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Intervista con l’autore: Monica Peccolo

Buongiorno Fenici! Oggi siamo liete di ospitare sul nostro blog una brava autrice italiana, che sarà presente anche al Festival del romance di giugno 2019. Ecco quindi per voi la chiacchierata che abbiamo fatto con Monica Peccolo, buona lettura!

Mi chiamo Monica Peccolo e sono una scrittrice. Vivo a Livorno, città di mare e mutamenti, ma sogno di viaggiare “come una volta”, con tempi lenti e parecchie fermate nel mezzo.
Sono cresciuta con gli occhi sgranati e la mente aperta: giocavo tra castelli di sabbia e installazioni artistiche, e i libri mi seguivano ovunque andassi. Ho studiato informatica, fatto volontariato e lavorato come EDP manager, ma dopo un po’ la vita mi ha portato verso altri lidi e ora sono una libera professionista.
In attesa di scoprire com’è fare una traversata atlantica vecchio stile, ballo le antiche danze gitane – da dove attingo molta della mia ispirazione per scrivere – e mi perdo nelle storie che prendono vita sullo schermo del mio computer. Solo da qualche anno, però, si sono trasferite sulla carta e hanno trovato qualcuno disposto a leggerle.
Ho esordito nel 2012 con Il senso interno del tempo (Linee Infinite), a cui è seguito Il senso del nostro amore (Linee Infinite, 2014), e pubblicato diversi racconti.

BLOG PERSONALE: Monica Peccolo – Scrivere è un atto d’amore

“Niente è come sembra” LINK AMAZON

Il tuo romanzo, “Niente è come sembra”, è ambientato a Venezia: conoscevi bene i luoghi che hai descritto o hai dovuto fare un lavoro di ricerca sul campo?

Ho visitato Venezia diverse volte sia come turista sia come ospite di alcuni amici che mi hanno consigliato i luoghi meno affollati. Ho avuto la fortuna di conoscere dei “sestrieri” (quartieri) dove i veneziani cercano di vivere la loro città fra le difficoltà della vita quotidiana, lontani dal turismo “mordi e fuggi” che riempie di problemi questa città unica al mondo. Quindi sì, in alcuni dei posti che ho descritto ci sono stata di persona, altri sono in lista per una delle prossime visite.

Maria Stella, la protagonista, ha un passato come figlia di militare e si è sentita sempre sradicata da ogni luogo in cui ha vissuto: è un’esperienza che hai vissuto direttamente o è frutto della tua inventiva?

No, non è una mia esperienza diretta. Dovessi vivere di persona ogni dettaglio della vita dei miei personaggi sarei piena di problemi e in cura da un bravo medico! 😀 Attingo da quello che conosco, è vero, da esperienze di conoscenti o mi documento se voglio dare una particolare caratteristica a un personaggio. In questo caso, mi sono ispirata a una compagna di classe delle superiori che soffriva per questa condizione impostale dal lavoro del padre.

L’atteggiamento della protagonista nei confronti degli operai che lavorano nell’appartamento accanto è da subito infastidito e vi si legge chiaramente una certa paura nei confronti dello straniero: tu come gestisci questo timore che ultimamente attanaglia un po’ tutti noi? Sei più Zoe o Maria Stella?

In realtà, le ragazze rappresentano le due posizioni estreme davanti a un problema sociale su cui si discute molto nel nostro paese, sebbene la novella sia stata scritta diversi anni fa, in un periodo dove questo aspetto era meno impellente di adesso. L’obiettivo era quello di far riflettere e portare chi legge a porsi delle domande. In un momento storico dove sembrano regnare assolute certezze è importante informarsi da fonti diverse e valutare con il proprio giudizio. Questi atteggiamenti estremi sono frutto di un approccio superficiale alla storia dei paesi e ai problemi sociali. Detto questo, sono cresciuta in una città di porto, nata a seguito di leggi medicee che accoglievano tutti, e qui non ci sono mai stati grossi problemi di convivenza. È comunque importante valutare le persone per quello che sono, senza farsi influenzare da ciò che riporta il loro passaporto.

Leggendo il romanzo si percepiscono le piccole manie di Maria Stella: possiamo ritenere alcuni suoi comportamenti spia di un disturbo ossessivo?

Nel suo caso direi proprio di sì, perché queste ossessioni sono volutamente esagerate per caratterizzare il personaggio nel breve spazio narrativo che concede una novella. In un romanzo più lungo sarebbero state diluite e distribuite lungo la storia in modo diverso. Servono, però, a inquadrare la protagonista fin da subito e a farci comprendere il suo comportamento nei confronti della vita. Del resto, riprendendo la domanda più sopra, se sei stata cresciuta con un’educazione rigida è difficile essere elastici verso se stessi e il mondo esterno. Stella impiegherà un po’ a capirlo e a cercare di cambiare i propri atteggiamenti.

Giorgio Ballarin è l’inquilino del piano di sopra, serio e compassato che la protagonista decide di frequentare; quanto è importante per una donna incontrare un uomo all’apparenza solido e “sicuro”?

Credo che, nella società odierna, le donne siano meno attente a questo tipo di caratteristiche. Per fortuna c’è più indipendenza economica e mentale. Studiamo, lavoriamo, ci manteniamo e non c’è più bisogno di “sistemarsi”. Quando si sceglie un compagno, lo si fa per altre ragioni. Di contro, c’è da dire che, da parte di molti uomini, la tendenza a impegnarsi in un rapporto serio non è la massima priorità della vita e spesso non hanno un’adeguata educazione emotiva per gestire un rapporto di coppia. Viviamo in un periodo abbastanza in evoluzione, che non ha ancora trovato un equilibrio, e lo dimostrano i casi di cronaca, le battaglie ancora necessarie per i diritti delle donne. Il discorso è complesso e alla fine credo che ogni persona abbia davvero una storia unica, frutto del suo vissuto. Per cui ti rispondo che, per come è fatta Stella, sono importanti queste caratteristiche in un uomo.

