanda e sono caratterizzati da un ampio utilizzo di effetti speciali assolutamente innovativi e di modellini e diorama, sviluppati interamente dalla Weta Digital e dalla Weta Workshop, società cinematografiche fondate da Peter Jackson stesso. La grafica computerizzata, in particolare, è stata molto usata, sia nelle piccole ambientazioni (ad esempio la creazione del personaggio di Gollum, interamente in CG e che risulta un ottimo primo esperimento di questo tipo) che nelle scene delle grandi battaglie, per quali sono state programmate migliaia di comparse digitali, in modo tale che avessero una discreta autosufficienza di movimento ed azione. Non starò qui a riportarvi la trama dell’opera per cui vi rimando QUI, all’articolo che abbiamo dedicato alla trilogia letteraria, ma daremo un rapido sguardo agli oscar vinti , ben 22, prima di descrivervi quali sensazioni hanno accompagnato la visione di questi film, visti prima al cinema, poi in dvd e, infine , in versione extended.

Alcuni fan hanno criticato questi film poiché contengono delle alterazioni della storia originale e, a detta di questi, hanno un tono un po’ diverso dalla narrazione del romanzo e dalla visione originale di Tolkien; è comunque riconosciuto dai più alla produzione di aver raggiunto grandissimi risultati. Restare completamente fedeli al romanzo avrebbe reso impossibile un buon risultato cinematografico.

 

“La compagnia dell’anello” Il primo capitolo della saga ha vinto 4 Oscar su 13 Nomination e il premio BAFTA al miglior film del 2002.

Questi gli Oscar: Oscar per la miglior fotografia Oscar per il miglior trucco (a Peter Owen) Oscar per la miglior colonna sonora originale Oscar per i migliori effetti speciali

        Voce fuori campo [Galadriel]: I amar prestar aen. Il mondo è cambiato. Han mathon ne nen. Lo sento nell’acqua. Han mathon ne chae. Lo sento nella terra. A han noston ned ‘wilith. Lo avverto nell’aria. Molto di ciò che era, si è perduto perché ora non vive nessuno che lo ricorda. Tutto ebbe inizio con la forgiatura dei grandi Anelli. Tre furono dati agli elfi, gli esseri immortali più saggi e leali di tutti. Sette ai re dei nani, grandi minatori e costruttori di città nelle montagne. E nove, nove Anelli furono dati alla razza degli uomini che, più di qualunque cosa, desiderano il potere. Perché in questi anelli erano sigillati la forza e la volontà di governare tutte le razze. Ma tutti loro furono ingannati, perché venne creato un altro anello. Nella terra di Mordor, tra le fiamme del Monte Fato, Sauron, l’Oscuro Signore, forgiò in segreto un Anello sovrano, per controllare tutti gli altri e in questo anello riversò la sua crudeltà, la sua malvagità e la sua volontà di dominare ogni forma di vita: un Anello per domarli tutti. Uno a uno i paesi liberi delle Terre di Mezzo caddero sotto il potere dell’Anello, ma alcuni opposero resistenza. Un’Ultima Alleanza di uomini ed elfi marciò contro le armate di Mordor e sui pendii del Monte Fato combatté per la libertà della Terra di Mezzo. La vittoria era vicina, ma il potere dell’Anello non poteva essere sopraffatto. Fu in quel momento, quando ogni speranza era svanita che Isildur, figlio del Re, afferrò la spada di suo padre… Sauron, il nemico dei popoli liberi della Terra di Mezzo, venne sconfitto. L’anello passò a Isildur che ebbe quest’unica possibilità di distruggere il male per sempre, ma il cuore degli uomini si corrompe facilmente e l’Anello del Potere ha una volontà sua. Esso condusse Isildur alla morte e alcune cose che non avrebbero dovuto essere dimenticate andarono perdute. La storia divenne leggenda, la leggenda divenne mito. E per 2500 anni dell’anello si perse ogni conoscenza finché, quando si presentò l’occasione, esso irretì un nuovo portatore. Gollum: Il mio Tessoro! L’Anello pervenne alla creatura Gollum che lo portò nei profondi cunicoli delle Montagne Nebbiose e lì l’Anello lo consumò. Gollum: È venuto da me, è mio! È la mia gioia… è mio, il mio Tessoro!

