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Recensione: “Aspettando il cielo” di Elliot Ackerman

Titolo: Aspettando il cielo
Autore: Elliot Ackerman
Editore: Longanesi
Genere: Narrativa contemporanea

Data di Pubblicazione: 4 giugno 2020

Dopo un lungo volo militare dall’Afghanistan agli Stati Uniti, Eden giace in un letto d’ospedale, incapace di muoversi e di parlare. È miracolosamente sopravvissuto a un attentato durante una missione militare, ma le sue condizioni sono gravissime. A vegliare sul suo corpo lacerato dalle ferite e a sperare che il cielo lo lasci in vita, c’è la moglie Mary. Ma insieme a loro, in quella stanza, c’è qualcun altro. Qualcuno che spera e prega per Eden. E che ci racconta la sua vera storia.
Pagina dopo pagina, scopriamo a chi appartiene la voce narrante, quella di un commilitone di Eden che era presente nel momento dell’attentato e che ha avuto un destino diverso dall’amico ferito: vite che si incrociano e poi si separano, ma non per questo restano distanti. Perché ogni distanza può essere azzerata dall’amore. In ogni condizione.
Mentre Eden lotta per la vita, il suo compagno ripercorre i momenti più terribili, i segreti, le battaglie, i sentimenti che li hanno portati a condividere il presente.

Aspettando il cielo è un romanzo toccante, che esplora i traumi meno visibili della guerra, interrogandosi sui valori della lealtà e dell’amicizia, sul tradimento e sull’amore.

Come nelle preghiere, il ritmo delle sue parole non si fermava mai.

Non ne distingueva nessuna.
Non ci sentiva.
Un’ondata di ansia lo assalì, frangendosi e disperdendosi come una silenziosa onda di nulla. Perché non c’era niente che lui volesse vedere o sentire. Se avesse avuto l’udito, le infermiere gli avrebbero detto che era diventato cieco. Se avesse avuto la vista, le infermiere avrebbero scritto per dirgli che era diventato sordo. Non avrò paura, promise a se stesso. Sarò più grande di tutti.

Sarò morto.

Sarò su questa terra più vicino alla morte di chiunque, capace di comprendere ciò che soltanto i morti sanno. È una bella cosa, pensò, sapere soltanto quello che sanno i morti. E di che cosa si tratta? Sanno soltanto che un tempo sono stati vivi, ed è per questo che sono morti.

(Tratto dal libro)

Il romanzo non prometteva certo una lettura spensierata e allegra, ma devo dire che, rispetto ad altre intense e commoventi, questa è stata più affrontabile. Lo stile narrativo è distaccato e… quasi asettico. I personaggi si muovono in una sequenza di gesti raccontati minuziosamente senza che siano inseriti commenti o giudizi, tanto che vengono smorzate anche le emozioni più forti, che l’autore lascia a noi ricamare e immaginare sulla fredda trama.

La tematica centrale è quella del fine vita affidato ai familiari, ovvero l’eutanasia, anche quando questo viene esplicitamente richiesto dalla vittima che, purtroppo, non può da sola porre fine a se stessa. Il protagonista infatti è Eden, un militare saltato in aria a causa di una mina, che ora si trova attaccato alle macchine, sordo, cieco, con vari (e inutili) trapianti di pelle nel tentativo di ricostruire quella ustionata, nonché amputato fino al torace. La moglie, però, nonostante stazionare al Centro Ustioni 24 ore su 24 non le consenta di dedicare tempo a crescere la figlioletta appena nata, non vuole prendere la decisione di lasciar andare suo marito. Non lo farà per almeno tre anni (per conoscere cosa farà dopo, dovrete arrivare al finale).

La narrazione è affidata all’amico caporale, morto sul posto nella stessa esplosione che ha menomato Eden, ed è quindi una visione surreale, onnisciente (tranne nei momenti in cui farebbe comodo che la sua “conoscenza di tutto” avesse delle risposte da dare al povero Eden), a tratti divertente, ma soprattutto distaccata, come di chi ormai non ha più niente da perdere o guadagnare sulla terra.

I suoi occhi uguali si fissarono in quelli diversi di lui, mentre lo toccava. Nello spazio che li separava soltanto un sussurro: «Se vuoi andare, vai. Ma se vuoi restare, devi dormire».”

(Tratto dal libro)

L’intreccio è sviluppato in modo da alternare momenti attuali a momenti passati. Nei primi scopriremo come Eden vive il suo isolamento dal mondo, attraverso gli altri ricostruiremo la storia che lega i due protagonisti con la voce narrante. Un legame particolare, curioso, ma privo di ogni calore, lasciato scorrere come tutto il resto, un po’ velocemente, privo di importanza.

Arriveremo a chiederci più di una volta se sia giusto o sbagliato che Eden muoia o che qualcuno lo accompagni alla morte, perché di fatto, da un certo momento in poi, un barlume di lucidità gli consentirà di iniziare a comunicare. E lui sarà terribilmente consapevole della sua condizione e di ciò che desidera. Ma il potere di firmare le carte non è in mano sua.

Nel complesso assegno tre stelle e mezzo, perché lo stile troppo freddo non mi ha catturata, nonostante la trama sia colma di potenziale. Non sono riuscita a condividere (nemmeno a capire, talvolta) il punto di vista della moglie, e non sono riuscita a percepire calore nei legami tra i tre protagonisti, elemento per me importante per immedesimarmi nella lettura.

Fece scorrere il dito fino alla fine del bendaggio e gli guardò ancora gli occhi, e vedendo che non vedevano niente, il suo dito si spostò dalla garza alla pelle nuda del petto. Era ustionata, affumicata, dissanguata, eppure non era morta. La scoperta la sorprese. Quel pezzettino di carne che aveva sfiorato era mille volte più vitale di lei. Sotto il dito sentiva la capacità di sopravvivenza, ciò che un corpo può fare e fa, quando è spinto allo stremo. Era l’espressione di tutto il dolore sofferto da un uomo che scommette sul futuro, qualunque esso sia, l’animale anfibio che striscia sul terreno, il primo ominide che conquista la verticalità. Era quella forma grottesca e purissima di adattamento: la vita.

(Tratto dal libro)

Veronica.Lady Shanna

Veronica.Lady Shanna
Admin Founder Romanticamente Fantasy Sito. Mi piace leggere e grazie a quest'amore ho conosciuto tante splendide persone. Adoro quasi tutti i generi di libri... e anche per quelli che non sono i miei preferiti di solito tendo a non giudicarli prima di averli letti questo per avere una mia opinione personale e non lasciarmi influenzare da quanto sento in giro come commenti e recensioni. Infatti, tendo a prendere quest'ultimi come linee guida non come verità assolute...

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