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Recensione Film: “Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato”

Trama

“Un Viaggio inaspettato” è il primo film della trilogia girata da Peter Jackson basata sul libro de “Lo Hobbit” scritto da J.R.R. Tolkien, e ambientato prima del racconto de “Il Signore degli Anelli” e dei tre famosissimi film che hanno fatto incetta di Oscar.
Bilbo Baggins è un hobbit tranquillo, dedito alla casa e al buon cibo, ma quando Gandalf si presenterà alla sua porta il suo universo sarà sconvolto.
Qualcosa di inaspettato infatti busserà al suo piccolo portoncino rotondo, anzi per la precisione saranno ben tredici nani a piombargli a casa e a metterla sottosopra, mangiandosi tutto ciò che ha in dispensa, e portando scompiglio e allegria nella sua monotona vita.
Ma la presenza dei nani non è casuale, è Gandalf che li ha invitati lì e Bilbo scoprirà che esiste un mondo fuori dalla Contea, pieno di pericoli e creature straordinarie.
Infatti il capo del gruppetto di nani che hanno invaso l’abitazione del povero hobbit è il famoso Thorin Scudodiquercia, erede al trono dei nani, che ha dato appuntamento, su consiglio di Gandalf, ai suoi amici, proprio in casa di Bilbo. Tutti insieme stanno infatti organizzando una spedizione per raggiungere la Montagna Solitaria (antico reame dei nani noto con il nome di Erebor) per riprendersi il tesoro rubato molti anni prima ai nani dal drago Smaug.

Lontano su nebbiosi monti gelati | in antri oscuri e desolati. | Partir dobbiamo, | l’alba scortiamo | per ritrovare gli ori incantati. || Ruggenti pini sulle vette | dei venti il pianto nella notte. | Il fuoco ardeva | fiamme spargeva | alberi accesi torce di luce.
(canto struggente dei nani che compone la colonna sonora)

Ma alla compagnia manca uno scassinatore, e Gandalf assicura che Bilbo è l’uomo, anzi lo hobbit adatto. Dopo alcuni tentennamenti Bilbo si deciderà a firmare un contratto, e a partire con la nuova compagnia per la sua grande avventura che lo porterà in ordine sparso: a conoscere gli elfi di Gran Burrone guidati da Elrond, a trovare la famosa spada a cui poi darà il nome di Pungolo, a combattere contro gli orchi capitanati da Azoc il Profanatore, ad assistere ad una battaglia di giganti delle montagne, ad imbattersi nei famosi troll pietrificati, già apparsi nel Signore degli Anelli, a fare la conoscenza di Radagast il Bruno, a volare sulle ali delle Aquile proprio come Frodo molto tempo dopo, ma soprattutto a “rubare” il famoso Unico Anello del Potere a Gollum.
E mentre la compagnia dei nani affronterà pericoli di ogni tipo, e Bilbo inizierà il suo percorso di crescita e maturazione, che lo porterà a conquistare la fiducia dello scettico Thorin e a rendersi conto di quanto importante possa essere un piccolo e insignificante hobbit, Gandalf si accorgerà che il pericolo è molto più grande di quello che sembra, perché il Negromante, pericoloso stregone che ha risvegliato il male ad Est, non è altro che il malvagio Sauron che sta tornando…

Recensione

Inutile nascondere che Peter Jackson ha compiuto un altro piccolo miracolo. Portare infatti “Lo Hobbit” sullo schermo ha significato battersi per ottenere i diritti (già venduti e al centro di una lunga e complicata causa legale che ha ritardato a lungo l’inizio delle riprese), riuscire a riunire un nuovo cast straordinario, e mantenere invariati gli attori dei personaggi principali già apparsi nel Signore degli Anelli, ma soprattutto adattare il libro al film, impresa non da poco, visto la semplicità del libro medesimo.
Infatti il regista aveva preannunciato che avrebbe ampliato il libro per portarlo ai fasti del Signore degli Anelli. Decisione che per i puristi ha significato storcere il naso, ma che ha reso più completo l’universo di Tolkien. Infatti Jackson, ha pescato dalle appendici del Signore degli Anelli e dal Simarillion per ampliare il film, facendoci vedere la storia dei nani di Erebor e le avventure di Gandalf che nel libro si limita a sparire e ad accennare vagamente all’accaduto.
Ma la grande sfida vinta da Jackson, secondo me è stato dare un volto e un carattere ai vari nani. Inserire tredici personaggi tutti assieme, descritti simili nel libro, non era facile. Ma lui ci è riuscito alla grande. Chiunque metterà subito a fuoco il potente e presuntuoso Thorin, il saggio Balin, i carinissimi e simpaticissimi Fili e Kili, e tutti gli altri della compagnia stupendamente caratterizzati.
Concludo dicendo che la scenografia, la fotografia, i dialoghi, i costumi e tutto il contorno sono non solo curatissimi, ma eccezionali proprio come Jackson ci aveva abituati, comprese le musiche che sono un piccolo gioiellino da ascoltare e gustarsi.
Unica pecca, ma anche questa più che prevedibile, sta nell’esasperazione dei toni da parte del regista, che rende le scene d’azione fin troppo esaltanti ed acrobatiche, e alcuni personaggi di contorno troppo “marcati”. Piccole esagerazioni d’altronde già presenti nella trilogia del Signore degli Anelli che faranno gridare e applaudire qualcuno e storcere il naso ad altri, ma che personalmente ho trovato in linea con le scelte fatte in precedenza del regista, insomma perché stupirsi? Peter Jackosn è così, lo si sapeva, e per questo lo Hobbit o lo si ama alla follia, se si riesce ad accettare la personalizzazione del regista, o lo si detesta se non si accettano le sue scelte stilistiche in perfetta linea con i film precedenti.
Io personalmente sono innamorata del lavoro di Jackosn che ha avuto il grande pregio di realizzare stupendamente un universo complicatissimo come quello di Tolkien e ringrazio ancora una volta il regista, perché per la prima volta nella storia il fantasy non è stato ridotto ad una favoletta, ma reso una stupenda avventura più che godibile anche a chi non ha letto i libri, aprendo così la strada a tutto il genere!!!

E qui vi saluto usando una delle più belle frasi del film, lasciando poi a voi la sua giusta interpretazione:
Bilbo: Buongiorno
Gandalf: Che cosa vuoi dire? Mi auguri un buon giorno o vuoi dire che è un buon giorno che mi piaccia o no? O forse vuoi dire che ti senti buono in questo particolare giorno? O affermi semplicemente che questo è un giorno in cui occorre essere buoni?

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 Recensione a cura di:LaDamadelBosco

 

 

Editing a cura di:Tayla

 

 

 

 

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