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Recensione: “Dark Paradise” di Valentina Piazza

Titolo: Dark Paradise

Autrice: Valentina Piazza

Genere: Romanzo rosa

Self Publishing

Data di Pubblicazione: 3 dicembre 2021

 

 

Sono Derek Mason e sono un assassino, almeno secondo il giudice Weber, a capo dell’area metropolitana di Baton Rouge. Ho ucciso mio fratello Malcom e, per questo, marcirò in prigione.

Lei è una ragazza come tante, dedita alla famiglia, al lavoro e allo studio.
Lui è un condannato in fuga, ormai allo stremo delle forze.
Il destino li mette sulla stessa strada, ma è la disperazione che li obbliga a restare insieme.
Braccati e allo sbando, tormentati e allo stremo delle forze, dovranno sfidare le leggi del Bayou e resistere a un’attrazione rossa come i tramonti della Louisiana.
Sopravvivenza, istinto, seduzione e incanto possono far sì che l’inferno diventi un vero e proprio paradiso, anche se oscuro e pericoloso, almeno finché il passato non arriva a presentare il suo conto, che sarà salato oltre ogni dire.

ROMANZO AUTOCONCLUSIVO.

 

 

Questa copertina è uno spettacolo!

Con questo biglietto da visita vincente, Valentina Piazza ci presenta il suo ultimo libro autoconclusivo, d’ambientazione contemporanea e con uno stile coloniale molto particolare.

Non è il primo romanzo che leggo di questa autrice e, come sempre, mi è piaciuto il suo modo di scrivere fluido e pulito. Ho divorato le pagine molto velocemente, anche grazie al doppio POV che ci aiuta a entrare meglio nella storia.

I protagonisti provengono da due mondi diversi: lui è un galeotto in fuga, mentre lei è la classica brava ragazza, che lavora in una tavola calda, studia legge ed è attratta da sempre dal mondo criminale.

La prigione di massima sicurezza di Angola, negli Stati Uniti, è il luogo dove è diretto Derek Mason, per aver ucciso suo fratello.

Durante il viaggio per il trasporto dei detenuti, a causa di un incidente, il mezzo su cui viaggiano va a finire fuori strada e, per Derek, si presenta l’occasione giusta per fuggire.

Ha inizio così una corsa adrenalinica verso la libertà e la verità, perché in effetti lui è innocente, non è un assassino ma purtroppo nessuno ha creduto alla sua testimonianza.

Nel bel mezzo del nulla, in una regione aspra e pericolosa come il Bayoux, nelle affascinanti paludi della Louisiana, l’uomo trova rifugio e aspetta che si calmino le acque e le indagini.

Nella ricerca di viveri e un mezzo di trasporto, si imbatte in Honor, una ragazza che ha fatto l’errore di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e quindi, volente o dolente, Derek è costretto a portarla con sé.

Sequestrata da un galeotto di cui ha sentito parlare in tv e di cui, inconsciamente, ha cominciato a fantasticare, Honor affronta il rapimento con amor proprio e una dose di coraggio impeccabile.

 

«Derek?»

La guardo: sta lì, stesa, con gli occhi chiusi.

«Sei davvero l’ultimo dei cavalieri. Mi chiedo come abbiano fatto a credere che tu abbia ucciso tuo fratello. Non lo avresti mai fatto.»

È così ingenua. Le sue parole mi sconvolgono e, mentre cerco qualcosa da dire, mi accorgo che il suo respiro si è fatto pesante. Dorme.

(Tratto dal libro)

 

Derek viene dai bassifondi ed è abituato a destreggiarsi in qualsiasi situazione. Mi è piaciuta la sua intelligenza e la forza, sia fisica, sia morale. Con Honor non è spietato e, nonostante tutto, se ne prende cura. Lei è più piccola, ma è una ragazza giudiziosa e molto matura.

Paradossalmente, è lei quella strana che mi ha fatto pensare all’inizio del libro, soprattutto per la sua propensione per il mondo criminale e le fantasie su un galeotto.

 

L’ambientazione, sinistra e pericolosa, è descritta molto bene, al punto di aver avuto l’impressione di respirare la stessa aria dei protagonisti. La convivenza forzata, in un ambiente ristretto, favorisce il dialogo e la conoscenza tra i due.

L’attrazione è frenata dalla reticenza di lui ad approfittarsi di una giovane ragazzina, di cui, a un certo punto, si sente anche responsabile.

I pericoli sono dietro l’angolo e non provengono solo dalla natura che li circonda. Il luogo, anche se infausto, è il rifugio di gentaglia della peggior specie. Questa ansia costante, unita alla ricerca di sostentamento per sopravvivere, non rende il romanzo propriamente dalle tinte rosa, ma con un sottofondo dark.

 

Non so niente di Honor, ma mi sento legato a lei: rappresenta il bene. Mi ricorda chi sono, chi non devo essere e, soprattutto, mi urla chiaramente che la mia vita non è finita. Io, nonostante tutto, sono ancora qui.

(Tratto dal libro)

 

Quando i due sono costretti a lasciare il nascondiglio e a tornare alla normalità, riusciranno a tenere vivo il sentimento nato dal nulla e a destreggiarsi da pericoli più subdoli delle paludi?

 

Consiglio questa storia a chi piace il pathos e l’adrenalina.

 

Vi invito a leggerlo e a vivere appieno questa lettura.

 

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Daniela Pullini

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