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Recensione Film: Non sposate le mie figlie! 2

Progetto grafico a cura di Vita Firenze

Paese di produzione: Francia

Anno di uscita: 30 gennaio 2019 (Francia), 7 marzo 2019 (Italia)

Titolo originale: Qu’est-ce qu’on a fait au bon Dieu? 2

Genere: Commedia

Durata: 99 minuti

Regia: Philippe de Chauveron.

Cast: Christian Clavier, Chantal Lauby, Ary Abittan, Medi Sadoun, Frédéric Chau.

Claude e sua moglie Marie entrano in crisi quando le loro figlie, sposate con persone di diversa nazionalità, dicono loro che vogliono lasciare la Francia. Claude decide di impedire che i piani delle figlie si realizzino. (Fonte Google)

Ciao a tutti, film lovers!

Se uno sembra un talebano, invece di indossare una fascia lombare mette una semplice pomata. E tutto questo non sarebbe successo.

Che vai blaterando ora, vi starete chiedendo…. Oh, non è colpa mia!

Claude purtroppo ha interpretato male il gesto di un rifugiato talebano che Marie – su richiesta del parroco – decide di ospitare nel capanno in cambio di alcuni lavori di giardinaggio. Il poveretto faceva il professore a Kabul, ma è dovuto scappare e deve ora adattarsi come può; stare però sempre chinato a tagliare prato e siepi nel giardino intorno alla villetta dei Verneuil gli ha fatto venire la lombalgia.

La pietosa e dolce Ségolène – che aveva bisogno di fare un ricarico di antidepressivi – lo ha accompagnato in farmacia per comprare una fascia lombare. Una volta a casa, Claude lo ha visto nel capanno che si apprestava a indossarla e ha “solo” creduto che fosse una cintura esplosiva. Normale no?

Ecco che ci risiamo, penserete ora… ma non si era tutto concluso per il meglio dopo il matrimonio di Laure e Charles, la nascita di una bella amicizia tra Claude e André e la decisione di un secondo viaggio di nozze dei coniugi francesi?

Tranquilli, il nostro amico gaullista non è ripiombato nell’abisso del pregiudizio razziale, però ogni tanto i luoghi comuni saltano fuori e – ahinoi – ci sono casi in cui possono portare a spiacevoli incidenti, come avremo modo di vedere con il malcapitato ospite. E non pensate che Rachid, Chao, Charles e David ne siano esenti!

Volete le prove?

Facciamo un piccolo passo indietro… Claude e Marie tornano in Francia dopo il viaggio che li ha portati in Algeria, Israele, Cina, Costa d’Avorio e che è stato anche un’occasione per far visita ai consuoceri. L’uomo avrebbe dovuto portare un bel prosciutto in regalo ad André, ma nella fretta di caricare i bagagli in auto lo ha dimenticato sul divano di casa e quando è tornato per riprenderlo, il gustosissimo obolo era già stato rosicchiato per metà dall’ingordo cagnolino di casa.

Neanche a dirlo, André non ha rivolto la parola per tre giorni al suo consuocero e amico.

Viaggiare è bellissimo, ma anche molto stancante. Se poi sei un borghese abituato a certi confort e hai comunque l’abitudine, dura a morire, di paragonare ogni cosa allo standard francese… beh, è bello anche tornare finalmente in patria. E non importa che ci sia lo sciopero delle ferrovie per tre mesi anzi, è proprio questo che ti fa sentire il “profumo” di casa! Oltre a una bella scorpacciata di salumi, formaggi e vino rosso. Ah, c’est très chic.

Un pranzo con i generi e le figlie sarà l’occasione per raccontare l’esperienza del viaggio e sarà anche l’occasione per una serie di frecciatine tra i generi, soprattutto tra Rachid e David.

Come già accennato, i luoghi comuni ci perseguitano e, per quanto ci sforziamo, in alcuni casi ci condizionano. I quattro giovani sposi, iniziano a sentire il peso del giudizio. Beh, è normale, penserete. Rachid, David e Chao hanno comunque origini straniere e Charles è ivoriano. Già, la questione non è così semplice però. I tre uomini francesi infatti si ritrovano a reindirizzare verso gli immigrati, quei luoghi comuni che tanto aberravano quando erano rivolti a loro.

Conclusione? Bisogna lasciare la Francia. Isabelle, Odille e Ségolène decidono di seguire i rispettivi mariti nei “loro” paesi d’origine. O santo cielo, chi glielo dice ora a Marie che non vedrà crescere i suoi nipoti?

Beh, pazienza dai, ci sarà Laure che avrà il suo bambino in Francia e non ci pensa neppure a lasciare il suo paese, non è vero? Invece no! La piccola di casa ha ricevuto un’appetitosa proposta di lavoro da parte della sua azienda, niente popò di meno che a Bombay! Charles – che come attore sta rimediando solo parti di serie C – si mette in testa di poter sfondare a Bollywood.

La notizia del trasferimento di Laure e Charles sarà il colpo di grazia per Marie, ma farà arrabbiare anche André che – sprezzante – bolla l’India come “il paese dove le persone si chinano davanti alle vacche”.  Siete confusi, lo so… non erano i francesi, quelli razzisti? Uhm, eccoli là, luoghi comuni e pregiudizi che tornano tra noi senza indugio alcuno e soprattutto senza distinzione di razza. È proprio vero che tutto il mondo è paese.

André, dai, quante storie! Lo hai sempre saputo che Charles era un po’ la pecora nera – oh passamela su – della famiglia, dato che si è scelto un mestiere da saltimbanco – parole tue eh, non lo penso certo io.

Per fortuna che c’è rimasta Vivienne che sta per regalarti una bella soddisfazione, o forse no?

Gli spunti di riflessione, accompagnati da un abbondante contorno di risate, non mancano nemmeno in questo sequel.

Pregiudizi e luoghi comuni vengono affrontati ad ampio spettro, andando oltre la sola questione razziale e inglobando altri aspetti della nostra società.

Nella vita di tutti i giorni incontriamo vari livelli di difficoltà nella professione e nei rapporti con gli altri in generale. Senza voler minimizzare né mettere in discussione tali ostacoli, possiamo davvero definirli insormontabili o pensare che essi spariranno nel momento in cui dovessimo trasferirci in un altro paese, con usi e costumi completamente diversi da quelli cui siamo abituati?

Cambiare radicalmente la propria vita è sicuramente una scelta coraggiosa, che necessita però anche di una forte presa di coscienza e di grande motivazione, che sia a casa propria o in un altro paese. Forse però ci vuole molto più coraggio a cambiare le cose restando e non partendo.

Situazioni rocambolesche e divertenti gag rese uniche dalla magistrale interpretazione di Christian Clavier e Pascal N’Zonzi, rendono questo film un’ulteriore perla nel panorama della commedia d’Oltralpe; uno stile che strizza l’occhio a temi importanti come famiglia, amicizia e amore, valori che prescindono da distinzioni di razza, religione e sesso, e che sono analizzati con sagacia e ironia, ma sempre sotto l’egida del rispetto.

E non mancherà una lacrimuccia… ma molto leggera, come la goccia di rugiada che bagna impercettibilmente il petalo di un fiore.

Alla prossima.

Serena Oro

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Lilian Gold

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