E con queste parole inizia la proiezione del primo dei tre film, immergendoci subito nella stessa atmosfera che caratterizza il libro. L’amore del regista per il libro traspare nella poesia che si legge attraverso le immagini, sia attraverso gli sforzi che sono stati chiaramente fatti per rimanere il più possibile fedele alla trama originale e alle ambientazioni descritte da Tolkien.

La scelta degli interpreti è stata particolarmente felice: Ian Holm nella parte di Bilbo sembra nato per recitare questo ruolo, Elijah Wood è un Frodo ingenuo ma convinto del suo ruolo, Ian McKellen rende il personaggio del mago Gandalf con maestria , eccezionale Christopher Lee nei panni di Saruman il traditore, ottimi l’elfo Legolas (Orlando Bloom) e il nano Gimli (John Rhys Davies), così come azzecatissimi sono gli interpreti degli umani Aragorn (Viggo Mortensen e Boromir (Sean Bean, “Ronin”) due lati della stessa medaglia.

Anche le scelte più difficili, quelle riguardanti le attrici sono state felici. Sia Liv Tyler che Cate Blanchett forniscono una grande prova , velata da quella malinconia così ben delineata nel libro.

Ma Jackson dà il meglio di sé nella ricostruzione degli ambienti. La serena “Contea”, il paese degli hobbit, le eteree e slanciate città degli elfi, la terribile ed agghiacciante Moria, la miniera all’interno di una gigantesca montagna: il regista riesce a trasmettere allo spettatore la giusta

arwen

atmosfera e il legame con i personaggi che abitano quei luoghi fantastici. Il libro riprende tutti gli aspetti dei rapporti umani : la brama per il potere, la debolezza dell’uomo, l’invidia ma anche l’amicizia, la solidarietà, l’eroismo: tutti concetti che il regista ha ben presenti e che rappresenta alternando momenti esaltanti e commoventi, drammatici e appassionanti.

Ma il film è anche, e soprattutto, una meravigliosa favola. Fughe spericolate e combattimenti all’ultimo sangue, momenti di paura, pause piene di sentimenti e di riflessione, si susseguono rendendo la visione del film sempre interessante nonostante le due ore e 45 minuti della sua durata dove l’uso degli effetti speciali è gestito alla perfezione. Fra le scene più esaltanti la fuga dalla miriade di orchi delle caverne ed il combattimento di Gandalf contro il terrificante Balrog, sequenze da antologia. Tu non puoi passare! E ora passiamo al secondo capitolo…

Le due torri

Le aspettative sono state ampiamente soddisfatte e premiate con due Oscar: Oscar al miglior montaggio sonoro (Ethan Van der Ryn e Michael Hopkins) Oscar per i migliori effetti speciali (Jim Ryegel, Joe Letteri, Randall William Cook, Alex Funke).

“Le due torri” è grandioso, emozionante, appassionante e commovente. Perché “Le due torri” è la grande battaglia sotto le mura di Rohan, la lotta interiore di Frodo con il pesante fardello che porta al collo, l’amore impossibile tra Aragorn e Arwen, il ritorno di Gandalf dalle tenebre dell’inferno, la furia degli Ent contro la violenza devastatrice di Saruman e dei suoi orchetti. Ma “Le due torri” è soprattutto l’avvento di Gollum, personaggio centrale dell’opera di Tolkien, più di Gandalf o di Aragorn, forse più dello stesso Frodo. Totalmente asservito al potere dell’Anello, piegato nella mente ma anche nel fisico, Gollum è subdolo e sincero, amico e nemico, ispira odio e pietà. E tutto ciò, è stato perfettamente rappresentato utilizzando il sistema digitale che dà vita all’immagine di Gollum.

Gollum si muove sulla scena come un consumato attore tanto che è difficile credere che sia solo frutto della tecnologia di un computer (anche se le movenze sono quelle dell’attore Andy Serkis catturate e poi scansionate) e mostra una gamma di espressioni estremamente realistiche.

