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Lo scrigno delle emozioni internazionale: “Mordimi” – Un racconto breve di Halloween della serie AKM

Separatore-Grigio-e-Rosso

Sam tagliò l’ultimo pezzo triangolare dal suo Jack o’ lantern, mentre gli altoparlanti wireless qualche metro più in là mandavano un medley di musiche di Halloween. Amava Halloween. Era la sua festa preferita, e senza lo spettro del suo ex a smorzare il suo buon umore, quest’anno sarebbe riuscita davvero a godersela.

“Ecco. Come sembra?” Fece un passo indietro, posò il coltello e indicò la zucca sul bancone della cucina, mentre la faceva girare intorno.

Micah era seduto su uno sgabello dall’altro lato, chinato sopra la sua zucca, la punta della lingua sporgeva da un lato della bocca, mentre intagliava meticolosamente qualcosa nella scorza arancione, usando il suo ‘Crocodile-Dundee- questo-è-un-coltello’, coltello Bowie.

Un po’ eccessivo per l’occasione, ma la moderazione non esisteva nel vocabolario di Micah. Inoltre, un coltellino seghettato di quelli che si trovano nei kit per intagliare in vendita al supermercato, sarebbe sembrato ridicolo nella sua grande mano.

Sam piegò testa di lato e si schiarì la gola.

Gli occhi di Micah guizzarono verso i suoi. “Eh cosa?” disse raddrizzandosi.

Lei indicò la sua zucca. “Ho chiesto, come sembra?”

Il suo sguardo andò verso il suo capolavoro, e le sue sopracciglia si inarcarono lentamente, mentre stringeva le labbra. “È… beh… è tradizionale, questo è certo.”

“Non ti piace?” Aggrottò la fronte ed emise uno sbuffo sconcertato, mentre rigirava la sua zucca.

Micah sorrise. “Diciamo solo che ti amo per il tuo corpo, piccola, non per le tue abilità artistiche.”

Lei inspirò spalancando gli occhi e si piantò i pugni sui fianchi. “Ah è così?”

Con una risatina sexy, lui ritornò a intagliare la sua zucca. “Ehi, se ti fa sentire meglio, anche la zucca nei titoli di testa di Halloween era semplice. E quel film è spaventoso da morire.”

“Disse il vampiro grande e cattivo.” Raccolse la sua zucca e si avviò verso il salotto. “Porto il mio semplice Jack o’ lantern, dove tu non possa ferire più i suoi sentimenti.” La trasportò fino tavolo che avevano preparato per metterci tutte le zucche che i loro ospiti avrebbero portato più tardi, per il party di Halloween.

“Ehi, posso ferire i suoi sentimenti anche da qui,” disse Micah.

“Zitto, cattivone.” Appoggiò la zucca sul tavolo e le disse, “Non ascoltarlo. È un vampiro che ha paura di Michael Myers. Non ha diritto di parlare.”

Micah si girò di scatto sullo sgabello. “Non ho paura di Michael Myers.”

“Allora, perché mi hai quasi stritolato la mano mentre guardavamo il film ieri sera?”

Il suo viso diventò rosso, poi si girò e si chinò sopra la sua zucca brontolando.

“Che c’è, tesoro? Non ti ho sentito.”

Sbuffò. “Niente, cara.”

“Come pensavo.”

Le lanciò uno sguardo da sopra la spalla che era più sexy di quello che avrebbe dovuto, date le circostanze. Ma, come per il coltello Bowie, Micah nemmeno per il sex appeal era una via di mezzo. L’uomo, o maschio, vabbè è uguale, era sempre sexy. “Smettila di accarezzare il mio ego maschile e vai a metterti il tuo costume, piccola. E comunque, come hai deciso di travestirti?” Un angolo della bocca si sollevò seducente. “Da insegnante provocante? Da infermiera sexy? Non me l’hai ancora detto.”

Lo oltrepassò ancheggiando, dirigendosi verso le scale che portavano nel seminterrato. “E non ho ancora intenzione di dirtelo, baby. Dovrai aspettare per vedere.”

Brontolando sottovoce ritornò alla sua zucca. “Basta che non mostri troppa pelle.” Ricominciò a intagliare. “Non voglio dover uccidere qualcuno stanotte, perché si mangia la mia compagna con gli occhi.”

Lei si fermò sulla soglia che conduceva fuori dalla cucina e gli rivolse un sorriso malizioso. “Oh, non preoccuparti, baby. Decisamente non mostrerò troppa pelle.”

Micah aggrottò la fronte con sospetto, proprio mentre lei girava l’angolo.

Se solo lo sapesse.

* * *

Un’ora e mezza più tardi, Sev parcheggiava la sua Challenger blu nella via di fronte alla casa di periferia di Micah. Sembrava che fossero loro gli ultimi arrivati.

Ma dopotutto, Ari aveva voluto provarsi un’ultima volta il costume, e Sev, naturalmente, aveva dovuto aiutarlo a toglierselo. E poi una cosa aveva tirato l’altra e non si era limitato a togliergli il costume, ma anche i vestiti che aveva deciso di indossare sotto al costume, e poi…beh . . .

“Siamo in ritardo,” puntualizzò Ari, aprendo la portiera dal lato passeggero e smontando dalla macchina

Sev premette il pulsante per aprire il bagagliaio e lo raggiunse dietro alla macchina. “Ne è valsa la pena.”

Ari fece un sorrisetto beffardo. “Sì, è vero.”

Sev gli fece l’occhiolino e tirò fuori il costume dal bagagliaio, mentre Ari teneva le braccia dritte di fronte a sé. Sev dispiegò il costume marrone imbottito e lo tenne su per permettere ad Ari di infilare i piedi nei buchi appositi mentre lui glielo sistemava sulle braccia. Dopo essersi voltato per farsi tirare su la zip, Ari fece un giro completo su se stesso.

“Come ti sembro?”

Sev ridacchiò e richiuse il bagagliaio. “Come un sexy giocatore di football che dovrebbe mettersi a dieta.”

Ari sghignazzò. “Ehi, è stata una tua idea.” Diede un finto pugno sulle imbottiture per le spalle di Sev. “Hai voluto tu che mi vestissi così.”

“Solo perché volevo intercettarti.” Sev gli strinse la mano e si avviarono lungo il vialetto.

Dei forti bassi rimbombavano da dentro la casa di Micah, e sentì risuonare un paio di chiassosi brindisi.

“Sì, beh, travestirsi da Clay Matthews nel territorio dei Chicago Bears potrebbe non essere stata la tua idea più brillante, tesoro.”

Sev rise. “Forse. Ma devi ammettere che ho i capelli giusti.” Fece scorrere la mano libera tra i propri lunghi capelli biondi.

“E il fisico.” Ari ammirò le sue spalle. “Cavolo, sei un bulldozer travestito da difensore.”

Salirono i gradini di fronte alla porta e Sev premette il campanello. “Ma sono altrettanto bello nei panni di Clay Matthews? Questo è il dilemma.”

Ari lo attirò a sé, cosa che si rivelò ardua visto che indossava l’equivalente a grandezza d’uomo di una palla da football imbottita. “Tesoro, non c’è gara. Lui non ha chances contro di te.”

