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Recensione: American Gods – Stagione 2

La seconda stagione di American Gods è una vera baraonda a detta di MariRiss. Come procede la disputa tra nuovi e vecchi dei? Scopriamolo insieme! Buona lettura!

American Gods - Stagione 2

Progetto grafico a cura di Francesca Poggi

Ciao a tutti, amanti delle serie TV!

“Il mondo sarebbe molto più pacifico, se fossimo tutti atei.” (José Saramago)

Inizio in modo duro, me ne rendo conto ma, fidatevi, non c’è frase migliore per riassumere la baraonda che vediamo nella seconda stagione di American Gods.

Dopo un tentativo – non troppo sincero in verità – di stipulare una specie di tregua, è ormai certo che si arriverà alla guerra tra Vecchi Dei – capeggiati da Mr.Wednesday/Odino – e i Nuovi Dei di Mr.World.

American Gods - Stagione 2

Per Odino, i Nuovi Dei rappresentano il marcio della società… essi mirano a dominare il mondo con la tecnologia trasformando gli esseri umani in zombie asserviti alle intelligenze artificiali.

American Gods - Stagione 2

Toh, ma tu guarda! È esattamente quello che in parte stiamo già vivendo! Siamo morti senza i nostri strumenti informatici. Cade la rete, smettono di funzionare Facebook e Instagram ed è… TRAGEDIAAAAAA!

Vogliamo parlare di quelli che camminano per strada con gli occhi puntati sul proprio smartphone, che ti vengono addosso e poi ti guardano con gli occhi perduti esclamando “Mi scusi non l’ho vista!”. E ci credo, se non guardi dove metti i piedi…

Ha dunque ragione Mr.Wednesday? Ma nemmeno per sogno!

Anche lui vuole asservire il mondo… come? Beh, alla vecchia maniera! E garantirsi quell’adorazione data dalla “semplice” fede.

La guerra sembra dunque essere inevitabile e ciascun leader cerca alleati per combattere in nome della causa.

Nel frattempo, quel gran bel pezzo di manzo di Shadow è prigioniero di Mr.World che vuole portarlo dalla sua parte. Come? Con la tortura ovviamente, che domande su!

Shadow però non sa che sulle sue tracce ci sono Laura la MignotSaura e Mad Sweeney che continua suo malgrado a seguirla al solo disperato scopo di recuperare la sua moneta della fortuna.

American Gods - Stagione 2

E che vi posso dire amici miei, l’ex moglie pu****… ehm fredifraga di Shadow, mi sta veramente sugli zebedei! Non tanto perché abbia tradito il marito, non sono così bacchettona, né inutilmente moralista; è il suo atteggiamento strafottente e altezzoso che mi dà ai nervi. Pur sapendo di aver fatto un errore grossolano – per usare un eufemismo – si comporta come se nulla fosse successo, il che fa anche un po’ ridere visto e considerato com’è schiattata.

E il karma, non per nulla, le ha fatto pelo e contro pelo trasformandola in un non morto… ma mica in uno di quelli affascinanti e bellissimi che popolano l’immaginario collettivo grazie alle leggende sui vampiri.

Laura la MignotSaura resuscita, ma rimane un cadavere putrescente, puzzolente, con l’intestino pieno di larve e le mosche che le ronzano intorno in continuazione… un po’ come fanno con la merda, no?

Comunque… la salma ambulante si è messa in testa di salvare il suo “amato”. Ci riuscirà? O Shadow si salverà da solo?

E come finirà tra i due schieramenti divini?

American Gods - Stagione 2

Due anni tra una stagione e l’altra sono davvero tanti… è vero che American Gods è un prodotto estremamente complesso, sia a livello di effetti speciali e grafica che nei contenuti.

Gli effetti della lungaggine nella lavorazione, causata principalmente dalle defezioni degli showrunner, cui si è aggiunto un parziale ribaltamento del cast – vittima eccellente di questo repulisti è stata Gillian Anderson – si sentono, e molto, in questa seconda stagione.

La serie è il reboot del romanzo di Neil Gaiman – che ammetto di non aver letto – e sembrerebbe che lo stesso scrittore abbia lamentato il fatto che la prima stagione non fosse minimamente fedele alla storia da lui scritta.

Fatto sta che la grande differenza tra la prima e la seconda stagione rappresenta un boccone parecchio amaro che, solo con grande fatica, non finisce per essere del tutto indigesto.

Lo stile sopra le righe e dissacrante resta abbastanza fedele, purtroppo gli eventi sono troppi e buttati tutti insieme in maniera confusa. Un mappazzone come direbbe Chef Barbieri.

La serie, nel complesso, resta appassionante e tiene incollato lo spettatore fino alla fine, ma non è un prodotto per tutti. Da questo punto di vista, la prima stagione si distingue per una maggiore fruibilità anche dei contenuti, che sono resi molto più comprensibili e di conseguenza accessibili a un pubblico più ampio.

Da evitare se si punta a una serata di puro svago, ma adatta a chi ama le storie che rompono qualunque schema.

Quasi impossibile da narrare… tutta da vedere.

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Serena Oro

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