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Recensione: Conta fino a due di Søren Sveistrup

Serie: Naia Thulin e Mark Hess Vol. 2

Titolo: Conta fino a due

Serie: Naia Thulin e Mark Hess Vol. 2

Autore: Søren Sveistrup

Genere: thriller

Editore: Rizzoli

Data di pubblicazione: 5 maggio 2026

Età di lettura consigliata: +16

La serie è composta da:

  • L’uomo delle castagne  vol.1
  • Conta fino a due vol.2
È un nevoso giorno di San Valentino quando Silje Thomsen, quarantun anni, separata, scompare nel nulla. Un’indagine a prima vista ordinaria per l’investigatrice Naia Thulin, che dopo lo sconvolgente caso dell’Uomo delle castagne ha scelto per sé un ruolo più tranquillo, ai Crimini informatici della polizia di Copenaghen. L’analisi dei dati del telefono della donna non fa però presagire nulla di buono: pare che uno stalker abbia inscenato con lei, via messaggio, una specie di gioco a nascondino, progressivamente più sinistro e pericoloso. E non si tratta di un episodio isolato: una studentessa che aveva ricevuto messaggi analoghi è già stata uccisa. Naia si trova così costretta a collaborare con l’ultimo compagno che avrebbe voluto rivedere, il detective Mark Hess, con il quale, dopo l’ultimo caso affrontato insieme, aveva interrotto i rapporti. E quando viene rinvenuto il cadavere di un uomo, mutilato, apparentemente collegato al caso Thomsen, Naia e Mark si troveranno invischiati in una gara contro il tempo che li rimbalzerà all’indietro, a un maggio di tanti anni prima, a dei ragazzini in gita scolastica coinvolti in un macabro gioco a nascondino tra le paludi boscose del lago di Gundsømagle. Con “Conta fino a due”, Søren Sveistrup torna ai personaggi e alle atmosfere cupe di L’uomo delle castagne confermandosi un maestro del noir scandinavo, capace di creare trame straordinariamente profonde e di indagare come pochi altri nei recessi oscuri del cuore.

“Ciao e grazie della bella foto Chi è che gioca a nascondino?”

Libro dello stesso autore de L’uomo delle castagne da cui è stata tratta l’omonima serie che spopola sulle piattaforme streaming. 

Sarò sincero, non ho letto il primo romanzo che vi citavo e temevo di non riuscire quindi ad ambientarmi in questo ma Conta fino a due funziona benissimo anche da solo.

Ci troviamo in Danimarca dove il freddo non è solo nell’aria ma si infila dappertutto.

La storia inizia con la scomparsa apparentemente normale di una mamma separata. Ma, come in qualsiasi thriller ben strutturato, la normalità rappresenta i nuvoloni neri e cupi prima di una colossale tempesta. Durante le indagini si scopre infatti che la donna sparita era in costante fuga: vittima di inquietanti messaggi a sfondo sessuale con qualcuno che la pedina, la fotografa e la sottopone a un crudele e logorante gioco psicologico. E se tutto questo avesse dei precedenti? I detective trovano subito delle affinità con un caso che li ha coinvolti in passato. Questa indagine li ha segnati profondamente e soprattutto è un caso ancora irrisolto… Da qui in poi il romanzo prende il volo e accelera sempre più con un ritmo serrato di eventi che si ritrova anche nello stile di scrittura dell’autore.

I protagonisti sono Naia Thulin e Mark Hess, la coppia investigativa costituita già nel precedente volume sella serie.

Naia, molto intelligente, acuta e ostinata. 

Hess, introverso e nello stesso tempo carismatico ed estremamente pratico. 

I due sono la classica strana coppia… Litigano frequentemente ma hanno quel legame di fiducia reciproca che rende speciale e fa funzionare bene la loro dinamica di partner professionali.

Tutto il racconto è ambientato nella grigia Copenaghen che si sposa perfettamente con l’atmosfera tesa del libro.

Conta fino a due si legge voracemente perché i capitoli sono brevi, ben strutturati e avvincenti. Ma attenzione! Se pensate di dire leggo l’ultimo capitolo e poi vado a nanna, beh, non ci riuscirete… Perché quel piccolo particolare sul finire del capitolo vi “obbliga” a cercare le risposte in quello successivo. E così fate notte fonda senza accorgervene!!! 

Nel romanzo la tensione è costante e l’asticella della paura resta sempre molto alta. Lascia quel senso di inquietudine, quel qualcosa per cui ti chiedi “avrò chiuso a chiave la porta di casa?” nonostante, come dimostri il racconto, potrebbe non essere sufficiente per sentirsi al sicuro!

“Il passato non è mai davvero passato.”

Un paio di nei: 

1) il racconto è ricco di personaggi con un sacco di nomi complicati da ricordare e abbinare a un ruolo nella storia e questo rende la lettura leggermente meno scorrevole (cosa che riscontro nella maggior parte dei romanzi di autori nordici);

2) la linea temporale del racconto non è sempre ben definita, si salta avanti e indietro in maniera non sempre chiarissima e anche questo svia un po’ il lettore.

Il libro, comunque, mi è piaciuto perché è in perfetto stile thriller: costantemente coinvolgente, con la giusta tensione, la netta divisione tra buoni e cattivi, la giusta dose di misteri e il buon equilibrio di colpi di scena. 

E probabilmente finirò per andare a leggermi anche il romanzo precedente o a guardarmi la serie da esso ispirata.

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