Tra loro ci fu un momento di intimità, e Sev lo attirò ancora più vicino a sé. “Tesoro, poi farò finta che tu sia una palla persa e farò un’ammucchiata su di te.”

Ari sorrise e gli stampò un bacio sulle labbra. “Lo sai come si cura un giocatore che lascia cadere troppe volte la palla?”

Sev fece di no con la testa. “No. Come?”

“Lo fanno dormire con la palla.”

Sev fece un respiro profondo, catturando l’odore del proprio compagno e trattenendolo nel proprio naso. Lasciò che un perfido sorrisetto gli spaccasse il viso. “Faccio cadere troppo spesso la palla?”

Ari annuì. “Diavolo, sì. Sei Mister Mani di Pastafrolla, tesoro.”

Sev avvolse le proprie braccia meglio che poté attorno alla vita di Ari, resa larga dal costume da palla. “Allora immagino che dovrò cominciare a dormire con te.”

Troppo tardi” disse Ari sotto voce.

Stavano giusto per baciarsi di nuovo, quando la porta si aprì.

Sev si girò, e la sua mandibola cadde, mentre invece Ari scoppio a ridere sguaiatamente e poi si coprì la bocca.

Sam?” Lui e Sev si separarono e la fissarono dalla testa ai piedi. “Ma che diavolo? Devi metterti un po’ a dieta, ragazza?”

Era vestita con uno di quei giganteschi costumi da lottatore di sumo.

Micah sbucò da dietro di lei con addosso una grossa palla gialla di gommapiuma. Aveva in mano una birra. “Ehi, guarda, è un mucchio di merda.” Indicò con il mignolo Ari. “Bel costume. Ti si addice.”

Ari sbuffò irritato e scosse il capo. “Sono una palla da football, stronzo.”

A parte per lo spasmo al lato della bocca, come se stesse trattenendo una risata, l’espressione di Micah rimase quasi impassibile. “Okay, se lo dici tu.” Poi si rivolse a Sev. “Stai insultando la mia ragazza, Sev? Le dici che deve mettersi a dieta così?” Micah prese un sorso dalla bottiglia e mise la mano libera sulla spalla del lottatore di sumo. Perché sarebbe stato impossibile metterle un braccio attorno alla vita.

Sev alzò le mani in segno di resa. “Assolutamente no.”

A Sam, Micah disse, “È tutto ok, piccola, ti amo lo stesso.”

Lei gli lanciò un bacio, visto che non poteva avvicinarsi più di così per dargliene uno vero, considerando che entrambi erano rotondi come dei cocomeri.

Sev indicò il costume di Micah. “E tu cosa saresti? Una M&Ms gialla?”

Micah si indignò. “Diavolo, no. Io sono il sole, baby.”

Sev ed Ari si scambiarono uno sguardo. “Il sole? Come mai il sole?”

Sam sospirò e alzò gli occhi al cielo. “Perché tutto ruota attorno al sole.” Il suo sguardo si posò in modo sardonico su Micah, che stava facendo una rotazione di 360 gradi.

“Ci potete scommettere, belli. Senza di me, sareste tutti fottuti.”

“Stai parlando della luna, baby.” disse Io da dietro di loro, nella sua migliore imitazione della voce di Austin Powers.

Sev si voltò in tempo per vedere Io che si voltava, si chinava e si snudava le chiappe. Sev chiuse immediatamente gli occhi. “Okay, quella visione non mi serviva proprio.”

Io si ritirò su i pantaloni e si allacciò la cintura, saltellando sul porticato. Indossava una tuta di velluto blu da Austin Powers, occhiali dal bordo nero e una parrucca marrone. “È la luna che mantiene in salute la Terra.”

“Non penso che la galassia si riferisse alle tue chiappe,” scherzò Micah.

Miriam apparve dietro di lui, con una parrucca bionda altissima. Sotto la giacca era vestita da Fembot. Sev riusciva a scorgere dei cilindri argentati che spuntavano da sotto il bustino di pelo rosa.

Io afferrò Miriam attorno la vita. “Scopiamo adesso o scopiamo dopo?”

Miriam si limitò a scuotere il capo. “Se non la smetti di parlare in quel modo, non scoperemo mai più.”

“Non fare così, baby.” Io stava ancora usando la sua voce da Austin Powers. Poi lanciò un’occhiata dentro la casa da sopra la spalla di Micah.

Cristo! Che succede là dentro?”

Sev seguì il suo sguardo.

Tristan era vestito in un completo di poliestere bianco che sembrava essere uscito direttamente dagli anni settanta. E stava
ballando. Stava ballando come ne “La Febbre del Sabato Sera.” Un ballo appropriato, visto che dagli altoparlanti usciva “You Should Be Dancing” dei Bee Gees. Di fianco a Tristan, Josie indossava una sfera da discoteca attorno al pancione e incoraggiava Tristan, mentre le luci si riflettevano sui minuscoli specchietti che la ricoprivano.


Trace, Stryker, Malek, Gina, e suo padre, Lakota erano già arrivati. Applaudivano Tristan e lo incitavano.

Allora era questo che Sev aveva sentito quando lui ed Ari erano arrivati. Tristan che ballava. Qualcosa che Severin non aveva mai visto prima. Di solito era un tipo così dannatamente serio tutto il tempo.

Ma dopotutto, l’alcool poteva fare miracoli nello sciogliere anche le personalità più stoiche. Come Stryker, per esempio. Di solito era Mr. Manico Di Scopa Nel Sedere e serio come un soldato. Eppure, anche se si era travestito da prete – adatto al suo atteggiamento da “non farò mai e poi mai sesso per paura di trovarmi una Compagna” – sembrava si stesse divertendo sul serio. Stryker stava addirittura ridendo. E scuotendo i fianchi. E agitando un rotolo di banconote come se fosse in uno strip club.

E Sev avrebbe scommesso fino all’ultimo centesimo che era perché Stryker era ubriaco come una spugna.

Mentre Io e Miriam seguivano Sumo Sam in casa, Sev si affiancò a Micah e gli indicò Stryker. “Non avrei mai pensato di vedere una cosa simile.”

Micah chiuse la porta. “Non me ne parlare. Forse dovrei fare un video.” Tirò fuori il cellulare da chissà dove e iniziò a registrare. “Non si sa mai quando potrebbe tornare utile.” Micah fece l’occhiolino e torno a riprendere Stryker..

Era tipico di Micah pensare ad occasioni di ricatto in momenti come quello. Il povero Stryker l’avrebbe rimpianto a vita.

“Merda” commentò Ari di fianco a lui.

“Cosa?” Sev si girò per vedere Ari che fissava il tavolo posato lungo al muro con sopra le lanterne a forma di zucca. Schioccò le dita. “Abbiamo lasciato le zucche in macchina.”

Ari lasciò andare la sua mano. “Vado a prenderle.” Si avviò verso la porta e Sev gli lanciò le chiavi.

“Sei sicuro di riuscire a portarle entrambe con quel costume addosso?” gli chiese Sev.

