Sono rimasta piuttosto sorpresa del fatto che la “Sperling & Kupfer” abbia ripubblicato un romanzo Wattpad senza nemmeno rileggerlo.
In questo libro ci sono problemi di molti tipi, a partire da tempi verbali non esistenti in italiano (“star facendo”) fino all’ambientazione assente, per non parlare di una trama inconcludente e di personaggi senza spessore.
È una sensazione particolarmente fastidiosa, quella di trovarci sospesi nel nulla, senza riferimenti spaziale o aiuti per guidare la nostra immaginazione nel raffigurarsi una scena o le fisionomie, con personaggi che compaiono all’improvviso.
Questo problema è legato, come altri, a uno stile narrativo che non utilizza lo show, don’t tell. Ad esempio, si dice: “ci troviamo al Campus”, anziché descriverci un ambiente utilizzando i cinque sensi (il vocio degli studenti, profumi di fast food, libri appoggiati su un muretto, professori che vengono fermati nel parco…). Uno stile che appesantisce la lettura, rende ridondanti i concetti, ripete e spiega le deduzioni già espresse, dilunga i dialoghi frapponendoli a commenti che rileggono il parlato e dichiarano toni e stati d’animo.
Tutto questo porta con sé l’incapacità di trasmettere efficacemente emozioni. Nel complesso ci sono ben due-tre storie d’amore, eppure non proviamo alcun brivido. Dire più volte che un personaggio “piange” non serve a farci commuovere, così come affermare che Lockie è “estremamente affascinante” non scatena in noi eccitazione. Forse l’unica che riesce a scatenare emozioni davvero è Love (agente della CIA che dovrebbe proteggere Hermes, pur non essendo praticamente mai accanto a lui) dato che… beh, se finisse per sbaglio in un inceneritore non mancherebbe a nessuno.
È difficile spiegare perché mi vergogni così tanto di questo segreto. D’altronde, la vergogna è un sentimento molto particolare e del tutto irrazionale. È qualcosa con cui è davvero difficile convivere, e ancora di più da comprendere.
I personaggi hanno caratterizzazioni minimali. Hermes è una sorta di moccioso bohémien (lussurioso, edonista e frivolo), disinteressato a tutto ciò che riguarda la trama suspense. Il fatto che sia anche la principale voce narrante rende ancora più difficile per i lettori interessarsi e seguire le vicende della ricerca di Pandora (che, effettivamente, non prende neppure il via).
Ho apprezzato un po’ di più il co-protagonista Apollo. Diffidente verso chi non fa parte della famiglia, in particolare verso i due agenti della CIA (che peraltro si rivelano degli incompetenti in più occasioni), si fa carico del ruolo di fratello maggiore (autorevole, responsabile, solitario).
Entrambi rivelano nel corso della storia un trauma importante nell’infanzia che ha contribuito a plasmare il loro atteggiamento attuale, ma questo non è sufficiente a dare loro spessore.
Ci sono poi gli altri olimpi: tra fratelli e cugini parliamo di almeno una decina di persone (quasi nessuno utile per gli sviluppi della trama). Si tratta di comparse, ma non è chiara la finalità narrativa di questo affollamento: probabilmente dovrebbero fare colore, ma più che altro fanno confusione.
Parlando di intreccio e trama, la cosa che purtroppo pesa maggiormente sulla lettura è la mancanza di un adeguato radicamento della storia su pilastri credibili e solidi. Ancora più in generale, rimane confuso il focus della trama: che obiettivo hanno i personaggi? Qual è lo scopo narrativo delle scene inutili? Come si svolge l’arco narrativo?
La sensazione è, per almeno tutta la prima parte, quella di sbirciare dal buco della serratura personaggi che non sanno quello che stanno facendo. Di essere un “Grande Fratello” che assiste a battibecchi tra fratelli, ritardi alle lezioni, scelta degli abiti da mettere, serate al bar cercando di rimorchiare… senza nessun filo conduttore che ci porti verso una destinazione che, prima o poi, attendiamo si riveli. I primi sviluppi che accompagnano cenni di suspense e mistero arriveranno solo nella seconda parte del romanzo.
«Cosa fai?» Un sorrisetto gli incurva le labbra carnose. Scrive di nuovo. «È la prima volta che mi parli in due anni, Hermes Lively.» «Sì, scusa, sono il tipo più socievole di questo mondo, ma tu sei così bello che mi viene duro solo a guardarti le punte dei capelli» borbotto.
Ci sono diversi problemi di credibilità: innanzitutto continuo a chiedermi come mai, se sono tutti nati in Grecia e adottati da un miliardario greco, molti elementi li fanno sembrare cittadini americani. E poi Ares, testimone sotto protezione che dovrebbe nascondersi in incognito, non segue neppure i più banali criteri di sicurezza da B-movie. I due agenti della CIA hanno tatuaggi evidenti, non hanno alcuna abilità di “intelligence” e tralasciano spesso e volentieri il loro compito di guardia del corpo. Incoerenze anche nelle caratterizzazioni: ad esempio Apollo, talmente silenzioso e chiuso che da bambino per anni non ha parlato, spiega questo suo lato vulnerabile agli altri in un monologo di due pagine.
Lui annuisce e si china fino ad accostare le labbra al mio orecchio. «Il sesso non è mai stato un piacere, per me. E mi ero convinto che non avrebbe mai potuto esserlo, anche se lo speravo, e aspettavo che arrivasse qualcuno a dimostrarmi il contrario. È lì che sei arrivata tu. Tu, Love…» Scuote piano il capo. «Tu hai acceso in me un desiderio incontrollabile.»
Per concludere, la parte più interessante del romanzo sono le piccole epigrafi a inizio capitolo (forse un po’ ripetitive…), che approfondiscono aspetti della mitologia greca riferibili ai fatti che si stanno verificando. Purtroppo, sono un’arma a doppio taglio perché, se da un lato appagano la curiosità di chi si è approcciato a una lettura con riferimenti culturali, dall’altro genera un’aspettativa spesso disattesa su personaggi, miti e metafore, lasciandoci doppiamente delusi.