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Recensione: Ci sono anche i giorni di primavera di Mélissa da Costa

Titolo: Ci sono anche i giorni di primavera

Autrice: Mélissa da Costa

Genere: narrativa

Editore: Rizzoli

Data di pubblicazione: 28 aprile 2026

Età di lettura consigliata: +16

È su un amore acerbo, fatto ancora soprattutto di passione, che in un giorno parigino di fine ottobre cade la graffiata, insopportabile, del destino. Succede quando François Louvier, quarantadue anni, talentuoso attore di teatro a un passo dal divorzio, è vittima di un incidente con lo scooter che lo lascia paraplegico. Di lì a qualche giorno sarebbe andato a vivere con la giovane Léo, l’amante. Chiunque sembra pronto a scommettere che Léo, ventiquattro anni appena, davanti a questa catastrofe improvvisa, semplicemente, se ne andrà: François per primo, uomo sanguigno, scostante, innamorato come un ragazzino ma che non la vuole legare a sé per compassione. E invece Éléonore resta. Non per dovere, né per ostinazione, ma per qualcosa di più difficile da nominare: un sentimento che cambia forma, che si incrina e si ricompone, che cerca un nuovo modo di esistere. Insieme, si troveranno a fare i conti con le proprie ambizioni e i sogni infranti, e con quelli che, inattesi, possono ancora nascere. E, passo dopo passo, tra cadute e slanci, si avvicineranno alla domanda fondamentale: fino a che punto ci si può spingere ad amare? Fino a che punto, in fin dei conti, è un bene cedere ai sentimenti, aprirsi e lasciarsi aprire dall’altro? E così, in un altro luogo, via da Parigi, dove l’aria di primavera dissemina nuovi profumi, queste domande troveranno le loro risposte.

Emozioni molto contrastanti hanno accompagnato la lettura di questo ultimo libro di Mélissa da Costa. Sono passata dal volerlo abbandonare (cosa che per principio non faccio mai), al  trovarmi completamente immersa nella vita di questa coppia di amanti parigini. Come si evince dalla trama, François è un attore di teatro, al culmine della carriera, in procinto di divorziare per andare a convivere con la ventiquattrenne Léo, quando un autobus mette fine a tutto, rendendolo paraplegico. Amante focoso e prepotente, narcisista all’eccesso, convinto di avere il mondo ai suoi piedi, si ritrova bloccato per mesi in un letto. Passato il primo periodo, dove la morfina lo aiuta a sfuggire ai pensieri, dovrà fare i conti con la lunga riabilitazione che, purtroppo per lui, è solamente fisica. Il suo animo non accetta la nuova dimensione, allontana tutti, rifiuta la terapia psicologica,  senza teatro non è più nulla, non è previsto un piano B.  Léo però non si scoraggia, provvede da sola al trasloco nella nuova casa che avevano scelto insieme, lo va a trovare regolarmente, non lo abbandona. Mette in pausa la sua vita per questo amore così sbilanciato: se prima era in un certo senso succube consenziente dell’egoistica esuberanza di lui, ora deve invece occuparsi solamente di cose pratiche, ogni energia è volta a soddisfare i bisogni dell’attore. Nonostante sia profondamente innamorata, passando i mesi, qualche crepa inizia a crearsi. È uno stillicidio di piccole gioie e grandi delusioni. La narrazione, a pov alternati, è idealmente suddivisa in tre parti. Per un bel terzo abbondante è parecchio lenta,  una continua introspezione da parte di entrambi, descrizione minuziosa delle singole giornate, dei problemi pratici da affrontare, come si dice? Mai una gioia! 

A un certo punto  il ritmo cambia, così come cambia la nuova vita che entrambi si accingono a vivere. François sembra adattarsi alla nuova condizione, ma la depressione è in agguato. Idem per Léo, le difficoltà quotidiane, compreso un lavoro che affossa le sue aspirazioni, scavano solchi profondi tra i due.

Sono stufo di fare sempre le cose sbagliate! Sono stufo di essere sempre il solito egoista, lo stronzo che prende e non dà niente! Per quanto cerchi di cambiare, di diventare migliore, più attento, il risultato è sempre lo stesso! I miei cazzo di errori!

Nell’ultima parte i ruoli si invertono: lei  in un certo senso si allontana, e lui, finalmente consapevole dell’amore che aveva dato sempre per scontato, cerca di tenere insieme la famiglia  lasciandole lo spazio che non ha mai avuto.

Possiamo ammirarla, affascinarla, desiderarla, volerle bene, idolatrarla, amarla. Ma non possederla.

Ma Léo non ha mai smesso di amare François, è sempre stato al primo posto per di lei, anche quando sembrava lontana anni luce e i giorni di primavera arriveranno, più vividi che mai.  

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