“Sì, nessun problema.” Ari esitò e poi annuì verso Lakota. “Perché non vai a salutarlo?”

Ari lo assillava da settimane riguardo al fare pace col padre. Era vero che lui e suo padre avevano trovato un terreno neutrale dopo che Gina era tornata a Chicago, ma non avevano trascorso molto tempo insieme. Ari voleva vederlo sforzarsi di più. E anche se c’erano ancora un sacco di tensioni tra Sev e suo padre, stavano facendo progressi, soprattutto da quando lavoravano più spesso assieme. Ma non aveva ancora trovato un modo per parlare con Lakota. Chiamarlo “papà” era strano, ma non gli sembrava giusto chiamarlo Lakota. E non si sentiva ancora a proprio agio a socializzare con lui. Ma per Ari era importante che lui ci provasse, considerando che Lakota era molto più aperto verso la loro relazione in confronto al padre di Ari. Gregos aveva completamente disconosciuto Ari. Doveva essere orribile venire allontanato come se non avesse mai contato nulla per la sua famiglia, solo perché era gay e lo aveva finalmente ammesso.

Sospirò e annuì. “Sì, okay. Andrò a salutarlo.”

Ari gli sorrise e poi uscì dalla porta.

Mentre Micah girava silenziosamente intorno all’azione, col telefono ancora in mano che a quanto pare filmava ancora sia Stryker che Tristan – sicuramente per costruirsi un database per il ricatto – Severin si avviò verso il padre, che cercava disperatamente di fingere di non averlo notato quando era entrato in casa.

Con un’espirazione di disagio, Sev raggiunse suo padre e allungò una mano per afferrare una Budweiser dal frigo portatile sul pavimento dietro di lui.

“Ehi” fece, svitando il tappo. Si sgasò e il vapore della birra fuoriuscì dall’apertura come il fumo del ghiaccio secco.

Lakota gli lanciò un’occhiata imbarazzata. “Ehi.”

Si fissarono a vicenda per un lungo momento, mentre Sev prendeva un sorso dalla sua birra. Poi notò il costume del padre. “Thor, eh?”

Lakota annuì e osservò il numero cinquantadue dipinto in verde e oro sulla maglia da football di Sev. “Clay Matthews?”

Sev annuì con la testa. “Per i capelli.”

Lakota si fece scivolare le proprie ciocche giù dalle spalle. “Sì. Ma io ho il martello.” Sollevò il martello di Thor e fece su e giù
con le sopracciglia. “Non vorresti avere un martello?”

Sev scosse il capo, ma non potè trattenere un sorriso al modo in cui il padre gli sorrise apertamente.

Naa. Tienilo tu.” Sev tornò a guardare Tristan e Stryker quando Malek si unì a loro per fare la sua migliore imitazione di John Travolta. “A proposito di smartellamenti…”

Lakota ridacchiò e fissò il proprio bicchiere di soda. Giusto. Niente alcool per papino. “Sì. Sono, ehm… sono . . .”

“Lunatici,” disse Micah, unendosi a loro e continuando a riprenderli. “Dei pazzi lunatici e ubriachi che mi odieranno da morire quando posterò questo sul sito web della AKM.”

“Okay, allora…” Lakota alzò il bicchiere in direzione di Malek. “Quello che diavolo dovrebbe essere?”

Sev si accigliò e scrollò le spalle. “Um . . . Non ne ho…”

“Soffione della doccia,” disse Micah. “O così dice lui. Io gli ho detto che assomiglia a una medusa.”

Sev aguzzò lo sguardo e inclinò la testa di lato. Okay, ora lo vedeva. Un soffione della doccia. Forte. Ma quegli strani nastri che pendevano sembravano davvero i tentacoli di una medusa, piuttosto che dell’acqua che cadeva.

“Allora, come state tu e Ari?”

Sev tornò a fissare il padre.

Sembrava davvero che ci stesse provando e quello fece miracoli nell’ammorbidire Sev dalla durezza che si era imposto da quando Lakota si era ripresentato nella sua vita, all’inizio dell’anno.

“Stiamo bene. Molto bene,” disse con un cenno positivo del capo.

“Ma lui dov’è?” Lakota fece scorrere lo sguardo per la stanza.

Sev guardò verso la porta proprio mentre si apriva e il suo compagno ricompariva, cercando scompostamente di tenere tra le braccia due lanterne di zucca di grandezza media. “Eccolo lì.”

“La palla da football?”

“È un pezzo di merda.” Commentò Micah di fianco a loro, alzando la voce per farsi sentire da sopra la musica.

Sev si girò e diede uno schiaffo sulla nuca a Micah. “Chiudi il becco.”

Micah si limitò a ridere e puntò il telefono verso Arion che sistemava le zucche sul tavolo.

“Le menti indagatrici vogliono sapere,” disse Micah, parlando al proprio telefono, “se Ari è una palla da football o un pezzo di merda?”

Grandioso. Ari era finito nel giro di ricatti. Senza dubbio anche questo sarebbe finito sul sito della AKM.

Sorrise a suo padre, che ricambiò e alzò il bicchiere.

Okay, forse imparare a parlare con suo padre dopo essere stati nemici così a lungo non era poi così difficile. Diamine, non stavano cercando di uccidersi a vicenda, perciò stavano facendo progressi. Dei grossi, enormi progressi. E in un mondo dove poteva coesistere col proprio padre senza volerlo assalire, e dove Stryker rideva, forse c’era speranza che il padre di Ari cambiasse idea.

Alzò la bottiglia verso il padre. “Brindiamo alla speranza dei nuovi inizi,” disse.

Lakota si schiarì la gola e fece tintinnare il bicchiere contro la bottiglia. “Udite, udite.”

Sev bevve e tornò a prestare attenzione alle danze. Ari si unì a lui e avvolse le sue dita attorno a quelle di Sev.

* * *

Cordray accostò la sua Bugatti sul marciapiede di fronte alla casa di Micah e guardò il Jack o’ lantern posato sul sedile del passeggero, prima di sollevare lo sguardo sul portico decorato di Micah. Aveva sostituito la solita luce con una arancione, e parecchie forme spettrali pendevano dai rami degli alberi. Un cimitero finto era stato allestito nel giardino davanti.

 

Insignificante. I bambini del suo rifugio avevano praticamente convertito la casa colonica e il fienile in un’attrazione infestata. Micah potrebbe prendere lezioni da un paio di bambini di quattro anni, che avevano praticamente progettato il tutto.

Sollevò la sua zucca che Aiden e Null avevano anche intagliato per lei e uscì dal posto di guida, proprio mentre il gemello di Trace, Brak, accostava dietro la sua macchina con una Toyota Corolla blu, fermandosi sobbalzando. I suoi occhi erano spalancati, le nocche delle dita bianche strette al volante, mentre incontrava lo sguardo di lei con quello che sembrava un misto di sollievo e orrore.

Cordray guardò la sua Bugatti. Forse avrebbe dovuto prendere in considerazione di spostarla, prima che il piede di Brak confondesse il pedale dell’acceleratore con quello del freno e distruggesse due milioni di dollari di automobile.

Prima che potesse risalire per farlo, Brak spense il motore e scese dalla Corolla con un sospiro lungo e sollevato.

