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Recensione: “Dove c’è fumo” di L.A. Witt

 

♦ Traduzione a cura di Barbara Belleri

Triskell Edizioni, acquistabile qui ♦

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Anthony Hunter si chiede che diavolo gli è saltato in mente di accettare di condurre la campagna di un candidato inesperto perché venga eletto Governatore della California. Non appena incontra il bellissimo, carismatico – e sposato – politico, l’attrazione si scontra immediatamente con la sua solida professionalità, e Anthony si rende conto di trovarsi in una situazione molto difficile.
A Jesse Cameron non piace l’idea di presentarsi come un candidato retto e felicemente sposato, ma suo zio, ex senatore, insiste col dire che questo gli darà un vantaggio sul suo rivale. L’unico problema è che il matrimonio di Jesse è finito, ed esiste solo per mantenere intatta la sua facciata eterosessuale. Oh, e poi c’è il piccolo dettaglio che riguarda la sua innegabile attrazione verso l’estremamente sexy campaign manager. O il fatto che quell’attrazione sia molto, molto reciproca.
Non ci vuole molto prima che la tentazione esploda in una rovente relazione segreta, ma sotto il microscopio dei media e lo scrutinio del pubblico votante, Anthony e Jesse riescono a nascondersi solo fino a un certo punto.
E questo è uno scandalo al quale una campagna non può sopravvivere…

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C’erano persone in grado di far sentire qualcuno come se fosse l’unica persona al mondo. Avevo la strana sensazione che Anthony Hunter fosse in grado di far sentire qualcuno come se fosse l’unico sospettato al mondo.
E quello era l’uomo che doveva guidare la mia campagna. Tra lo sbavargli addosso ed essere intimidito da lui, ero fregato.

Queste parole riassumono perfettamente cosa si prova davanti ad Anthony Hunter: siamo fregati anche noi lettori, come Jesse, conquistati dal suo atteggiamento sicuro e deciso, dalla tranquillità con la quale dirige il caos di una campagna elettorale sfiancante, dalla sensualità casuale con la quale si accende una sigaretta e la regge elegantemente tra le dita, soffiando il fumo di lato. Io detesto il fumo, trovo che sia un’abitudine disgustosa, eppure non posso negare di essere rimasta affascinata come Jesse dai gesti di Anthony, sebbene lui stesso paradossalmente sia il primo ad ammettere che dovrebbe smettere e che fuma troppo sotto stress.
E nel corso della vicenda ha fin troppi motivi per essere stressato, primo tra tutti l’istantanea attrazione per il candidato che dovrebbe portare alla vittoria, candidato sposato che sta fondando tutta la campagna sulla solidità del proprio matrimonio.

Nell’alternarsi dei punti di vista seguiamo il decorso di questa attrazione, che al pari di una malattia distrugge tutte le difese erette dai due personaggi e li mette di fronte all’innegabile necessità di essere sinceri almeno con loro stessi, in un mondo fondato su troppe bugie.

«Dio, Jesse…»
Trentadue anni, e quella era stata la prima volta che avevo baciato un uomo che conosceva il mio nome.

C’è ben poco di scontato nella vicenda: non lo è il celare la propria sessualità di Jesse, nonostante all’inizio potrebbe sembrare così; non lo è il suo matrimonio con Simone, attrice di successo che si rivela essere molto più di una copertura, dimostrandosi un personaggio solido fino alla fine; non lo è il mondo della politica nella quale si muovono i protagonisti, spinti da motivazioni ben più nobili di quello che si possa presumere; non lo sarà nemmeno amarsi, perché sia Jesse che Anthony credono in ciò che fanno e sanno che nascondere una relazione distruggerebbe tutto il duro lavoro svolto per ottenere la vittoria.

Stupendo il lettore fino all’epilogo della vicenda, L.A. Witt costruisce ancora una volta una storia d’amore credibile, animata da una passione profonda ma anche dalla gioia di due uomini soli che si trovano a vicenda, arrivando a comprendersi quando non credevano nemmeno possibile amarsi.

Arrendersi. Ecco. Come mai nessuno prima di lui, Anthony in modo sottile, calmo e inequivocabile mi aveva chiesto di arrendermi e io lo avevo fatto. Avevo voluto. Ne avevo avuto bisogno. Se me lo avesse chiesto, mi sarei inginocchiato ai suoi piedi e lo avrei pregato. Ero completamente in sua balia, e non ci fu mai un momento più liberatorio come quello in cui me ne resi conto. Avevo sempre dovuto trattenermi in qualche modo durante il sesso, ma non in quel momento.
Mi ero solo… lasciato andare.

Fiamme-Sensualità-Super-Hot NUOVA

 

Recensione: Firma Rubina

Editing: Gioggi

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