Anche i personaggi che incontriamo per la prima volta sono veramente ben caratterizzati. Tra di essi spiccano la viscida doppiezza di Vermilinguo (Brad Dourif ), la nobile rigidezza di Re Theoden (Bernard Hill ), il dissidio interiore di Eowyn, la nipote di Re Theoden (Miranda Otto) le giovanili intemperanze di Faramir, (David Wenham) il fratello di Boromir morto alla fine del primo film. Ma tutti i personaggi dell’opera, soprattutto nella lunghissime sequenze della battaglia al fosso di Helm, concorrono meravigliosamente a rendere il senso dell’opera di Tolkien. Ma ora ecco l’atto finale…

 

Il ritorno del re

Capitolo finale, celebra con i suoi 11 Oscar i successi di questa opera: Oscar al miglior film (Barrie M. Osborne, Peter Jackson e Fran Walsh) Oscar al miglior regista (Peter Jackson) Oscar alla migliore sceneggiatura non originale (Philippa Boyens, Peter Jackson & Fran Walsh) Oscar per il miglior montaggio (Jamie Selkirk) Oscar per la migliore scenografia (Grant Major, Dan Hennah, Alan Lee) Oscar per i migliori costumi (Ngila Dickson) Oscar al miglior trucco (Peter King & Richard Taylor) Oscar alla migliore colonna sonora (Howard Shore) Oscar per la migliore canzone (Fran Walsh, Howard Shore e la rockstar Annie Lennox) Oscar al miglior sonoro (Christopher Boyes, Michael Semanick, Michael Hedges, Hammond Peek) Oscar per i migliori effetti speciali (Jim Ryegel, Joe Letteri, Randall William Cook, Alex Funke)

Se nel primo episodio della trilogia protagonista era la “Compagnia” intesa come unione di razze diverse, volta a sconfiggere il male e, se nel secondo, il ruolo centrale era quello di Gollum/Smeagol, l’uomo animale dalla doppia personalità, nel terzo episodio è impossibile individuare un personaggio o un evento che rappresenti il film.

Potremmo individuarlo in Frodo, ormai arrivato alle pendici del monte Fato per distruggere l’anello di cui ormai è quasi schiavo; o forse potremmo indicarlo in Sam, il fido servitore e amico, il portatore del portatore dell’anello, autentico eroe popolare; o potrebbe essere Aragorn, l’uomo che finalmente si fa re, per la battaglia conclusiva.

Tutti, invece, sono funzionali per la coralità del romanzo nessuno escluso: da Gandalf il bianco, mago e attento politico, a Pipino con la sua impertinenza da bambino curioso, da Re Theoden affranto dai rimorsi, alla bionda nipote Eowyn, donna guerriera, dal re degli elfi Elrond, che cede alle debolezze sentimentali della figlia Arwen ricostruendo la spada spezzata, a Legolas sempre più funambolico e a Gimli il nano che fa del buon umore la sua arma migliore.

hobbit

Ancora una volta fantastici sono gli effetti speciali, realistici ed impressionanti, e le scene di massa come la grande battaglia sotto le mura di Gondor, la città bianca. Ma Jackson non è solo un sapiente utilizzatore delle risorse che la Weta – la casa produttrice degli effetti speciali – gli ha messo a disposizione. L’ottima sceneggiatura gli permette di girare scene che rimangono nella memoria, come la scena dei ripetuti segnali di fuoco sulle montagne, o la sequenza della cattura di Frodo da parte di Shelob, il ragno gigante, o il discorso di Aragorn alle truppe schierate. Perfette, anche in questo episodio, sono le maschere dei mostri, fra le quali spicca quella di uno dei capitani degli orchi che molto ricorda lo straziato profilo di “The Elephant man”. Il film inizia con la storia di come l’umano Smeagol divenne il mostro Gollum a causa del ritrovamento dell’anello e finisce con la partenza degli Elfi e il ritorno delle razze alle loro terre. L’amore e il bene trionfano anche nella Terra di Mezzo.

 

 

 

Romanticamente Fantasy

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