Lei si allontanò dall’auto, mentre un metro e novantacinque di vampiro maschio mezzosangue si allungava come se fosse rimasto calcato dentro un barattolino.

“È la prima volta che guidi?” Disse tenendo la zucca sul fianco.

Lui annuì chiudendo la portiera. Era vestito da Khal Drogo dal Trono di spade. Il body paint blu creava i segni di artigli che partivano dal suo grosso petto fino a sopra le spalle e indossava una barba finta annodata sotto il mento. I suoi capelli lunghi erano pettinati all’indietro e una cicatrice era stata disegnata intorno all’occhio sinistro. Assomigliava in modo impressionante all’ispirazione del suo costume, tranne che lei avrebbe scommesso che ol’ Khal non si sarebbe presentato con una Toyota, e non sarebbe stato così terrorizzato.

“Dov’è la tua khaleesi?”

Lui aggrottò la fronte e fece un cenno con la testa verso di lei. “Ehm… Non sono sicuro di aver capito la domanda.”

Cordray sospirò. Brak era peggio di Trace. “La tua khaleesi? Sai, la tua compagna? Khal Drogo ha sposato Daenerys, e lei è diventata la sua khaleesi. . .?” Fece mulinare la mano come se potesse aiutare Brak a capire meglio.

“Oh, quello… già.” Guardò per terra e poi verso la casa. ” Cynthia è ammalata.” Lanciò uno sguardo alla macchina come se fosse un drago gigante che non aveva ancora domato e fosse preoccupato che potesse balzare in avanti per chiudere la mascella piena di zanne intorno a lui. “Ecco perchè ho dovuto guidare fin qui da solo.”

Cordray si girò per andare sul vialetto. “Scommetto che hai guidato a 15 km all’ora per tutto il percorso, vero?”

“Come lo sai?” Brak si mise di fianco a lei.

“Fortuna, immagino.” Gli lanciò un’occhiata furtiva. Non solo assomigliava a Khal Drogo, ma anche a Trace. D’altronde era il suo gemello. Perché non avrebbe dovuto assomigliare a Trace?

Sollevò un sopracciglio e lasciò cadere lo sguardo sul petto di Brak, poi giù lungo il busto, dove i suoi addominali ben scolpiti flettevano sotto la pelle. Allora Trace è così sotto i vestiti. Bene. Molto bene.

Si obbligò a distogliere lo sguardo. “Allora, ti stai adattando al mondo libero, Brak?” Aveva ancora bisogno di avere un faccia a faccia con lui per scoprire tutto ciò che sapeva sui loro nemici, ma quello poteva aspettare. Non avrebbe parlato di lavoro stasera. Presto, però.

Brak fissò con meraviglia le forme trasparenti appese agli alberi. “È cambiato talmente tanto.”

“Ci scommetto.” Brak aveva trascorso un secolo imprigionato nel sottosuolo. Aveva avuto accesso ai computer e altre forme di tecnologia, ma non aveva mai messo piede all’esterno in tutto quel tempo e si era probabilmente dimenticato com’era stare sulla superficie.

Salirono i gradini del portico che portava alla porta d’ingresso e Cordray schiacciò il campanello.

“Le case sono cambiate di sicuro.” Brak si piegò di lato e scrutò la facciata anteriore della casa di Micah. Poi si girò e osservò le altre case dei vicini di Micah.

“E i mezzi di trasporto,” disse Cordray.

Brak accennò un sorriso. “Già, e i mezzi di trasporto.”

Erano già state inventate le auto, l’ultima volta che Brak era stato un uomo libero?

Cordray sospirò. “Ti aggiorno, Brak.” Si chinò più vicino a lui. “Tutto è cambiato.”

Il suo sorriso svanì e abbassò lo sguardo.

Cordray non potè fare a meno di provare simpatia per lui, a quel punto. Brak sembrava avere un animo così gentile rispetto a Trace. Deve essere davvero spiacevole trovarsi di nuovo nel mondo esterno e non avere idea di ciò che stava facendo. Era un miracolo che fosse stato anche in grado di guidare fino al party.

“Ehi” disse lei, toccandogli l’avambraccio, “Andrà tutto bene. Abbi pazienza.”

Fece un profondo respiro e annuì. “Grazie.”

Essere gentile con gli altri non era il suo solito modus operandi, ma per Brak avrebbe fatto un’eccezione. Almeno per stasera. Il ragazzo aveva bisogno di una pausa.

La porta si aprì.

“Oh, Dio,” disse Micah, arricciando le labbra verso lei. “È qui. Fai partire la base dell’Imperatore.”

 

“Come scusa?” Disse lei. Cosa cazzo stava blaterando Micah questa volta.
“Sai? Star Wars? L’Imperatore? Ogni volta che quella malvagia ombra della morte fa la sua apparizione, suonano quella canzone… Sai come fa?” Micah si mise a cantare la canzone a cui si riferiva, anche se era un po’ stonato.

Lei sollevò la mano. “Sì, sì, ho capito. Parla il testicolo sinistro Di Big Bird. (Ndt. Personaggio dei Muppett: il grande uccello giallo)

Micah fece una risata finta. “Buona questa, C. La migliore ipotesi della serata. Hai vinto un pezzo gigante di merda.” Puntò verso Arion che stava con Sev e Lakota dall’altra parte della stanza. A circa due metri di distanza da Trace. Che la stava fissando come se lei fosse la benvenuta quanto un batterio carnivoro.

Beh, fanculo anche lui. Lei era lì e non se ne sarebbe andata senza il suo premio.

“È una palla da football, idiota.”

“Lo dici tu.” Micah fece cenno a Brak di entrare poi lasciò Cordray nel portico con il suo Jack o’ lantern.

Emettendo un sospiro irritato, entrò in casa, chiuse la porta e posò la sua zucca sul tavolo con le altre.

“Magnifico costume.” Disse Gina offrendole un cubetto di Snickers.

Se Cordray non era abituata ad essere gentile, era ancor meno abituata che la gente lo fosse con lei. Così corrugò la fronte e sbatté le palpebre guardando il piccolo dolcetto e quasi diede una risposta insolente prima di vedere l’espressione cordiale nel volto di Gina.

Titubante, prese lo Snickers e aprì l’involucro. “Grazie.”

“La sposa di Chucky, giusto?” Gina passò il palmo della mano sopra il pancione mentre guardava dall’alto al basso il costume di Cordray.

Cordray annuì, mentre metteva in bocca il cioccolatino. Aiden l’aveva aiutata a pettinare la parrucca bionda e poi aveva aiutato Null con il trucco. Per essere bambini di quattro anni avevano un incredibile talento, eguagliando i migliori truccatori di Hollywood.

Inghiottì e sorrise al costume di Gina. Era dipinta come un teschio di zucchero e indossava una maglietta nera con uno scheletro, ma proprio sopra il pancione c’era uno scheletro più piccolo, sorridente, che si supponeva fosse il suo bambino.

“Carino,” disse Cordray. “Quando è la scadenza?”

Gina si accarezzò di nuovo la pancia. “A fine gennaio.”

