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Recensione: “Anima Dannata” di Massimiliano Bellezza

 

 

La vita di Mark Porter è segnata fin dall’infanzia. Costretto ai soprusi del padre alcolizzato, cresce in un ambiente violento e diventa ben presto un ragazzo solitario e rabbioso. Il suo tormento più grande è vedere la felicità negli occhi altrui.
Il labile equilibrio, che a fatica si è costruito, crolla quando dei bulli gli sfigurano il volto col fuoco. La crepa oscura del suo animo dannato diventa una voragine che a malapena riesce a contenere dispiaceri, tristezza e odio per il genere umano.
Da vittima a carnefice, tra incubi, bugie e deliri, la vendetta di Mark si abbatterà su giovani innocenti senza pietà. Perché tutti, dal primo all’ultimo, dovranno pagare per la sua sofferenza.

Anima Dannata è un romanzo che ci racconta come nasce un serial killer, Mark Porter, da quando, ancora bambino, ha iniziato a subire violenze, fino alla maturità quando, dopo una serie di omicidi che inspiegabilmente hanno depistato ogni indagine, è riuscito ad attirare l’attenzione di una squadra specializzata dell’FBI.

La prima parte, in particolare, che assume caratteristiche più da romanzo psicologico, è a mio avviso quella meglio riuscita. Una volta che la psiche malata del serial killer prende piede oscurando la razionalità, il romanzo si converte in poliziesco, finendo per ridurre notevolmente le scene introspettive e calcando ahimè sullo stile eccessivamente “raccontato” e poco “vissuto”, che rende la storia poco coinvolgente.

Oltre a questo difetto stilistico, o forse proprio a causa del fatto che la storia non sia particolarmente significativa a livello emotivo, ho trovato la presenza di molti dettagli, e a volte di intere vicende, del tutto inutili: dispersioni, indagini a vuoto che non influiscono né sulla storia, né sul personaggio e neanche sull’ambiente circostante; personaggi quali maestre, fidanzate, parenti che compaiono e scompaiono dalla trama senza lasciare il segno.

Un altro aspetto che mi ha lasciata perplessa è stata la scelta dei momenti della vita del serial killer raccontati: ci sono scene descritte molto dettagliatamente, anche se non propriamente significative per una svolta nel personaggio o nella storia, mentre altre, più importanti, vengono tralasciate con un grosso balzo in avanti senza alcuna sottolineatura (come la storia con una fidanzata, che gli consente di raggiungere per un certo periodo di tempo non meglio definito un buon equilibrio psicologico, portandolo a interrompere gli omicidi).

Infine, un ulteriore elemento che mi ha fatto storcere il naso è stato ritrovare caratteristiche, toni, cliché presi in prestito, per non dire imitati… per non dire scopiazzati, dai famosi crime series televisivi. Un po’ troppo, a mio avviso, a maggior ragione per il fatto che, a fianco di una caratterizzazione televisiva decisamente positiva e vincente, l’autore ha voluto associare una strategia investigativa poco brillante e decisamente smemorata, per non parlare poi della prodezza fisica.

Dulcis in fundo, ho trovato fuori luogo le note a piè di pagina per spiegare termini scientifici o psicologici, cosa che in un romanzo andrebbe fatto tramite gli strumenti classici: dialoghi, riflessioni, escamotage vari.

Concludendo, se è vero che ho apprezzato la prima parte del romanzo, quella dove il serial killer si forma nella mente di un bambino, soffocando la parte razionale ed empatica, allo stesso tempo avrei saltato volentieri tutta la sezione centrale, per passare direttamente al finale, là dove l’FBI inizia finalmente la caccia all’uomo. Nel mezzo tante divagazioni e rivoli che si perdono nel nulla.

 

Alcuni assaggi:

Dentro di lui gironzolavano ormai due persone in perenne contrasto: la rabbia e l’odio erano l’impalcatura di una delle due. Era ciò che stava diventando, subdolamente: pura rabbia.

***

«Ciao, gioia». King si rivolgeva a lei sempre in modo colorito, infarcito di nomi teneri. Si sentiva un fratello maggiore per la eclettica informatica, le voleva molto bene.

«Ciao, cocco, dimmi tutto».

«Ti mando alcune foto con i traumi riscontrati sulle vittime. Confronta le informazioni con casi del passato a Los Angeles e dintorni». Si interruppe per riflettere. «Anzi, fai in tutto lo Stato: vai indietro di un decennio».

«Ma sarà un elenco interminabile! Non puoi restringere il campo?».

«Purtroppo no, non per ora. Su, piccola, al lavoro», la strigliò con piglio scherzoso.

«Va bene, consideralo fatto».
«Grazie, gioia, sei la migliore».
«Prendimi in giro», ridacchiò Torres, assolutamente complice nel gioco. «Sai che non potrei», cinguettò.
Attaccò e ritornò dai colleghi. «Ci fa sapere».

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    La vita di Mark Porter è segnata fin dall'infanzia. Costretto ai soprusi del padre alcolizzato, cresce in un ambiente violento e diventa ben presto un ragazzo solitario e rabbioso. Il suo tormento più grande è vedere la felicità negli occhi altrui. Il labile equilibrio, che a fatica si è costruito, crolla quando dei bulli gli sfigurano il volto col fuoco. La crepa oscura del suo animo dannato diventa una voragine che a malapena riesce a contenere dispiaceri, tristezza e odio per il genere umano. Da vittima a carnefice, tra incubi, bugie e deliri, la vendetta di Mark si…

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