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Recensione: “Di turno la notte di Natale” di Adam Kay

 

Titolo: Di turno la notte di Natale

Autore: Adam Kay

Genere: Narrativa Contemporanea

Editore: Mondadori

Pagine: 156

Data di uscita: 20/10/2020

 

 

Il Natale è alle porte, l’albero è addobbato, il cenone è quasi pronto… Ma circa un milione e mezzo di medici e infermieri del servizio sanitario nazionale inglese si stanno recando al lavoro, perché gli esseri umani non smettono di partorire, ferirsi, ammalarsi solo perché arrivano le feste. Questa è la storia esilarante, orribile e talvolta straziante della vita di un giovane medico nel periodo più impegnativo dell’anno: venticinque storie di altrettanti incidenti natalizi, spassosi, scioccanti e incredibili, che cantano le gesta – troppo spesso ignorate – degli eroi del servizio sanitario. “Di turno la notte di Natale” è una lettera d’amore per tutti coloro che trascorrono le loro festività in prima linea, alle prese con tragedie, nascite e morti, in quello che dovrebbe essere il momento più bello dell’anno.

 

 

“Quando infiliamo il camice ognuno si cala nel suo ruolo. Mi rendo conto che finora non li avevo mai considerati persone – con una vita propria, degli interessi e un senso dell’umorismo – e mi sento in colpa per aver dato per scontato di essere l’unico dotato di un carattere (pur con tutti i suoi difetti). Soprattutto perché è proprio questa la cosa che mi infastidisce di più degli altri attori del sistema sanitario, i pazienti e i politici: che a volte si scordano che anche noi siamo umani.”

 (Tratto dal libro)

 

Quest’anno passerà alla storia come uno degli anni più bui che il mondo abbia mai visto. Abbiamo affrontato una pandemia mondiale, e la lotta non è ancora finita.

È una lotta contro un nemico invisibile ma spietato, una lotta senza vincitori né vinti, una lotta che ha visto momenti di sconforto, di polemica, numeri infiniti che scorrevano sulle tv, sulle radio, sui giornali e su internet, numeri infiniti che nascondevano vite spente per sempre, famiglie distrutte, intere generazioni spazzate via in un attimo, senza nemmeno il conforto di una carezza.

Ma in questa lotta ci sono stati anche momenti di speranza, di conforto, di straordinaria solidarietà e umiltà, perché quando si parla di vita e di morte tutto viene ridimensionato. E in tutto ciò i riflettori sono stati spesso puntati su coloro che combattevano e combattono ogni giorno in prima linea, coloro che affrontano la morte per dovere e passione, coloro che “un giorno eroi e santi, un giorno vigliacchi e peccatori”: i medici, gli infermieri, gli operatori socio-sanitari, gli ausiliari e tutte le persone che lavorano al servizio della nostra Sanità tanto spesso bistrattata.

Sarà perché di quella “prima linea” faccio parte anch’io, o semplicemente perché credo che le persone che non ne fanno parte dovrebbero dare uno sguardo, seppur solo attraverso le pagine di un libro, alla nostra “quotidianità”, che appena ho visto tra le uscite questo piccolo libro ho subito colto l’occasione al volo.

L’autore, ora “ritirato” da un lavoro che tutto è tranne che semplice, ha lavorato tanti anni in un ospedale inglese nel reparto ginecologia e ostetricia (ma non solo) e, come tutti i componenti di questa “grande famiglia” vi ha passato, con una certa dose di sfortuna, parecchie festività natalizie: ci racconta così i sei anni passati tra le corsie mentre là fuori il mondo festeggiava la nascita di Gesù, ma non per questo la gente non moriva, si ammalava, nasceva e aveva incidenti di ogni genere.

Sono brevi (a volte brevissime) storie di giornate infinite trascorse in ospedale, che l’autore affronta con una certa dose di black humor (indispensabile per sopravvivere, anche se per un “non addetto ai lavori” può sembrare strano), cinismo e nostalgia.

Ci sono storie divertenti, commoventi, tristi, emozionanti ma anche alcune che ho trovato un poco piatte e poco incisive. E così troviamo il parente anziano abbandonato in ospedale per le feste, e quello che invece non ha proprio una casa a cui tornare e vede l’ospedale come un rifugio; la gioia di essere dimessi in tempo per passare le feste in famiglia e una nuova famiglia che vede nascere una vita; il primario che confessa di provare ancora una sana dose di paura dopo 30 anni di lavoro, perché siamo sempre esseri umani; il coraggio di comunicare il decesso di un caro combinando una gaffe che, incredibilmente, aiuta la famiglia ad accettare il lutto; il cameratismo che si crea con i colleghi, il coprirsi le spalle, il regalare quella mezz’ora di pausa che vale più di tutto l’oro del mondo; e la difficoltà a guardare negli occhi un paziente che si avvicina alla fine, perché a scuola di medicina non te lo insegnano come rispondere alla fatidica domanda “Sto per morire?”.

Ho avuto qualche difficoltà a capire i ruoli poiché ovviamente la denominazione del sistema sanitario nazionale inglese non è uguale alla nostra, e per quanto sia carina l’idea di paragonare i vari ruoli alla gerarchia dei domestici nella vecchia società dell’800 non è stata molto esplicativa. Bella invece l’idea delle piccole illustrazioni a tema natalizio/ospedaliero e delle rime modificate a inizio capitolo. Se la gerarchia non è chiarissima, l’autore ha però specificato tutte le varie terminologie mediche sparse qua e là e le varie tradizioni a noi meno note, idea molto utile per chi ovviamente non lavora nel campo e magari non è ebreo!

“Una delle maggiori soddisfazioni di questo lavoro è il piacere di dare agli altri. Quest’aura rassicurante di bontà d’animo e determinazione non elimina le occhiaie, non paga l’affitto e vale molto meno della vita sociale con la quale l’hai barattata, ma aiuta a scorgere uno spiraglio di luce anche nei momenti più bui e a ingoiare gran parte della merda.”

“La Forza aumenta quando lavori nel periodo natalizio. Quest’anno ho regalato al sistema sanitario la giornata del 25 dicembre, quella di Santo Stefano e oggi, così emano luce da qui fino ai confini della costellazione del Cane Maggiore.”

(Tratto dal libro)

 

 

 

 

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Daniela Pullini

Daniela Pullini

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