Cordray cacciò indietro il dolore nel suo cuore. Non aveva davvero motivo di essere triste, non quando aveva un’intera casa piena di bambini, al rifugio. Bambini che considerava suoi. Anche se non aveva mai avuto figli biologici. D’altronde, non aveva mai avuto un compagno. La pillola amara che aveva pensato di aver ingoiato un’eternità fa, rifluì nel suo esofago formando un groppo proprio sotto la laringe.

Eh, quella non era più la sua vita. Si era messa tutto le spalle e trasformato la sua angoscia, risultando senza emozioni, in una carriera di cacciatrice di taglie tosta. La migliore in città. Se la vita ti dà limoni, fatti una bella limonata, giusto? Ma nel suo caso tutto era solo uva acerba.

“Nessuno ti ha detto che questo era un party in costume, Cordray? Perché sei venuta vestita da te stessa?”

Riemerse dai suoi pensieri e guardò di lato, verso Trace che la stava fissando con un sorriso compiaciuto sul viso. Indossava un cappello da baseball rosso, una felpa con cappuccio bianca sopra una canottiera bianca e pantaloni della tuta grigi e delle Nike completamente bianche, tranne per il marchio lungo i lati, che era nero.

Senza perdere un colpo, ribattè, “Già, guarda, sei vestito come un orrendo idiota. Proprio appropriato.”

“Ti piacerebbe, baby.” La sua voce profonda sbloccò qualcosa nella sua pancia.

Dannazione a lui. Solo Trace riusciva a farle provare qualcosa. Con qualsiasi altro non sentiva un briciolo di niente. Nemmeno un proiettile che le trafiggeva un braccio. Né la carezza di un amante. Niente di niente. Ma avere Trace a qualche passo da lei, era un completo assalto i suoi sensi, soprattutto il senso del tatto. E alla sua libido. Perché non solo lui le aveva risvegliato il senso del tatto ma anche il desiderio.

E lei adesso non voleva pensare a cosa ciò significasse.

“Ok, mi arrendo,” disse, “cosa dovresti essere, perché sembri un insieme di niente di speciale. Che non è una novità, potrei aggiungere.”

Prima che lui potesse rispondere, cominciò a suonare la canzone Pony di Ginuwine.

Sul viso di Trace passò un lampo di riconoscimento, poi fece un veloce passo indietro tirandosi il cappuccio della felpa sopra il berretto. Poi strinse le mani davanti a sé, abbassò la testa e spostò i piedi in modo che le sue gambe fossero completamente
spalancate. E rimase immobile.

Che diavolo?

Gina rise e le passò un altro Snickers. “Oh, Dio, non di nuovo.”

“Cosa significa, non di nuovo?”

Gina scosse la testa sorridendo. “Questa è la terza volta che lo fa, nell’ultima ora.”

E in quel momento, Cordray si rese conto che tutti avevano smesso di fare quello che stavano facendo e avevano gli occhi su Trace.

L’intro si fermò, e nella battuta successiva, la testa di Trace si sollevò di colpo e lui si abbassò il cappuccio, poi mosse la parte superiore del corpo a destra e poi a sinistra a tempo di musica.

“È Magic Mike,” disse Gina, dandole di gomito e ammiccando.

Uuummmm, okay.

Sam e Josie fischiarono dal divano e Stryker fece ondeggiare un mucchietto di dollari, il che sembrava bizzarro dato che lui era vestito da prete.

Trace si lanciò verso di lei ruotando i fianchi una volta mentre la fissava intensamente e colpendole i suoi, scaricando un’abbondante dose di paradisiaco-scopami-subito, lungo le sue cosce, poi si girò, si allontanò ancheggiando e muovendo il corpo a scatti, dirigendosi verso Sam che si sollevò in avanti sul divano al meglio che poteva, dato che indossava il costume da sumo.

La gelosia non era mai stata nella natura di Cordray, ma quando Trace si piegò in avanti e premette le mani contro il retro del divano su entrambi i lati della testa di Sam, mentre mimava un rapporto sessuale contro il suo costume da sumo, Cordray, decisamente non ci vide più.

“Non è bravo?” Gina rise e gli lanciò una manciata di cioccolatini come se fossero dollari.

“Già,” disse Cordray. Oh sì, Trace era bravo. Molto bravo.

Troppo bravo.

Voleva afferrarlo per la canottiera e trascinarlo nel più vicino angolo buio, dove avrebbe potuto sentirlo muovere su e giù contro il proprio corpo. Dio, wow, suonava proprio come un sogno che diventa…”

Alt. Cosa stava dicendo? Quello era Trace, per l’amor di Dio. Lei odiava Trace. Non poteva sopportare il bastardo.

Giusto?

Giusto?

Vabbeh. Non poteva affrontare questa cosa adesso.

Girandosi di scatto, afferrò il suo Jack o’ lantern e uscì correndo dalla porta, affrettandosi lungo il vialetto, si lasciò cadere sul sedile della sua Bugatti e se la filò alla svelta, tornando al rifugio. Preferiva trascorrere la serata con i suoi bambini a mangiare caramelle di mais e palline di cioccolato al latte maltato e a guardare film di paura, finché tutti si addormentano dentro i sacchi a pelo nel soggiorno della casa colonica. Di solito dormivano nel dormitorio esterno sul retro, ma stanotte avevano organizzato un pigiama party nella casa principale.

Sì, era lì che doveva stare. Con i suoi bambini. Dov’era al sicuro. Perchè ovunque ci fosse Trace, non era al sicuro. E avrebbe fatto bene a ricordarselo la prossima volta che avesse accettato un invito per uno dei party di Micah.

***

Micah si accigliò per il modo in cui Trace fissava la porta, come se fosse stato il suo cucciolo nuovo a scappare, invece di quella stronza goth di Cordray.

Non era un buon segno. Non gli piaceva vedere quello sguardo su Trace che sembrava dire “non andartene.”

Trace voltò le spalle alla porta e beccò Micah che lo fissava, poi torno in fretta a ballare mentre Micah svuotava un altro sacchetto di caramelle nell’enorme ciotola di bamboo, che fungeva da piatto da portata per le caramelle della serata.

Se qualcun altro a parte Trace si fosse strusciato in quel modo addosso a Sam, avrebbero smesso di respirare all’istante, ma qualcosa nel vederla con Trace lo faceva eccitare. Loro tre avevano una relazione unica. Una relazione che Micah stava ancora cercando di capire.

Fissò la porta e si accigliò di nuovo. Sperava che la vibrazione di sesso che aveva percepito da Cordray non incasinasse il feng shui sessuale, che lui e Sam aveva appena scoperto col loro più nuovo e più caro amico, ma qualcosa gli diceva che stava per andare tutto a puttane. E stavolta non si riferiva ad Ari.

Trace finì di imitare Magic Mike e si rimise la canottiera e la maglia. Tutti rimasero al piano di sopra per altri quaranta minuti o giù di lì, e poi migrarono al piano di sotto.

