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Recensione: “Biglietto blu” di Sophie Mackintosh

 

TITOLO: Biglietto blu

AUTORE: Sophie Mackintosh

EDITORE: Einaudi

GENERE: Narrativa/Distopico

DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 Settembre 2021

Da bambina, molto prima che le fosse consegnato il biglietto blu che porta nel medaglione, Calla conosceva già le regole della lotteria. Quando arrivano le prime mestruazioni, le ragazze sono convocate per estrarre il proprio biglietto: bianco significa matrimonio e figli; blu, invece, tutto il resto. Da quel momento le due categorie conducono esistenze separate. L’assegnazione della sorte è legittima e inappellabile. Ora che è una donna adulta, con una solida carriera e una vita sociale tanto intensa quanto fatua, Calla sospetta che le possibilità promesse alle biglietto-blu non siano poi così sconfinate e allettanti. Da un po’ di tempo pensa sempre più spesso – e con bramoso trasporto – a carrozzine, latte caldo e manine paffute di bebè. Nonostante la maternità sia appannaggio esclusivo delle biglietto-bianco, e non abbia quasi nessuna conoscenza in merito, Calla sente che nel suo corpo si agita un sentimento oscuro, un desiderio accecante che mostra un’unica, rischiosa, strada percorribile. E proibita. Quando la sua gravidanza clandestina viene scoperta, Calla è costretta alla fuga. Con i pochi oggetti di un kit di sopravvivenza come unico bagaglio, questa sovversiva biglietto-blu intraprende un viaggio spericolato per non rinunciare al diritto di diventare madre. Presto si accorge anche di non essere sola nella sua lotta. Sul cammino, infatti, Calla incontra altre donne che, come lei, non vogliono arrendersi a un destino imposto e si ribellano servendosi dell’arma più potente: la scelta.

 

Biglietto blu è la libertà, è il grido delle donne di poter avere una scelta.

In una realtà non ben precisata e in una società in cui le vite degli individui devono sottostare a regole per le quali i sentimenti o le aspirazioni non hanno alcun valore, si svolge la storia della protagonista, Calla, una ragazza alla ricerca del proprio posto.

In questo mondo distopico, quando arrivano le prime mestruazioni, le ragazze sono chiamate alla lotteria per estrarre il loro biglietto: se bianco potranno diventare madri e avere una famiglia, se blu avranno tutto il resto. Saranno libere da qualsiasi vincolo, potranno vivere come meglio credono purché senza riprodursi.

L’assegnazione del biglietto è irrevocabile.

Dopo l’estrazione le giovani biglietto-blu vengono abbandonate letteralmente a se stesse, e dotate di spirale, devono recarsi in “città” e iniziare la loro nuova esistenza. Le ragazze biglietto-bianco invece, vengono scortate dagli “emissari” (una sorta di polizia che controlla tutto e  tutti) verso la loro nuova abitazione. Il futuro che le attende rimane però avvolto nel mistero più totale.

Tutto procede secondo i piani, almeno fino a quando Calla non sente nascere in lei il sogno di un bambino. Un desiderio così bramato che la condurrà alla fuga, in un viaggio pieno di pericoli e nuove conoscenze che non sempre si riveleranno amiche.

La scrittura della Mackintosh è asciutta, lineare, senza fronzoli. Ci trascina con prepotenza nella vita di Calla, attraverso i pensieri che lei stessa tiene nascosti pur di godere di quella falsa libertà, controllata  da un sistema che decide per tutti come se fossero degli incapaci.

È esattamente questo dettaglio a mettermi i brividi, l’impossibilità di poter scegliere autonomamente, di inseguire i propri sogni e di fare le proprie scelte. Come si fa a lasciare che altri decidano per te? Come si possono far tacere le proprie aspirazioni?

Calla cerca di sottrarsi a questo suo desiderio oscuro, ma non ci riesce perché non può ignorare ciò che intimamente vuole.

È un romanzo che parla di controllo, della mancanza di affermazione di donne che non fanno gruppo, non si danno sostegno e non sono empatiche tra di loro. Ognuna vive la propria esistenza nella sua solitudine. Nonostante l’apparenza di una vita decisa per te sembra andare bene, il tarlo del dubbio ti scava dentro in modo famelico. E non si può evitare di sentirlo, bisogna assecondarlo e cercare di viverlo, nonostante il divieto.

Una storia sull’essere ciò che si desidera.

 

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Sara

Kureha

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