Recensione: Buio di Vera Buck

Autrice: Vera Buck
Genere: thriller
Editore: Giunti Editore
Data di pubblicazione: 25 febbraio 2026

L’ultimo thriller di Vera Buck vi terrà incollati alle pagine con i suoi personaggi, l’ambientazione mozzafiato e le atmosfere inquietanti.
Una casa a un euro: per Tilda, ragazza tedesca di origini italiane, è davvero un colpo di fortuna. Vuole tagliare i ponti con la sua vita precedente e una villa in Sardegna è ciò che fa per lei. Botigalli è il sogno di ogni architetto appassionato di restauri: un villaggio abbandonato in cima alle montagne della Barbagia, una cinquantina di abitazioni e una sola strada che porta alla pittoresca chiesa. Inoltre si tratta di un cambio radicale: lavoro manuale, solitudine e buon cibo.
Ma l’idillio di questo luogo sospeso nel tempo è di breve durata. Il paese, che all’inizio sembrava completamente disabitato si anima in modo inquietante: strani rumori, oggetti spostati e poi un terribile segreto che risale all’estate del 1982, quando in una sparatoria tutti i suoi abitanti hanno trovato la morte. Nessuno sa cosa sia davvero accaduto quel giorno e l’unico superstite, l’anziano Silvio, rimane ostinatamente chiuso nel suo silenzio nonostante un giornalista si presenti da lui ogni domenica per cercare di convincerlo a raccontare la sua tragica storia. E Tilda, suo malgrado, vi si troverà improvvisamente catapultata dentro. Fare luce nel buio di quegli anni sarà l’unico modo per uscirne… illesa. Perché in questa terra aspra e isolata, sono successe, e ancora succedono, cose terribili.

In questa terra aspra e isolata sono successe cose terribili. E il passato non ha nessuna intenzione di restare sepolto.
Ci sono libri che ti tengono compagnia e poi ce ne sono altri che, mentre li leggi, ti fanno controllare due volte se hai chiuso bene la porta di casa. Buio di Vera Buck appartiene decisamente alla seconda categoria. È un thriller che prende per mano il lettore e lo porta dentro un luogo dove il passato non è affatto passato… diciamo che è rimasto lì ad aspettare, con calma e una certa voglia di farsi ricordare.
E fidatevi, quando decide di riaffiorare, lo fa con una personale teatralità.
La storia comincia quando Tilda, giovane donna tedesca con radici italiane e una buona dose di spirito avventuroso (o incoscienza, dipende dai punti di vista), decide di comprare una casa a un euro in Sardegna, nel paesino abbandonato di Botigalli.
L’idea è semplice e anche piuttosto romantica: cambiare vita scappando dal passato, restaurare una casa e vivere nella quiete della Sardegna più autentica.
Il problema è che Botigalli non è abbandonato per caso.
Negli anni Ottanta, durante una festa di matrimonio, nel paese avvenne una misteriosa strage: una notte di violenza che cancellò quasi un’intera comunità.
Quando Tilda arriva per iniziare la sua nuova vita, scopre rapidamente che vivere in un posto fantasma è meno poetico di quanto sembri. Rumori inspiegabili, presenze inquietanti e soprattutto una domanda che continua a tornare: che cosa è successo davvero quella notte?
Il romanzo alterna il presente con gli eventi del 1982, ricostruendo poco alla volta la tragedia che ha segnato il destino del villaggio.
Uno dei punti forti di Buio è la galleria di personaggi, tutti legati al paese da fili invisibili.
Tilda, la protagonista è curiosa, determinata e forse un po’ troppo coraggiosa. È il tipo di persona che davanti a un mistero inquietante non scappa: prende una torcia e va a vedere cosa c’è dietro la porta.
Silvio, uno dei pochi sopravvissuti alla tragedia del paese, vive ancora lì e custodisce il passato con una discrezione che rasenta l’omertà. Sa molto, parla poco.
Enzo, un giornalista che da anni cerca di ricostruire la verità sulla strage di Botigalli, è convinto che la storia ufficiale non sia quella giusta. È ossessionato da quello che è successo al punto di perdere tutto quello che ha pur di fare luce sul mistero.
Franca De Nardis, figura centrale nella linea narrativa del passato, è una donna che aveva provato a sfidare il silenzio del paese e la struttura patriarcale quando farlo era tutt’altro che prudente.
Sono personaggi pieni di sfumature e contraddizioni. Nessuno è completamente innocente, e soprattutto nessuno è davvero estraneo a quello che è successo. C’è un filo che li riporta tutti al 1982 e loro non lo sanno ancora!
Vera Buck descrive la Sardegna in modo intenso: rocce, vento, silenzi e paesaggi che sembrano custodire segreti antichi.
Il ritmo è costruito con intelligenza: capitoli brevi, cambi di prospettiva e continui salti tra presente e passato. Il risultato è una lettura che scorre veloce ma lascia sempre una sensazione di tensione sottile.
In pratica è il classico romanzo che ti fa dire:
“Ancora un capitolo e poi smetto.”
E poi, tre capitoli dopo, sei ancora lì.
Perché vale la pena leggerlo?
Buio funziona per diversi motivi.
Prima di tutto l’atmosfera: il romanzo riesce a trasformare un villaggio abbandonato in un luogo carico di mistero e inquietudine.
Poi la costruzione del mistero: la verità emerge lentamente, pezzo dopo pezzo, come un puzzle che qualcuno ha cercato di nascondere molto bene.
E infine il libro suggerisce una cosa semplice ma potente: i segreti di una comunità non spariscono. Restano lì, sotto la superficie, aspettando qualcuno abbastanza curioso da riportarli alla luce.
In questo caso, purtroppo per lei, quel qualcuno è Tilda.
In sintesi, Buio è un thriller inquietante al punto giusto e costruito con grande abilità.
Se vi piacciono le storie di segreti, paesi che nascondono troppo e misteri che attraversano il tempo… questo romanzo merita decisamente un posto nella vostra pila di letture.
Magari però evitate di leggerlo da soli, di notte, con il vento fuori dalla finestra.
Non si sa mai cosa potrebbe accadere.