Micah si assicurò di tenerli lontani dalla metà del suo seminterrato dedicata alla camera da letto con dungeon annesso, indirizzandoli verso la sala da biliardo e la sala cinema con l’home theater. Mentre Lakota e Severin preparavano le stecche e iniziavano a giocare, lui e Sam fecero a turno per andare in camera e togliersi i costumi per cambiarsi d’abito.

Al suo ritorno, Ari, Malek e Josie si erano tolti i loro costumi, e Sev si era tolto le imbottiture, ma si era rimesso la maglia di Clay Matthews. Trace e Brak parlavano in privato in un angolo. Tutti sembravano a proprio agio.

Mezz’ora dopo, dopo aver fatto passare la ciotola di dolciumi in giro e aver stabilito che la migliore caramella di Halloween era quella al burro di noccioline, tutti si sistemarono sulle sedie in pelle stile trono nella sala cinema, mentre Micah faceva partire il film “Ragazzi Perduti”.

“Il più bel film sui vampiri di sempre,” commentò Io, accoccolandosi contro la sua Fembot, Miriam.

“Si. Però quante stronzate,” aggiunse Ari dal posto che divideva con Sev, di fianco a quello di Io. “Fanno sempre credere che i vampiri siano i cattivi. Come se fossimo un mucchio di demoni assetati di sangue, o cose così.”

Micah si lasciò cadere su una sedia e attirò Sam sul proprio grembo. “Noi siamo demoni assetati di sangue.” Fece finta di mordere il collo di Sam, facendola ridere.

“Prendetevi una stanza!” Sev lanciò contro di loro dei popcorn.

“Ssshhh,” Micah si mise un dito sulle labbra e poi indicò una sedia nell’angolo, dove Stryker era crollato. “La bella addormentata sta cercando di farsi una dormita.”

Qualcuno ridacchiò.

Malek scosse la testa. “Qualcuno prenda quel cestino e lo metta di fronte alla sedia. Qualcosa mi dice che più tardi gli servirà.”

Brak si fece avanti. “Potrei guarirlo così non stara male.”

Trace fece cenno di no e lasciò cadere il cestino di fronte alla sedia di Stryker. “Naa, lo aiuterà a rafforzare un po’ il carattere.”

Lakota scosse il capo e tornò a sorseggiare la sua Cola.

“Ti sei mai ubriacato fino a quel punto, Papà?” Gli chiese Sev a bassa voce.

Lakota annuì.

“Un paio di volte. Non ero un ubriaco socievole.”

Micah poteva vedere nei pensieri di Lakota e scorse quanto terribile era quando si ubriacava. Era una buona cosa che avesse smesso di bere. Micah pensava che il mondo non sarebbe riuscito a gestire Lakota, se avesse ripreso a bere.

L’alcool non era in buoni rapporti con Kota. Mentre alcune persone diventavano davvero felici quando erano ubriache, Kota era un perfido bastardo.

“Okay, tutti zitti. Inizia il film.” Lui e Sam sedevano nell’ angolo opposto rispetto a Stryker. Sorrise a Sam quando incrociò il suo sguardo.

“Ti va di pomiciare?” Gli sussurrò lei.

“Ti ho sentito,” commentò Tristan dalla prima fila.

“L’ultima fila ha il permesso di pomiciare durante il film,” rispose Micah, rubando un bacio a Sam.

Sev ed Ari si alzarono immediatamente a si unirono a loro sul retro, insieme a Tristan, Josie, Malek, Gina e Trace.

“Bastardi,” disse Micah, fissandoli tutti in cagnesco.

Tutti scoppiarono a ridere.

* * *

Verso le tre del mattino, avevano visto “Ragazzi Perduti”, “Fright Night” e si preparavano a vedere “Underworld. La Ribellione dei Lycan”. Sam fece una pausa per rabboccare i bicchieri e tutti si presero dei sandwich, dell’insalata di cavolo e di patate dal bar al piano di sotto.

“A nessuno sembra strano che un gruppo di vampiri se ne stia a guardare film sui vampiri la notte di Halloween?” Disse.

“No, non proprio,” rispose Lakota.

“Naa.” Questo era Malek.

“No.” Trace sorrise e le baciò una guancia, poi prese un morso da un sandwich. “Solo tu.”

Micah apparve accanto a lei e le rubò un boccone dalla sua insalata di patate, mentre si preparava un piatto per sé. “Tu non trovi strano guardare film sugli umani, no?” Le fece l’occhiolino.

“Quello è diverso.”

“In che modo?”

“Perché sono attori.” Mise una cucchiaiata di insalata di cavolo sul proprio piatto.

“E allora?”

“Allora non sono dei veri vampiri a interpretare quei ruoli,” disse, indicando l’home theater e il film in pausa sullo schermo. “Sono umani che interpretano dei vampiri.”

“Ma non significa che sia strano.” Micah si leccò via la maionese dal dito.

Sam sospirò.

“Arrenditi, ragazza,” le consigliò Josie, accarezzandosi il pancione enorme. Avrebbe dovuto partorire già da un mese, perciò sembrava sul punto di esplodere. “Non puoi vincere un dibattito contro Micah.”

Micah le si mise affianco e la baciò. “Oh, lei vince un sacco di dibattiti con me.”

Josie gli sorrise. “Trovare una Compagna ti ha davvero fatto bene, lo sai?”

“Così mi dicono.” Micah fece l’occhiolino e prese la mano di Sam per ricondurla nel cinema.

Il resto li seguì, sistemandosi per guardare un ultimo film prima di salutarsi.

Underworld” iniziò e Sam ascoltò la narratrice spiegare la storia dei vampiri, dei lupi mannari e dei Lycan. Era davvero bizzarro. Almeno per lei. Magari gli altri non la pensavano così, ma lei sì.

La prossima cosa che mi direte è che i Lycan e i mannari esistono davvero,” commentò, indicando con la forchetta Lucian che si trasformava in Lycan nello schermo.

Tutti smisero di mangiare, alcuni con le forchette e i sandwich fermi a mezz’aria.

Dieci paia di occhi si girarono verso di lei.

“Che c’è? Cosa ho detto?”

Le labbra di Micah formavano una linea stretta, le sue sopracciglia erano aggrottate. “Piccola, esistono.”

Oh, smettila. Non prendermi per il culo.”

Grugnì e scosse il capo. “Non ti prendo per il culo, piccola. I Lycan e i mannari esistono davvero.”

Lei lo guardò accigliata e poi fece scorrere uno sguardo sospettoso su tutto il resto dei presenti prima di tornare a fissare Micah. “Allora perché non ne ho mai visto uno?”

“Perchè non vivono nei paraggi.”

Non vivono nei paraggi. Tutto lì. Tutto semplice, come se fosse un normale argomento di conversazione.micah sam (2)

Non era ancora certa di bersi la storia che i Lycan e mannari erano reali, ma Micah sembrava sincero. Ma dopotutto, Micah sapeva essere un ottimo attore. Però questo non spiegava la serietà degli altri.

“Okay…” Forse Micah non stava scherzando. “Allora dove vivono?”

