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Recensione: Caro amico ti ho ucciso. Dalle Bestie di Satana al caso Nadia Roccia, quando l’amicizia diventa omicidio di Andrea Accorsi, Daniela Ferro

 

Erano amici, condividevano frequentazioni, interessi, passioni. Poi qualcosa nella mente di uno di loro è andato in tilt e la morte ha messo fine a tutto. Così, la Triste Mietitrice ha assunto le sembianze proprio di colui, o colei, di cui era lecito fidarsi. Può accadere che il delirio porti l’omicida a sfogarsi sui social network, o a lasciare tracce di quello che ha compiuto su un motore di ricerca di internet. Indizi facili da recuperare, a volte; più difficili quando la premeditazione del delitto è stata lunga, laboriosa e accurata. Attingendo alla storia, alla cronaca nazionale e a quella internazionale, il libro esplora il lato oscuro di alcuni fra i più famosi assassini del genere ripercorrendone profili e gesta, ricostruendone il passato, le abitudini e l’ambiente nel quale sono vissuti. Un tentativo di fornire un quadro ampio e approfondito di inaspettate esecuzioni e macabre uccisioni, a volte rimaste senza movente.

Da vera patita di criminologia e cronaca nera non potevo certo perdermi questo saggio che tratta tutti i casi più famosi di delitti che hanno come protagonisti coppie di amici, divise da screzi, interessi e violenza.
Molto spesso, infatti, l’amicizia sfocia nell’odio e nel risentimento e, a volte, anche nell’omicidio più brutale.
Questo, ad esempio, è stato il caso di Nadia Roccia, uccisa dalle migliori amiche per motivi mai chiariti, oppure il caso di Giordano Trenti che uccise il migliore amico con una fucilata al cuore perché innamorato della moglie di lui.
I casi trattati in questo libro sono tanti, dai più macabri ai più celebri eppure ho trovato, a volte, difficoltosa la lettura poiché molto poco empatica: i fatti vengono narrati con pochi commenti psicologici, come se fossero meri dati statistici e questo, alla lunga, risulta noioso e poco interessante.
Il fatto che manchi completamente un risvolto criminologico o psichiatrico sulle azioni che hanno portato agli omicidi è un aspetto che ho riscontrato anche in altri saggi di Accorsi che, solitamente, si concentra molto sulla parte processuale riportando citazioni veritiere dei protagonisti (avvocati o imputati) e con un’attenzione quasi maniacale agli esiti.
Da parte mia, credo che nel trattare casi simili se non viene analizzata la parte empatica ed emozionale si venga un po’ a perdere il senso della trattazione cronachistica: spiegare le motivazioni di certi atti, ma non come mero movente bensì con l’intento di illustrare le derive di un’anima malata.
Spiegare il male è fondamentale per tenersene alla larga e per difendersi da esso proprio da questo scaturisce la mia passione per la cronaca nera.
Per tutte queste motivazioni, “Caro amico ti ho ucciso” mi è risultata una lettura faticosa che, però, ho portato a termine consapevole che avrei, comunque, potuto placare la mia sete di conoscenza e la mia curiosità in campo delittuoso.

 

ladykira

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Babyladykira Admin founder RFS

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