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Recensione:

Titolo: I sette killer dello Shinkansen

Autore: Kotaro Isaka

Editore: Einaudi

Collana: Einaudi. Stile libero big

Genere: Thriller e suspense

Chi sopravviverà?
Il thriller dell’anno arriva sparatissimo dal Giappone.

Un intreccio alla Agatha Christie e un’ironia alla Tarantino.

Da questo romanzo il film con Brad Pitt e Lady Gaga.

Un treno partito da Tokyo e lanciato a trecento all’ora nella campagna giapponese. Una valigia piena di soldi nascosta in una delle carrozze. E sette assassini pronti a entrare in azione. Un meccanismo narrativo micidiale, in cui tensione e adrenalina si susseguono fino all’ultimo, straordinario, colpo di scena.

Oji ha la faccia innocente di uno studente per bene, in realtà è un pericoloso psicopatico. È lui ad aver mandato in ospedale il figlio di Kimura, che ora si trova sullo Shinkansen – il treno proiettile – per vendicarsi. Ma Kimura e Oˉji non sono gli unici passeggeri pericolosi. Nanao, a suo dire l’assassino piú sfigato del mondo, e la letale coppia formata da Mikan e Lemon sono sullo stesso treno. Chi o che cosa li ha riuniti in una manciata di vagoni? E chi arriverà vivo all’ultima stazione?

 

 

Care Fenici, parlarvi di questo romanzo non sarà facile, perché ha una trama avvincente e ben costruita, perché i personaggi sono insoliti e mai banali, perché i colpi di scena sono innumerevoli e alla fine ti ritrovi in una storia che sembra a metà fra Assassinio sull’Orient Express e qualche film di Tarantino. Insomma, è uno di quei libri che ti piace così tanto da tormentare ogni tuo conoscente e farti diventare all’istante sua promoter, come neanche Lemon (uno dei protagonisti del libro) con il Trenino Thomas.

Lo stile che l’autore usa è quello asciutto e scevro di ninnoli che piace tanto alla scrittura nipponica e coglie sempre l’essenziale. Non vi sono lunghe descrizioni paesaggistiche, né i personaggi vengono presentati con troppi dettagli: è tutto lineare, essenziale e messo al momento giusto. Così la narrazione scorre veloce come lo Shinkansen, il treno ad alta velocità del titolo, e i colpi di scena che si susseguono danno vita a una trama ricca di eventi e figure.

Abbiamo una coccinella, un principe, agrumi, killer crepuscolari e killer in erba, psicopatici, assassini e misteriosi uomini che viaggiano tutti insieme su questo treno.

Ma quali saranno i loro scopi? Chi muove realmente i fili di questa mattanza?

Si finisce per amare ogni personaggio che si incontra, anche se nessuno di essi è davvero buono.

C’è il padre in cerca di vendetta, che per il figlio ha smesso di bere.

C’è la Coccinella, un uomo con cui si empatizza subito, avendo un po’ l’aura del Paperino della storia, anche se alla fine la sua millantata sfortuna non sembra essere così terribile, anche se veritiera.

C’è il Principe, che non ha nulla da invidiare al terribile Joffrey di Game of Thrones e che, come per quest’ultimo, ti induce ad augurargli la morte a ogni pagina del libro.

Ci sono gli agrumi Mika (una sorta di grosso mandarino) e Lemon, una accoppiata davvero vincente, i due opposti, gruppo sanguigno A e B, con dialoghi demenziali e surreali alla Tarantino.

Ci sono misteriosi assassini da nomi altisonanti legati a storie di orribili fatti di sangue e i cui soprannomi incutono timori mai sopiti, come il Calabrone e lo Spingitore.

Ci sono affettuosi nonni dal grilletto facile e i trascorsi oscuri con un fiuto da far impallidire Sherlock Holmes.

In questo racconto c’è tutto quello che può fare la gioia di un amante dei thriller con suspense e molto di più. Perché c’è tanto di psicologico e di ironico in questo romanzo in cui l’autore ha mixato così bene ogni elemento da toccare, a mio avviso, le massime vette della narrativa di genere senza mai essere banale o scontato.

Concludendo, non fatevi scappare questo libro per nessun motivo perché non vi deluderà!

 

 

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Emanuela

Emanuela

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