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Recensione: “Dirty Dom” di Willow Winters (Valetti Crime Family #1)

Buongiorno Fenici, oggi Nayeli ci parla di “Dirty Dom” di Willow Winters (Valetti Crime Family #1)

Dominic è l’allibratore della famiglia criminale Valetti e conosce il proprio lavoro. Impegnato a fare affari, non ha tempo per occuparsi delle donne che lo rincorrono, desiderando più di una forte e sporca scopata. D’altra parte questa è l’unica cosa che possono ottenere da lui, oltre a un cuore spezzato.
Ma quando Becca irrompe nel suo ufficio per pagare il debito dell’ex marito, Dom capisce che quel corpo fatto per il peccato lo condurrà a un punto di non ritorno.
Eppure, una donna come lei, pulita e senza ombre nel passato e nel presente, non dovrebbe stare con un uomo come lui. Becca merita di meglio.
Oppure no? Oltrepassare i limiti è così facile, ma anche fatale.
Dom il Peccaminoso rischierà tutto per tenere al sicuro Becca oppure onorerà il nome della sua famiglia?

 

Il sottotitolo potrebbe essere: come prendere una manager sicura di sé e farla diventare una casalinga di Voghera anni ‘50 (con tutto l’affetto per le donne di Voghera).

La donna è dipinta come quell’essere incoerente e isterico che agisce in modo opposto da quello che pensa, e quindi non sa quello che vuole (sottinteso: senza l’aiuto di un uomo razionale che glielo imponga); è indipendente e sicura, ma se è l’uomo a prendere il comando si sente sollevata. Becca passa da donna emancipata a sottomessa ubbidiente lottando appena, come se questo fosse seriamente un “lieto” fine.

Il modo in cui mi controlla, mi comanda. Mi fa venire voglia di obbedire.

Becca è una donna forte, lo so dal giorno in cui è entrata nel mio ufficio, ma non lo è in questo momento. Non può essere forte tutto il tempo. È impossibile. Ha bisogno di qualcuno a cui appoggiarsi, qualcuno che prenda il comando.

Becca è rimasta vedova da poco e incontra un allibratore per saldare un debito del marito. Durante l’incontro, con una scusa, Dom approfitta di lei sessualmente. Anziché sentirsi usata e chiedersi se sia un comportamento accettabile, Becca si sente lusingata, desidera “sentirsi stringere”, e prova una passione dimenticata da tempo. Un altro paio di questi incontri carnali saranno sufficienti per essere convinta di amarlo.

“Ho bisogno di andarmene. Devo andare da mio figlio. Non vorrei altro che quest’uomo mi stringesse a sé, ma so che non succederà. Sono proprio una stupida, non so neanche come si chiama. Questi sentimenti nel mio cuore distrutto non sono gli stessi che prova lui. Era soltanto un pagamento.”

Nel momento in cui Becca esce dal suo ufficio, Dom inizia a chiamarla “la mia ragazza” e si premura di farlo sapere ai suoi compari e alla sua famiglia. Un altro paio di incontri carnali, e possiamo già parlare di amore e matrimonio.

I figli ci sono già, infatti Becca ha un figlio dal marito deceduto, e in nessun momento questo rappresenta un problema per Dom, che si sente portato per i bambini. Becca invece ha qualche dubbio, soprattutto per il cattivo mestiere di lui che potrebbe mettere in pericolo il suo cucciolo. Ma anche a questo c’è una soluzione, che chiunque si intenda di Mafia potrà trovare fantasiosa e irrealistica.

«Ti amo, Dom». Le lacrime cadono dagli angoli degli occhi. «Ho paura, ma ti amo, cazzo.»

La trama quindi è a dir poco affrettata e leggermente surreale. Per quanto scritta bene, con una buona progressione di eventi, inclusa qualche scena d’azione, sia gli sviluppi iniziali che quelli finali mi hanno lasciata a dir poco perplessa.

Mi sono invece piaciuti i momenti più intimi, il modo in cui Becca finisce per aprirsi e abbandonarsi, e in cui Dom viene ad assumere un ruolo sempre più coinvolto nei suoi confronti.

«Sei la mia bambolina. Se ti voglio, ti avrò». Conosce la parola da dire per fermare tutto questo, ma non la usa. Lo vuole tanto quanto me. La domanda è: quanto cazzo lo vuole fare spinto?

È un libro che confonde passione e amore, sembra permeato da quel bigottismo americano secondo cui se una ragazza fa sesso deve poi sposarsi, perché quello dev’essere per forza vero amore. Non serve tempo, non servono litigi, non serve compatibilità: se il ragazzo è bravo a letto, se c’è passione, allora ci sono tutti i presupposti per un matrimonio solido e duraturo. Questo è quello che la trama sembra mostrare.

Mi aspetto che mi colpisca, che mi schiaffeggi il viso, che la mia guancia bruci con un violento segno rosso. Voglio che mi inchiodi a terra, che raschiando contro il tappeto mi brucino le ginocchia mentre lotto sotto di lui. Voglio che mi tolga i pantaloni e mi strappi le mutande. Voglio che mi scopi per punirmi e che consideri il mio corpo una sua proprietà.

Assegno comunque tre stelle perché lo stile è scorrevole anche se non perfetto, in particolare nelle scene più calde, che tendono a strizzare l’occhio ai rapporti sub-dom. Anche se non farei leggere questo libro a nessuna ragazza che non sia totalmente consapevole che non deve sposare chiunque l’abbia fatta godere più di quattro volte, come lettura leggera e piccante può andare bene.

 

 

 

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