Anche Zoe, la coinquilina di Stella, è rimasta delusa dall’amore… quanto di te c’è in entrambi i personaggi?

Assolutamente nulla dal punto di vista dell’amore, per quello mi sono basata molto sulle tante amiche che ho consolato negli anni. Una vera palestra di vita. Anche caratterialmente non direi di aver passato qualcosa alle due ragazze. Come spiegavo prima, dopo aver scritto svariati personaggi nei libri precedenti e in quelli che sto scrivendo, se dovessi creare personaggi ispirati a me stessa sarebbero tutti uguali e noiosi. Ovviamente prendo spunto dalle mie letture, dalle mie conoscenze, dal mio sentire, dalle mie esperienze ma poi i personaggi vengono modellati per come devono essere e per quello che devono raccontare.

La vicenda prende una piega noir e rivela una terribile verità (che riguarda Giorgio): hai descritto molto bene la scena che svela al lettore la (sua) mostruosità di uno dei personaggi e, ti confesso, mi ha tolto il sonno. È stato difficile approfondire questo argomento? Come lo hai affrontato?

Rivelerò il meno possibile per evitare spoiler. Sì, lo è stato. Non amo scrivere scene forti, ma erano necessarie alla narrazione. Per questo mi sono documentata sia online sia con persone che lavorano a questo tipo di problema, trovando collaborazione e materiale che poi ho rielaborato nella scrittura.

Il rapporto tra Stella e Alexej non inizia nel migliore dei modi, nonostante il magnetismo tra i due sia innegabile, e tiene con il fiato sospeso fin quasi alle battute finali della storia: come mai questa scelta?

Le dinamiche di questa storia non permettevano molte sbavature per non rivelare troppo o troppo in anticipo e rovinare il colpo di scena finale. Comportamenti troppo amichevoli di Stella nei confronti di Alexej sarebbero stati incoerenti per il carattere della protagonista. L’interazione fra i due è sempre pungente, è vero, ma il gioco di sguardi non mente su quello che provano. A volte all’amore si arriva anche mostrando senza schermi i lati più spigolosi del proprio carattere e magari, proprio perché accettati per come siamo, la coppia funziona. Stella ha bisogno di una grande crescita personale prima di poter accettare Alexej e ciò che lui rappresenta.

Nel tuo blog spieghi come sei arrivata al self-publishing per “Niente è come sembra”: ritieni che questa modalità sia il futuro degli scrittori e dell’editoria in generale?

Domanda di riserva? Scherzo, ma è un quesito a cui è difficile rispondere. Come ho spiegato nell’articolo che citi, sul mio blog, provengo da un’esperienza precedente di editoria tradizionale in cui mi sono trovata bene, ma che mi ha anche rivelato a mano a mano i limiti e, soprattutto, la scarsa dinamicità di adattamento a una realtà editoriale molto in evoluzione. Sono passati cinque anni dall’uscita del mio primo romanzo e sono cambiate moltissime cose. Il digitale, i social, i blog erano agli inizi, mentre adesso sono fondamentali. Il self rappresenta una democratica opportunità, ma senza nessun filtro come è quello di un editore anche piccolo non garantisce qualità alle pubblicazioni. Partecipando a diversi convegni, soprattutto al WFF a Matera, vedo l’editoria italiana (rispetto a quella straniera) arroccarsi sulle sue posizioni, sempre più in crisi ma senza volontà di sperimentazione e rinnovo. Secondo l’Istat i lettori calano ogni anno, la distribuzione in libreria è in mano a pochi colossi che controllano il mercato e la maggior parte degli addetti ai lavori incolpa Amazon di tutto, quando in realtà il suo avvento in Italia ha fatto scoppiare prima del previsto i problemi già presenti. Alla fine di tutto questo, ci siamo noi: gli autori italiani, i più sfigati, l’ultima ruota del baraccone che senza le nostre storie non avrebbe neanche motivo di esistere. Siamo mal pagati, quando ci pagano, e veniamo ricattati con contratti assurdi. Cosa dobbiamo fare? Cerchiamo in qualche modo di far arrivare le nostre storie a chi vuole leggerle, sperando ci torni qualcosa indietro per tutte le ore che dedichiamo a questa passione. Io non so se il self rappresenti il futuro, a dire il vero mi augurerei qualcosa di meglio per l’editoria italiana, da una seria riforma, a un diritto d’autore tutelato in modo corretto ed equo, però riconosco che al presente è una buona strada se fatta con la stessa serietà di una pubblicazione editoriale e una delle poche rimaste percorribili.

Adesso cosa bolle in pentola? Puoi dare qualche anticipazione sul tuo prossimo libro a RFS?

Oltre a ricordare che ho una duologia in cartaceo, un rosa contemporaneo con molti spunti di riflessione e una bellissima storia d’amore – di cui potete trovare molte info sul mio blog (www.monicapeccolo.blogspot.it) e, se vi va, potete iscrivervi alla newsletter – sto lavorando a due progetti molto diversi. Un romanzo storico, ambientato durante la Seconda guerra mondiale, ispirato a fatti realmente accaduti ma dove non mancherà una bella parte romance, e un distopico new adult, che probabilmente diventerà una duologia, con azione, amore e tante tematiche di riflessione.

Grazie al vostro blog e al folto e animato gruppo per il tempo e lo spazio che mi avete dedicato. È un’opportunità sempre bella, per chi scrive, potersi far conoscere da lettrici e lettori appassionati come voi.

 

 

 

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