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Recensione: “Domina Dea: il disincanto” di Rodesia Vichi

Care Fenici, oggi Nayeli ci parla di Domina dea: il disincanto, nuovo libro di Rodesia Vichi

Recensione: "Domina Dea: il disincanto" di Rodesia Vichi

Cover realizzata da Marika

Una storia colore rosso acceso.

Rosso come l’erotismo, la passione, la rabbia.

Rosso come il cuore che pulsa.

Rosso come il sangue.

Dalila è appena tornata da un lungo viaggio che l’ha trasformata profondamente.

In seguito all’incontro fortuito con Fausto – cliente masochista della sua amica Samantha, escort e mistress d’alto bordo – Dalila entra in contatto con la misteriosa Sofia, una seducente pittrice che vive in una splendida dimora e che vede in lei la sua musa ispiratrice.

Chi è Sofia? E chi sono Laurent e Manuel, i due uomini che abitano con lei?

La curiosità di scoprirlo induce Dalila a frequentare con assiduità quella casa immersa nel verde e nei fiori, dando inizio a una storia in cui la sua vita e quella di Sofia s’intrecciano alla vita di Fausto e Samantha, del suo ex Damiano, del pianista Laurent e di Manuel, il giovane androgino, ognuno a suo modo alla ricerca del piacere e della felicità, con appresso il personale fardello di paure, insicurezze, paranoie.

Una storia a volte lieve, a volte intensa e violenta. Un tumultuoso susseguirsi di eventi, tra ambiguità e mistero, sesso promiscuo e perversioni, attacchi e difese, nella quiete della campagna emiliana, con l’anno 2010 sullo sfondo.

Metafora della fugacità dell’amore e dell’amaro disincanto, lascia nel finale una porta aperta alla speranza e al sogno.

La sinossi, nella sua frammentaria ambiguità che indubbiamente incuriosisce, è indicativa del tipo di storia che ci si accinge a leggere. Lo trovo un romanzo sperimentale, con una raffinatezza stilistica che lo allontana dai tentativi degli inesperti esordienti e lo rende frutto invece, di ricerca. Può piacere o non piacere, come la musica dei Velvet Underground, ma rimane il fatto che lo stile denoti capacità.

Un abbraccio. Vicinanza di cuori e battiti. Un rubino incastonato in una storia di sesso e morte.

Gli sviluppi della trama sono ossessivi ma molti comportamenti sono incoerenti e diverse questioni rimangono, in fondo, insolute.

Piombo a sedere sullo sgabello. Ignorando gli occhiali che non m’interessano più. Le mani sulla tastiera. La mente che si chiude, si spegne. Si fa da parte. E l’anima è regina. Padrona.

Comanda. Trasporta. Dirige la danza. Le mie emozioni a riempire il silenzio, a usurpargli il posto. Paura, gioia, inadeguatezza e brama. Una in fila all’altra, racchiuse in bolle di accordi. Fuggitive.

L’aggancio territoriale con una zona che conosco bene è stato interessante, ma devo dire che la funzione principale che ha avuto il merito di avere non è stata tanto l’ambientazione puntuale, quanto il fatto di rendere la storia meno astratta e toglierla dal concetto di “sogno” (o incubo?).

È convinta che gli uomini siano rivestiti di una specie d’intonaco che resta intatto per una notte solamente. Già dalla seconda comincia a sgretolarsi, ad aprirsi in profonde crepe, a mostrare il muro grezzo sottostante.

Lo consiglio per il forte tasso di erotismo e per il livello raffinato di perversioni mostrate senza volgarità, disturbando senza disgustare. Meno, se amate le trame logiche, ben strutturate e comportamenti razionali.

Sobbalzi di colpi ardenti. Una scossa di spinte che agita i capelli, che graffia le anime. In un vortice di orgasmi disgiunti. Qui e ora. Tutto il resto è nulla.

 

 

Romanticamente Fantasy

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