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Recensione: Chicago PD – 8×06

“Equal Justice” è il titolo dell’ottavo episodio di Chicago PD. Cosa sarà successo questa volta? Leggiamolo insieme e qui intanto potete trovare quello precedente.

Chicago PD

Progetto grafico a cura di Francesca Poggi

Salve Fenici. Adoro le puntate Jaycentriche di Chicago PD!

Questa volta il protagonista è proprio lui. Per chi ancora non lo avesse capito, è il mio personaggio preferito. Non solo per l’aspetto fisico, ma anche per come è stato delineato. Di nuovo vediamo che quando crede che qualcuno ha bisogno di aiuto, non si tira indietro e fa di tutto per “salvarlo”.

A volte viene ripagato e a volte no, ma sono sicura che non cambierà e continuerà a rischiare per portare a termine ciò in cui crede.Chicago-PD-8x06-Imm.1

L’uomo che vuole aiutare questa volta è Latrell, un meccanico che sta indagando per conto suo sull’omicidio del figlio di 17 anni Sean Wade e che si è infiltrato nella gang di Dante Rashard, il più grande spacciatore di eroina del South Side, credendolo l’assassino per la presenza della sua auto sul luogo del delitto.

È un padre che cerca giustizia per il figlio ed è disposto a tutto per averla, proprio come Jay. Ho adorato quando Halstead si è commosso mentre Latrell gli racconta di vedere il fantasma di Sean che gli parla dicendogli di fare in modo che non sia morto invano.

E da questo nasce l’indagine dell’Intelligence.

Voight crede alla storia dell’uomo e se li aiuterà a prendere Dante anche per l’eroina, gli ripuliranno la fedina penale. Hank fa leva sulla parte psicologica mostrandogli delle foto di ragazzi morti per overdose, a causa della droga venduta dalla gang dello spacciatore. Chicago-PD-8x06-Imm.2.jpg

Ma la droga non c’entra niente e neanche Dante. Il movente è stata la gelosia. Sean era davvero un bravo ragazzo, lavorava di nascosto in un market per mettere da parte i soldi per far istallare l’aria condizionata nel garage del padre e farlo lavorare meglio. Aveva solo una cotta per la ragazza sbagliata, Erika Moore. Non vi dirò chi è il vero assassino ma soltanto che, a un certo punto, Latrell farà qualcosa che non avrebbe dovuto fare. Soltanto Jay intuisce ciò che ha commesso e lo comprende, lo avrebbe fatto anche lui. Forse anche io, è stato solo guidato dalla disperazione e dalla voglia di giustizia.

Quando lo dice a Voight, questi, come un padre, non lo forza a denunciare ma lo guida e gli dice di fare ciò che ha senso per lui, deve solo assicurarsi che sia qualcosa con cui potrà convivere per il resto della sua vita. E Jay arresta sì Latrell, ma gli dice di tenere la bocca chiusa e chiedere un avvocato, sotto lo sguardo del capo che è lì vicino che veglia come sempre sui suoi ragazzi.Chicago-PD-8x06-Imm.3.jpg

Come ho già detto prima, questa puntata mi è piaciuta tantissimo. Ho visto la rabbia di Jay nello scoprire che la omicidi non ha seguito il caso come avrebbe dovuto, ma lo ha archiviato come una sparatoria tra gang senza andare fino in fondo. E ci sono andati di mezzo un bravo ragazzo e suo padre che, per avere giustizia, è dovuto diventare un delinquente. Durante l’intero processo l’unico poliziotto che lo ha trattato con rispetto e dignità è stato Jay. Già, ho dimenticato di dire che Sean e Latrell sono neri. Riecco quindi i pregiudizi razziali: muori a causa di colpi di pistola nel petto? Ok fai parte di una gang quindi ce la prenderemo comoda con il tuo caso.

Ultima cosa prima di lasciarvi. Voight secondo me ha pensato a suo figlio Justin ucciso tempo fa. Ed ecco che viene di nuovo fuori l’umanità di Hank, con le lacrime agli occhi quando Jay gli dice che vuole aiutare Latrell perché l’uomo ha bisogno di risposte sulla morte del figlio per andare avanti con la sua vita.

Alla prossima!

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Fulvia Elia

Fulvia Elia

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