“A ovest. I Lycan e vampiri non vanno molto d’accordo. Insomma, i nostri rapporti coi Lycan sono migliori di quelli che abbiamo coi Dreck, ma non significa che ci vogliamo bene. Risale ai tempi dei faraoni, credo. All’epoca non ero in giro. Ma la leggenda dice che i Lycan erano qui per primi. I mannari erano i loro schiavi. Prigionieri dalla loro dimensione o cazzate simili. I Lycan li hanno portati con sé perché aiutassero a costruire le piramidi e fare il lavoro duro.”

“I lupi mannari hanno costruito le piramidi?” Questo le scombussolò tutto quello che sapeva sull’antico Egitto.

“Solo alcuni,” aggiunse Tristan. Sam si voltò verso di lui. “Da quello che so, i Lycan erano visti come dei. Andavano e venivano tramite un portale, in una camera sotto la Sfinge.”

Sì,” aggiunse Micah, “e gli umani hanno sbagliato tutto sulla Sfinge.” Ingoiò un boccone di sandwich e si leccò la maionese dal dito. “Quell’affare non è mai stato un corpo da leone con una testa da uomo. Quello era Anubi.”

“Anubi?” Sam ricordava vagamente il nome dalle sue letture sull’Egitto.

Sì, Anubi. La divinità dell’oltretomba che sovrintende i riti funebri. Il patrono degli orfani e delle anime perdute. Il nipote di Osiride.” Quando Sam si limitò a fissarlo a bocca aperta, aggiunse, “Lo sciacallo? Sai, quello con la testa di cane?”

Ooohh, okay. Anubi.”

Micah si ficcò una montagna di insalata di patate in bocca e annuì.

Gina si girò e appoggiò il meno sul retro della sua sedia. “Dovresti leggere qualcosa sulla storia dell’Egitto, Sam. Ti aprirà gli occhi una volta che la vedrai dalla prospettiva che la Sfinge avrebbe sempre dovuto essere Anubi e non un leone.” Si scambiò un’occhiata con Malek. “Noi abbiamo dei libri sull’argomento, se vuoi prenderli in prestito. Alcuni umani hanno iniziato a scoprire la verità, almeno per quanto riguarda la Sfinge.”

“Sicuro, sì. Mi piacerebbe.” A Sam girava la testa, e tornò a fissare Micah. “Dunque, perché i vampiri e i Lycan non vanno d’accordo? E in che modo i Lycan e i lupi mannari sono diversi gli uni dagli altri?”

Micah fece spallucce. “Sono diversi perché i Lycan hanno un’anima. Sono relativamente gentili.” Alzò il dito indice. “Ma non scambiarla per debolezza. I Lycan sanno essere dei violenti bastardi quando vogliono. Sono molto forti. Molto potenti. E molto intelligenti. E immortali, come noi.” Indicò la stanza. “E possono mutare forma quando vogliono. I mannari invece no. I lupi mannari possono mutare solo durante la luna piena. E non sono grandi quanto i Lycan nella loro forma trasformata. E neanche altrettanto forti, né altrettanto intelligenti. Sono più come animali, anche nella loro forma umana. I Lycan sono più umani, anche nella loro forma animale.” Si fermò per masticare un altro boccone di sandwich. “E noi non gli piacciamo,” continuò mentre masticava, “perché siamo arrivati noi e gli abbiamo rovinato i giochi.”

Esatto,” aggiunse Malek. “I Lycan era qui per primi. I nostri antenati sono arrivati più tardi. Circa duemila anni prima che Ramesse II diventasse faraone.”

“Ai Lycan non è andata giù l’intrusione,” specificò Micah. “Dopo il nostro arrivo, gli umani avevano due specie di divinità da venerare. E non venivamo dalla stessa dimensione dei Lycan, in aggiunta.”

“Che intendi con ‘stessa dimensione’?” la mente di Sam era completamente sotto sopra. Avrebbe decisamente accettato l’offerta di Gina e Malek di prendere in prestito quei libri. “Lo fai sembrare come se i vostri antenati venissero dallo spazio profondo o cose simili.”

È così,” rispose Trace, contribuendo anche lui alla conversazione.

Allora . . . tutte quelle speculazioni sugli antichi alieni e navi spaziali dipinte e incise nei geroglifici Egiziani e Inca…. sono vere?”

Tutti annuirono.

Micah le diede una spintarella con il gomito. “Non avrai mica creduto a quella teoria sull’evoluzionismo degli esseri umani, vero Sam?” Le fece un sorrisetto giocoso mentre accoltellava un cubo di patata con la forchetta. “Insomma, l’evoluzione esiste, ma pensare che gli umani e tutti gli animali del mondo derivino da una manciata di microrganismi è una teoria un po’ stiracchiata, non credi?”

“Mi stai dicendo che la Terra è stata colonizzata dagli alieni, e che anche gli umani vengono dallo spazio?”

Micah non rispose, ma strinse gli occhi e sorrise in modo da indicare che quello era esattamente ciò che stava dicendo.

Un ululato proruppe dalla TV, facendo sobbalzare Sam. Non si era nemmeno resa conto di quanto l’avesse agitata quella conversazione.

Micah ridacchiò. “Non preoccuparti, piccola, i Lycan non vivono a Chicago. E anche se così fosse, non ti farebbero del male. Sono protettori della razza umana, un po’ come i vampiri. Mantengono sotto controllo i vampiri affinché non uccidano gli umani. Anzi, se non sbaglio, i Lycan considerano il loro obiettivo principale uccidere tutti i mannari. Ecco perché sono ancora qui.”

Aspetta. Credevo che avessi detto che hanno portato qui i mannari affinché fossero i loro schiavi.”

Micah sollevò una spalla mentre si portava alla bocca gli ultimi pezzi di sandwich. “Immagino che i mannari siano fuggiti, o robe simili. Non conosco la logistica di come sia successo, ma i mannari in qualche modo sono scappati, e piuttosto che tornare nella loro dimensione, i Lycan hanno deciso di restare e dar loro la caccia.”

Una cosa davvero responsabile da fare, se lo chiedi a me.” commentò Io.

“Già,” aggiunse Tristan “avrebbero potuto andarsene e lasciare che i mannari se ne andassero in giro senza controllo, si moltiplicassero e uccidessero tutti.”

“O lasciare che se ne occupassero i vampiri,” suggerì Micah.

“A parte il fatto che il veleno dei mannari può danneggiare i vampiri,” intervenne Malek annuendo con enfasi.

“Già, quella roba fa un male cane.” Micah mise da parte il piatto vuoto e si ripulì le mani dalle briciole. “Ma i Lycan sono rimasti e hanno tenuto la situazione sotto controllo.”

“E vivono a ovest,” ripeté Sam.

Micah annuì. “Visto che noi non piacciamo molto a loro, e loro non piacciono molto a noi, tutti hanno concordato sul fatto che loro si prendessero l’ovest e noi l’est. Cioè, sono in tutto il mondo proprio come noi, ma sia il nostro leader che i loro vivono negli Stati Uniti.”

I loro? Plurale?”

Micah annuì. “Due fratelli. Memnon e Ramesse. Due tosti figli di puttana. Non parlano molto e non mostrano molte emozioni, ma cazzo, non vuoi davvero farli incavolare. Possono sembrare innocui e indifferenti all’esterno, ma dentro sono un uragano di categoria cinque, pronto a scatenare l’inferno.”

