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Recensione dei libri : Non parlare di Uzodinma Iweala

 

Titolo:Non parlare
Autore:Uzodinma Iweala
Editore:Nua Edizioni
Genere:Narrativa Lgbt

Data di pubblicazione: il 6 Maggio 2021 

 

Seguendo il sentiero tracciato da romanzi come La breve favolosa vita di Oscar Wao, di Junot Diaz, e Americanah, di Chimamanda Ngozi Adichie, “Non parlare” indaga i conflitti che la diversità innesca all’interno di una società che, a dispetto dei suoi sforzi, continua a essere intrinsecamente conformista. Dopo il suo folgorante debutto, Bestie senza una patria (da cui è stato tratto il film Beast of No Nation, interpretato da Idris Elba e diretto da Cary Fukunaga), Uzodinma Iweala scrive un libro sulla potenza delle parole all’interno del processo di autoidentificazione dell’individuo, e sulla possibilità di far sentire la propria voce.

Due amici. Due universi paralleli che si sfiorano senza mai incontrarsi. E un segreto che, una volta svelato, minaccia di abbattersi sulle loro vite con una forza devastante.
Niru è il perfetto ragazzo americano. Cresciuto a Washington da una coppia di genitori molto presenti, frequenta con profitto un prestigioso liceo privato dove primeggia anche in ambito sportivo. Pronto a partire per Harvard in autunno, le sue prospettive sono radiose. Ma il ragazzo ha un segreto: è gay, una colpa gravissima agli occhi dei suoi genitori nigeriani e conservatori. Nessuno sa la verità a parte Meredith, sua migliore amica e figlia di due membri dell’élite cittadina, l’unica persona che sembra non giudicarlo.
Quando il padre di Niru viene a conoscenza della sua omosessualità, le conseguenze sono gravi e repentine, e Meredith, presa dai propri problemi, non si dimostra in grado di sostenerlo.
Determinati a ricostruire la loro amicizia e a realizzare i propri desideri, lottando contro le aspettative e le convenzioni che la società vuole imporgli, i due si trovano a correre incontro a una sorte insensata e violenta, che altererà inesorabilmente il corso dei loro destini.

 

 

 

“Non aver paura di essere un uomo, dice, e di fare cose da uomo, ma non dice quali sono quelle cose. Quindi ascolto i miei compagni quando parlano di farsi succhiare a fondo e di montare le donne e mi attardo sul prato davanti alla Cattedrale dopo la scuola e guardo le gambe e i culi delle ragazze. A volte mi sembra di percepire una reazione e mi convinco che il reverendo Olumide abbia ragione, ma in linea di massima sono solo gambe e sono solo culi, e la parola troia ingorda non mi eccita. Niente mi eccita e per il momento va bene. Non ho bisogno del desiderio ma ho tanto bisogno di calma.” 

 

 

È un libro che sorprende subito per lo stile particolare: crudo, diretto, asciutto. A differenza dei romanzi rosa, non sono le parole che evocano emozioni, sono i fatti, che vengono lanciati come sassate e ci colpiscono fino a farci sanguinare.

I dialoghi sono ripotati senza virgolettatura, i testi sono flussi di coscienza, e il testo si legge in modo fluido, talvolta confuso dove i fatti sono concitati.

Anche nella forma è diverso dal solito: è infatti diviso nettamente in due parti, una prima è scritta come flusso di coscienza di Niru, un ragazzo di colore di origini nigeriane, la seconda è di Meredith, una ricca giovane bianca.

Niru deve ancora diplomarsi, non ha mai avuto una storia seria, è un bravo ragazzo, tranquillo, serio, con ottimi risultati nello sport e in previsione di andare ad Harvard. Non vuole altro che rendere orgoglioso suo padre.

 

 

 

“Mio padre dice che non dimenticare alcune cose fa bene. Trattengo il respiro ed entro. A volte sembra che lui voglia semplicemente punire qualcuno, o chiunque, per una lunga lista di rimostranze che non ha mai spiegato chiaramente, riguardo alle quali non lo si può interrogare perché tiene le proprie emozioni così ben custodite che qualsiasi domanda sarebbe interpretata come un’aggressione. Mi chiedo se trascinarci nel villaggio e nella città in cui ha passato l’infanzia sia un modo per immergerci tutti nel suo inferno personale così che vediamo come questa strana combinazione di povertà e opportunità, queste strade sconnesse e fangose, queste case decrepite, questi uomini e donne sovraccarichi che camminano lentamente cantando inni di lode per aiutarsi ad andare avanti, abbiano creato la strana combinazione di amore e rabbia e orgoglio e paura che è mio padre.” 

 

 

I due adolescenti sono amici, ma Meredith è segretamente innamorata di Niru. Quando decide di dirglielo, lui le confida di non provare interesse per le donne, una consapevolezza che lo colpisce solo in quel momento.

La rivelazione di Niru, già di per sé una notizia impegnativa per un ragazzo della sua età, è resa ancora più difficile dal contesto in cui vive. Infatti non riesce a nascondere ai genitori il suo orientamento a causa di un brutto scherzo di Meredith.

La sua famiglia di origine nigeriana è molto cattolica e tradizionalista; la loro mentalità non accetta l’omosessualità, tanto è vero che in Nigeria sono previsti 14 anni di carcere.

