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Recensione: “Death match” di Roberta Martinetti

Dalle divise blu notte della vigilanza spuntavano teste rotonde, glabre e coperte di piccole scaglie marroni. Il naso mancava completamente, la bocca era piccola e piena di denti aguzzi, gli occhi dalle pupille verticali guizzavano, scandagliando la folla impaurita…

Durante un incontro di wrestling come tanti, Jason si ritrova catapultato in un incubo popolato da squamose e feroci creature. Intrappolato all’interno del palazzetto dello sport, perso nel labirinto di corridoi bui, Jason dovrà combattere il match più importante della sua vita. E cercare di sopravvivere…

Ho “incontrato” l’autrice per caso. Con i suoi commenti ironici e i racconti di eroi d’altri tempi, mi ha incuriosito e ho pensato che il suo ultimo lavoro fosse una buona occasione per conoscerla un po’ meglio. É così che mi sono imbattuta in questo racconto lungo (così viene catalogato) che niente ha a che vedere con ciò a cui ero abituata; la storia è incentrata su due wrestler che, alla fine di un match, si trovano a dover combattere davvero per la loro vita; in una escalation di violenza, saranno gli unici a rendersi conto della situazione e a fare qualcosa.

Devo ammettere che, anche se la Martinetti mi piace di più in altri toni perché la trovo ironica e divertente ma, soprattutto, perché sa cogliere l’attimo, con questo racconto conferma la sua creatività e dimostra di essere versatile riuscendo a creare una storia efficace, più fantascientifica che horror, con la giusta commistione di violenza ed eroismo, una storia di quelle da rimanere incollati per sapere come va a finire.

Una nota positiva va sicuramente a favore del protagonista Jason, wrestler scanzonato e disilluso, che si erge a eroe, anche se non richiesto, dimostrando non solo che l’istinto di sopravvivenza è insito nell’animo umano, ma che anche l’istinto di protezione vi risiede e ci porta a fare cose straordinarie per gli altri, anche senza capirne le motivazioni.

Una ragazzina minuta, poco più che una bambina, singhiozzava trattenuta a forza sul ring…

Non poteva farcela, lo sapeva, eppure doveva provaci, per qualche assurdo motivo tutti gli sforzi che lui e Pablo avevano compiuto quella notte sarebbero stati vani se quella bambina fosse morta.

Aggiungo che il racconto è scritto molto bene, in un linguaggio semplice e scorrevole, privo di descrizioni articolate o termini astratti che rischierebbero di interrompere il ritmo serrato che l’autrice è riuscita a dare alla storia; d’altra parte, avrei sopportato volentieri l’ansia in cambio di uno sviluppo maggiore della situazione e un approfondimento del finale che lascia un po’ d’incertezza. Nel complesso trovo che sia una bella prova per un’autrice che ha dimostrato la sua versatilità e stupisce ancora proponendo un racconto che potrebbe magari apparire fuori dalle sue corde, ma che, invece, ne dimostra le capacità anche in un campo così diverso. Complimenti, Roberta Martinetti!

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Dalle divise blu notte della vigilanza spuntavano teste rotonde, glabre e coperte di piccole scaglie marroni. Il naso mancava completamente, la bocca era piccola e piena di denti aguzzi, gli occhi dalle pupille verticali guizzavano, scandagliando la folla impaurita... Durante un incontro di wrestling come tanti, Jason si ritrova catapultato in un incubo popolato da squamose e feroci creature. Intrappolato all’interno del palazzetto dello sport, perso nel labirinto di corridoi bui, Jason dovrà combattere il match più importante della sua vita. E cercare di sopravvivere… Ho “incontrato” l’autrice per caso. Con i suoi commenti ironici e i racconti di eroi…

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StaffRFS

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