Recensione: Amber Love di Simona Vilas

Autrice: Simona Vilas
Genere: Romance
Editore: Cocktail Edizioni
Data di pubblicazione: 21 gennaio 2026

Katia ha ventinove anni, un ginocchio di titanio e una sfilza di disastri alle spalle: una carriera da tennista finita troppo presto, un ex infedele e una vita in pausa.
Quando trova per caso su Instagram l’annuncio di un piccolo B&B in cerca di personale, decide di mollare tutto e partire per Albarossa, una località sperduta tra Marche e Abruzzo, dove il mare profuma di libertà e le giornate scorrono lente come una canzone dei Beatles.
Lì incontra Magda, una nonna fuori di testa che parla con i gabbiani, un bagnino pigro, un pizzaiolo che odia il mondo… e Pietro, un rampollo milanese mandato a comprare i tre B&B del posto per conto della sua famiglia.
È bello, arrogante, e rappresenta esattamente tutto ciò da cui Katia sta scappando.
Ma l’amore ha il vizio di arrivare nei momenti peggiori — o forse nei migliori.
Tra discussioni sulla sabbia, baci improvvisi e un incendio che cambierà ogni cosa, Katia e Pietro si ritroveranno a riscrivere le proprie vite, scoprendo che il cuore, a volte, è come il mare: anche quando sembra calmo, sotto la superficie nasconde tempeste che sanno guarire.
***Volume Autoconclusivo***

Fenici, quando un’autrice ti scrive personalmente per chiederti di leggere e recensire il suo libro, ti senti vista. Sì, mi ha fatto sentire onorata, perché dietro questa richiesta c’è fiducia, c’è apprezzamento del mio lavoro e coraggio nello scegliermi. Quindi proprio per questo mi sono avvicinata alla storia con attenzione, rispetto… e anche tanta curiosità.
La storia segue Katia che a ventinove anni si ritrova con una vita un po’ in pausa, un ginocchio di titanio, una carriera sportiva finita troppo presto e una serie di delusioni che la spingono a fare quello che, onestamente, almeno una volta nella vita abbiamo sognato tutte: mollare ogni cosa e ricominciare da un’altra parte. Così finisce ad Albarossa, un posto sospeso tra Marche e Abruzzo, dove il tempo rallenta, il mare fa da sottofondo costante e la vita sembra chiederti meno e darti di più.
Anche Pietro, però, è un personaggio che merita uno sguardo più attento. Perché dietro l’apparenza del ragazzo ricco e privilegiato c’è un uomo che si porta addosso un peso enorme, quello delle aspettative di un padre con cui non ha mai avuto un vero rapporto, soprattutto se messo a confronto con una sorella che sembra aver sempre fatto “meglio” di lui. Pietro arriva ad Albarossa proprio per portare a termine quello che sente come l’ultimo desiderio di suo padre e questa cosa lo mette davanti a una serie di scelte tutt’altro che semplici. Ha un forte senso morale, il bisogno quasi costante di fare la cosa giusta per tutti, anche quando significa sacrificare sé stesso. È un personaggio molto intenso, spesso combattuto, che si muove tra dovere, ideali e desiderio di essere finalmente abbastanza. In questo l’ho trovato estremamente umano, perché sono scelte che, in modi diversi, la vita mette davanti anche a noi: decisioni morali, a volte discutibili, che non hanno una risposta giusta o sbagliata, ma solo conseguenze da affrontare.
Una delle cose che ho apprezzato di più è stata proprio l’ambientazione. I luoghi sono raccontati con cura e amore, si sente che non sono messi lì per caso. Il paesaggio, il mare, i ritmi lenti, l’idea di preservare posti ancora incontaminati: tutto questo emerge in modo naturale e rende Albarossa quasi un personaggio della storia. È uno di quei libri che ti fanno venire voglia di partire, di respirare aria diversa, di ridimensionare la tua vita.
La storia d’amore è uno slow burn vero, cresce piano piano, senza accelerazioni innaturali. Katia mi è piaciuta molto come protagonista: è una donna di carattere, ha attraversato momenti difficili, ma non viene mai raccontata come una “da salvare”. È ferita, sì, ma anche consapevole, ironica, capace di rimettersi in piedi con i suoi tempi. Pietro invece è un protagonista maschile diverso da quelli a cui siamo abituate; non è il classico maschio alfa dominante (di cui sono solita leggere), ma un personaggio emotivo, che ascolta e si mette in discussione. È bello leggere di un uomo che non ha bisogno di imporsi per esistere accanto a una donna forte.
Anche le scene spicy seguono questo tono, non sono esplicite, ma delicate, sentite, coerenti con la storia. Puntano più sull’emozione e sulla connessione che sul dettaglio fisico, e secondo me funzionano proprio per questo.
Il libro è autoconclusivo e si chiude con un lieto fine che non sembra buttato lì, ma arriva in modo naturale dopo il percorso dei personaggi. È una storia di seconde possibilità, di rinascita, di scelte difficili e di come a volte il cuore trovi la strada giusta proprio quando smetti di forzarlo.
Non è una lettura che ti fa gridare al capolavoro, ma è una di quelle che ti fanno dire: “mi ha fatto bene leggerla”.
A volte, credetemi, è esattamente quello di cui abbiamo bisogno.