 

 

“Non ammazzano la gente gay in Nigeria? ha sussurrato. Mi ha stretto più forte la spalla. Non ammazzano la gente, sono solo quattordici anni di carcere, ho detto. Niru, che cazzo… no, non puoi andare, non puoi proprio andarci. Se ci vai non tornerai più. I suoi occhi si muovevano sulla mia faccia. Sembra che proprio non te ne importi un cazzo. Ma sì che m’importa, ma non posso farci niente, ho detto.” 

 

 

 

Più attenti alla rispettabilità e alle dicerie della gente che ad ascoltare la verità dalle labbra del figlio, i genitori di Niru lo sottopongono a delle esperienze brutali nel tentativo di una conversione, come tentativi di lavaggio del cervello e sensi di colpa da parte del reverendo, e addirittura un viaggio in Africa, dove il ragazzo incontrerà un santone.

Esperienze traumatiche che lo confondono ulteriormente, perché se da un lato lui stesso non sa bene darsi una identità sessuale essendo ancora adolescente e dovendo ancora approcciarsi per le prime volte, dall’altra sente la pressione delle aspettative che tutte le persone intorno a lui hanno nei suoi confronti, dai risultati scolastici e sportivi, fino al comportarsi “da uomo”, una definizione piuttosto vaga e, nelle accezioni comuni, molto lontana dal suo modo di essere.

A questo si somma anche l’allontanamento da Meredith, l’unica persona con cui riusciva a confidarsi. Tutto questo lo porta a esplodere.

 

 

“Ho piantato mio padre sulla GW Parkway, sono scappato da lui, da tutto il resto, non ce la faccio più, mi sento schiacciato, mi confonde vivere tutte queste vite quando vorrei viverne una sola.” 

 

 

Nonostante a sua volta vittima di una storia tormentata, Meredith purtroppo è un personaggio che ho odiato dal primo all’ultimo momento.

Viziata, egocentrica, non riesce a guardare al di là del suo naso, non riesce a stare vicina a questo ragazzo terribilmente in crisi, e si focalizzata esclusivamente sul suo innamoramento e sul dolore che prova nel momento in cui lui si dichiara non interessato.

È questo suo cuore spezzato che fa da sottofondo al suo pezzo di storia, oltre al suo vittimismo e a una estrema fragilità interiore.

Non capisce l’effetto devastante che ha avuto il suo stupido scherzo nell’aver rivelato le tendenze sessuali alla famiglia di Niru e, dopo tutto questo disastro, lo abbandona a se stesso. Non contenta, successivamente la vediamo in eventi tragici, troppo sconvolta e preda della paura per fare un passo, parlare, spiegare, assumersi le sue responsabilità, lasciando che la gente pensi male di Niru e che questo ricada sull’onore della sua famiglia.

 

 

“Va’ fuori a cercare un po’ di campo, gli dico, sono un’adulta, me la caverò. Sarà il caso che me la cavi, perché presto questa sarà la mia vita a New York: locali con uomini della mia età e molto più grandi che vagano in cerca di qualcosa che dovrei avere da offrire, che si suppone io debba custodire gelosamente, qualcosa che ho cercato di dare al ragazzo che mi ha appena lasciata sola al bancone del bar e che la darà a una persona che non ho mai visto. E io sono qui per aiutarlo. Fa male, anche se la natura alla fine vince sempre. Fa male perché spesso amare qualcuno, almeno all’inizio, non dipende dalla tua volontà, e non c’è forza di volontà che possa cambiare la situazione in cui mi trovo. Ci ho provato.” 

 

 

Vorrei chiarire che non si tratta di una storia romance ma di narrativa. Le due parti del libro sono collegate appena da un anello, un evento, e ci mostrano mondi, storie, sistemi di valori diversi fra loro. Di fatto, non si tratta neppure di un romanzo di crescita, perché quello che vediamo sono due storie interrotte.

 

Ci lascia molto su cui riflettere, poiché i temi toccati sono tanti, dai classici che interessano l’omosessualità (il rendersi conto del proprio orientamento sessuale, il disagio, il rifiuto della famiglia, i conflitti interiori per chi è credente, etc) ai genitori che mettono pressioni ai figli e al loro amore tutt’altro che incondizionato quanto commisurato ai risultati raggiunti; dagli approfondimenti su due culture diverse a quello del “mantenere le apparenze”, che la famiglia nigeriana lega al concetto di onore, di rispettabilità, mentre quella occidentale ostenta come una maschera, senza alcuna rilevanza di natura morale.

E infine, strano a dirsi perché il libro è stato lavorato per 10 anni prima di essere pubblicato, c’è il tema “George Floyd”: la discriminazione razziale, quanto un nero non possa ritenersi al sicuro come un bianco nel girare per strada, nonostante gli abiti, un probabile ingresso ad Harvard, i suoi comportamenti ineccepibili, la sua generosità e innocenza, e nonostante sia un campione in tutti i sensi. Tutti gli sforzi e gli insegnamenti così rigidi inculcati dalla famiglia, legati proprio all’apparire, all’andare a testa alta, spalle larghe e ben vestito per non dare adito a nessuno di poterlo incolpare o sminuire, appaiono quindi motivati, perché tutto questo non è sufficiente contro il pregiudizio.

 

 

“A volte fisso la famiglia che mi possiede e vorrei essere un’altra persona, con la pelle bianca e la possibilità di dire a mia madre e a mio padre, specialmente a mio padre, di andare a fanculo senza conseguenze, e a volte fisso i cartoncini bianchi con i versi della Bibbia che mi ha regalato il reverendo Olumide e penso che ci sia ancora modo, per me, di cambiare.”

 

 

 

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Emanuela

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