“Li hai incontrati?”

Una volta. Molto tempo fa.” Le sopracciglia nere e spesse di Micah saltarono su. “Mi hanno lasciato una certa impressione”

“Davvero?” Impressionare Micah, dimostrava quanto potenti questi leader dei Lycan fossero.

La inchiodò con uno sguardo che diceva “non pensarci nemmeno a prendermi in giro a riguardo”. “Sì, beh comunque, visto che i mannari preferiscono la natura selvaggia, che la metà occidentale del paese ha in abbondanza, si sono presi le montagne, e noi ci siamo presi la costa Atlantica. I nostri territori iniziano a incontrarsi intorno al Nord e Sud Dakota, nel Nebraska, il Kansas, l’Oklaoma e il Texas.”

Tristan si intromise nuovamente. “Ma abbiamo lo stesso delle sottostazioni là, e loro ogni tanto entrano nel nostro territorio. Ma ci deve essere una linea di comunicazione costantemente aperta tra di noi quando entriamo nel territorio dell’altro.”

“Capisco.”

“Ti abbiamo mandato in fumo il cervello, piccola?” Micah le mise le braccia attorno alla vita e la attirò più vicino a sé mentre alcuni degli altri tornavano a guardare il film.

“Sì. forse un pochino.”

“Non preoccuparti. Per te questo è ancora tutto nuovo. Imparerai col tempo.”

Lei annuì e tornò a guardare il film, vedendo “Underworld” sotto una luce del tutto diversa. Diamine, vedendo il mondo come lei lo conosceva sotto una nuova luce. Si concentrò solo a metà sul resto del film, la mente troppo occupata a creare collegamenti tra il folklore e la realtà..

Finalmente Stryker si svegliò verso la fine del film e immediatamente vomitò nel cestino della spazzatura che Trace gli aveva messo di fronte.

Un coro di ‘bleah’ si levò dalle femmine, invece molti dei maschi risero o addirittura lo incitarono.

Molto maturo.

“La festa è finita,” comunicò Trace mentre Brak aiutava Stryker a rimettersi malamente in piedi.

“Cazzo,” Stryker si passò una mano sul viso e sul taglio di capelli a spazzola. “Che diavolo mi è successo?”

È meglio quando va giù che quando torna su, vero Stryker?” chiese Micah.

Sam gli diede una gomitata. “Taci.”

“Sì, beh, tanto è quasi l’alba,” commentò Ari, controllando l’orologio, alzandosi e stiracchiandosi.

Sev si alzò e gli mise un braccio attorno alla vita. “Sì, dovremmo andare prima che il sole sorga, così Ari non si trasforma in un marshmallow arrosto.”

“Tanto te lo mangeresti comunque,” disse Io, facendo ridere tutti.

“Siete tutti liberi di passare il giorno qui,” offrì Micah, alzandosi e indicando a casa. “Ci sono un sacco di stanze al piano di sopra. Del tutto sicure per il giorno per tutti i sangue puro in casa.”

Ari e Sev si scambiarono sguardi interrogativi, così come tutte le altre coppie.

“Che dici, Sev? Vuoi passare il giorno qui?”

Si guardò intorno. “Sì, va bene . . . potremmo stare qui.”

“Basta che non facciate casino,” specificò Micah. “Perché so cosa avete intenzione di fare l’uno all’altro non appena sarete soli.” Si toccò la tempia col dito e poi indico le altre coppie nella stanza. “E non pensate che non sappia cosa state pensando voialtri.” Tutti a parte il buon vecchio Stryker lì.” Indicò Stryker, che aveva un colore verdognolo. “Lui sta solo pregando di non vomitare.”

Proprio in quel momento, Stryker si piegò in due e vomitò di nuovo nel cestino.

Micah batté le mani una volta. “E con questo, chiudiamo la nottata.”

Tutti si fecero lentamente strada fuori dalla sala cinema, Stryker arrancando con cautela e portando con sé il cestino.

Ehi, aspettate,” fece Lakota.

Tutti si fermarono e lo fissarono.

“Chi ha vinto la gara dei costumi?”

Hmm.” Micah si lisciò il mento con le dita. “Hai ragione. Non abbiamo mai scelto il vincitore, vero?”

***

Micah si gira e ti guarda. Sì voi, lettori “Che ne pensate di scegliere?” dice. Poi guarda gli altri. “Avete qualcosa da obiettare se i lettori scelgono un vincitore?”

No.”

Per niente.”

Trace sorride. “ Siete tutti fregati. Sono io il preferito dalle fan. Avrò un sacco di voti.”

Sev lo spinge. “Ehi, testa di melone. Anche io sono uno dei preferiti, e ho i capelli più belli.”

Trace si toglie il berretto e si passa il palmo sulla testa rasata. “Tutti quei capelli danno solo fastidio, carino.”

Ari scuote la testa. “Naa, sono giusto qualcosa su cui aggrapparmi.”

E qualcosa da tirare,” aggiunge Sev.

Io solleva la mano strizzando gli occhi. “Troppe informazioni, ragazzi. Troppe maledette informazioni.”

Micah alza una mano per zittire la stanza. “Okay allora. È deciso.” Guarda di nuovo voi lettori.

“Dovrete scegliere un vincitore del nostro contest per i costumi. Scrivete un e-mail a donya@donyalynne.com con la vostra scelta per le categorie indicate qui sotto. Per favore scrivete ‘AKM Costume Contest’ sul campo dell’oggetto. Oh, e già che ci siete sentitevi liberi di lasciare un commento su ciò che avete pensato riguardo al nostro party di Halloween.”

HAPPY HALLOWEEN!” Gridano tutti insieme.

* * *

Ciao. Sono Donya. Spero vi sia piaciuto questo racconto breve su Micah e i suoi amici dell’AKM. Come promesso da Micah, ecco le categorie da votare per il loro contest dei costumi:

1. Costume più divertente

2. Costume più appropriato (che si addice al personaggio della serie)

3. Costume migliore in assoluto

E per ricordarvi cosa indossava oggi ognuno di loro ecco la lista:

Micah – Il sole

Sam – Lottatore di sumo

Trace – Magic Mike

Cordray – La sposa di Chucky

Severin – Clay Matthews della squadra di football Green Bay Packers

Arion – Palla da Football (Micah insiste nel dire che è vestito da pezzo di merda)

Stryker – Un sacerdote

Malek – Soffione della doccia (Micah grida, “è una medusa!”

 

Gina – Teschio di zucchero con mini teschio di zucchero sul grembo

Lakota – Thor

Josie – Sfera da discoteca lucente e scintillante

Tristan – John Travolta in Tony Manero dalla Febbre del sabato sera

Brak – Khal Drogo senza la sua khaleesi

Io – Austin Powers

Miriam – Fembot (ndt. femmina robot da Austin powers)

Non vedo l’ora di ricevere i vostri voti.

Donya Lynne

Traduzione a cura di Soteria e Patrizia Zecchin

Editing Liz

Traduzione autorizzata dall’autrice per lo scrigno delle emozioni romanticamente fantasy sito

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StaffRFS

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