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Recensione: “Aquiloni nella notte”, di M.E. Kerr

Titolo originale: Night Kites
Autore: M.E. Kerr
Edito da: EL, collana Ex Libris
Pubblicazione italiana: 1992 (ultima ristampa, 1999)
Traduzione a cura di: Stefano Alfiero D’Aprile
Formato: cartaceo

L’ultima ristampa del libro risale al 1999 e per questo è di difficile reperibilità.
Il nostro consiglio è quello di cercarlo in biblioteca o nelle librerie e nelle bancarelle dell’usato.

Adatto a ragazzi dai 14/15 anni in su

Trama

Sono diversi, gli aquiloni notturni? Scivolano nel buio, che li protegge, più di quanto già non li difenda il silenzio.

È come un aquilone, Pete. Vola alto con la fantasia e scrive racconti. Ed è diverso, Pete, ma nessuno lo sa. La sua famiglia, una famiglia borghese, molto americana, scopre la diversità di Pete in maniera drammatica, quando gli esami clinici attestano che la sua insistente malattia si chiama AIDS.

Ed ecco che comincia una dura prova anche per Erick, l’io narrante di questa storia, il fratello di Pete. Tra le fissazioni di un padre ottuso benpensante e una vita sentimentale fitta di ardenti desideri, ma anche di cocenti delusioni, Erick conosce la vita e i suoi più imprevedibili voltafaccia.

Un libro denso, appassionato, che è anche un promemoria morale per le generazioni che affrontano il grande male del ventunesimo secolo.

Recensione

… gli aquiloni come questo erano diversi. Ci erano abituati. Andavano in alto da soli, per conto loro e non avevano paura di essere diversi. Anche alcune persone erano diverse, disse Pete.

Nella provincia americana degli anni ’80, l’omosessualità è un peccato da nascondere e l’AIDS fa paura, davvero molta paura. Lo sperimenta in prima persona Erick, un diciassettenne come tanti, alle prese con le scelte per il futuro e desideri in contrasto con l’amicizia più profonda, quando scopre che suo fratello maggiore è malato.

Pete, scrittore che non riesce a terminare nessun libro, vive a New York ma è costretto a tornare a casa dopo che la malattia gli fa perdere lavoro e casa, confessando alla famiglia quel segreto che ha custodito per tanti anni, quella diversità che andava tenuta nascosta. Nonostante i suoi genitori siano decisi ad aiutarlo in ogni modo possibile, la realtà dei fatti sta in queste parole di suo padre:

“Non dobbiamo, per nessun motivo, parlare di questa faccenda con nessuno. E quando dico nessuno, intendo nessuno! Sono stato chiaro?”

Rapito da una storia d’amore che gli ha sconvolto la vita, Erick cerca di tenere i propri problemi separati da quelli della famiglia, consapevole di quanto siano gravi le condizioni del fratello. Con la sua semplice accettazione dei fatti, in effetti, riesce a comprendere Pete molto meglio di quanto non facciano i loro genitori.

“… Sai che cosa mi ha detto? Che molti gay hanno avuto più uomini di quanti ne riescano a ricordare! Te ne rendi conto? È sconvolgente!”
“Se parlassimo di donne, però…”
“Ma non è così” disse amaramente la mamma.
“E se così fosse, invece? Allora sarebbe okay, non è vero? Non è forse quello che ci ha sempre detto il babbo? Di spassarcela per bene finché c’è tempo! Che quando ci si sposa una volta, ci si sposa per sempre! Non è forse così?”
“Per l’appunto. Tuo padre ha sempre parlato di uomini e donne. Di matrimonio!”

Scontrandosi con l’ignoranza e la paura delle persone, la famiglia si compatta suo malgrado, mentre tutti i membri imparano qualcosa su se stessi e su quelli che credevano essere loro amici. Il legame tra Erick e Pete, invece di logorarsi per le difficoltà, si rafforza e i due fratelli scoprono di essere molto più simili del previsto, entrambi incapaci di pronunciare le fatidiche parole, quel “ti amo” tanto temuto, sebbene nel caso di Pete le cause siano in gran parte più sociali che personali.

“Il fatto è che non ho mai potuto essere apertamente ciò che sono. Essere gay e infischiarmene  di quello che avrebbero pensato gli altri. Non sono mai stato capace di confidarmi neppure con i miei amici, capisci?”

Alla fine, purtroppo, né la paura frutto dell’ignoranza e del pregiudizio né l’inevitabilità della malattia possono essere sconfitte, non resta che l’amore tra fratelli e la gioia per un racconto scritto fino alla sua conclusione, finalmente.

“Stamattina, quando mi sono svegliato, la stanza era pervasa da un leggero profumo. Tenue e delicato; ma così squisito da sconvolgermi. Eppure so bene cosa sia, benché non sappia ancora quale sia il suo prezzo. So che è dolore e so che verrà…”

Questo romanzo forse sembra anacronistico, oggi che le informazioni su AIDS e prevenzione della malattia sono alla portata di tutti, ma non dobbiamo dimenticare che paura e ignoranza conviveranno sempre con gli esseri umani e le discriminazioni, purtroppo, non sembrano destinate a scomparire. L’autrice racconta una bella storia di amore fraterno, descrivendo con dialoghi serrati e diretti la realtà di una provincia bigotta, nella quale anche l’amore più impetuoso s’infrange contro la paura, ma dove alcuni spiriti riescono comunque a elevarsi al di sopra di tutto e volare liberi.

Firma Rubina

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StaffRFS

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