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Incontro con l’autore: Deborah Fasola

 

Buongiorno e benvenuti nel nostro salotto virtuale dove vengono a trovarci diversi autori italiani conosciuti e meno conosciuti! Oggi, a toglierci qualche curiosità, avremo Deborah Fasola, autrice di diversi libri ultimo tra questi “Non dirgli che ti amo”.

pronti per l’intervista? Allora senza ulteriori indugi partiamo con le domande.

 

 

  1. Deborah sei cosciente che il personaggio del tuo ultimo libro Viviana, se da una parte può essere interpretato come un inno alla speranza, dall’altro appare di un egoismo unico? Non solo coinvolgendo un bambino, ma anche decidendo per sua madre che già una volta ha allevato una figlia da sola e senza neppure chiederlo. Cosa ti ha spinto a dipingere la tua protagonista in questo modo?

Buongiorno a tutti e grazie per questo spazio e le tue domande. Viviana rappresenta un po’ i due lati di noi che spesso convivono, così come esistono nel mondo: il bene e il male. Sicuramente, come ripete spesso nel romanzo, Viviana sa di essere egoista, ma si rende conto che le persone spesso lo sono; questa è al sua debolezza, il suo bisogno di creare qualcosa prima di andarsene via e non riesce a mettere a tacere questa cosa fino a che non ha raggiunto il suo sogno. Viviana è egoista, ma è anche così altruista da lottare per donare la vita, perché dove la morte arriva, è solo quella che dona speranza.

In pratica il mio personaggio rappresenta un po’ l’ambivalenza umana, quel grigio che non è mai totalmente nero e che non potrà mai essere, per nessuno, completamente bianco e puro.

  1. I tumori sono ormai talmente diffusi che è difficile trovare una famiglia che in qualche modo non ne sia stata toccata, ma è anche un argomento molto delicato, ne hai avuto un’esperienza diretta che ti ha in qualche modo ispirata?

Ho avuto un’esperienza diretta recentemente, ma Viviana è nata oltre cinque anni fa, da un insieme di pensieri, idee, da un sogno e da un articolo di cronaca di allora.

  1. Viviana pensa che quel figlio tanto desiderato sia la sua eredità, la sua unica possibilità di essere ricordata per sempre, è anche il tuo pensiero?

Penso che i figli siano coloro che ti ricorderanno quando non ci sarai più, ma allo stesso modo che non siano la sola possibilità per continuare ad esserci, a esistere. Ci sono altri modi per essere ricordati. Non so se al posto di Viviana avrei mai fatto una scelta simile. Di mio in lei c’è soltanto il forte istinto materno. C’è la parte in cui parla al suo bambino davanti a una videocamera e c’è una paura che ben conosco. Il resto è tutto romanzato, il resto è la sua storia.

  1. Se potessi scegliere fra i tuoi protagonisti, con quale di essi andresti in vacanza, qual è quello che più vorresti incontrare davvero?

Peso che sia Kevin: mi insegnerebbe a non avere paura. Magari tirerebbe anche fuori il meglio di me, come è successo con Viviana.

  1. Come nasce un libro di Deborah Fasola, da un’idea che improvvisamente ti attraversa la mente o dopo un’attenta pianificazione?

Nasce all’improvviso, come una folgorazione. Nasce da dentro, dalle viscere quasi. Almeno i miei. Solo in seguito, pianifico ma molto poco per quanto riguarda la storia. Io quella la scopro piano piano, con i miei protagonisti. Poi, per me, il difficile è documentarmi e far combaciare il tutto.

  1. Hai un personaggio nel cassetto, che aspetta ancora di avere la sua storia?

No, tutti i personaggi che sono arrivati nella mia mente, hanno trovato per ora collocazione nella loro storia. Ho tante storie nel cassetto, infatti, ma personaggi per ora no.

  1. C’è un genere letterario che vorresti provare a scrivere e in cui non hai ancora avuto il coraggio di cimentarti?

Ho scritto parecchi generi ma credo che mi piacerebbe cimentarmi con romanzo thriller, di nuovo, anche se non è molto nelle mie corde amo il genere. Quindi vorrei riprovare a scriverlo, ma non ho avuto il coraggio di osare.

  1. Hai un libro che adesso riscriveresti? Che non ti piace più nello stesso modo?

Più di uno a dire il vero. Nel corso degli anni ho scritto davvero tanto – e per tanti anni – e alcuni dei miei romanzi “più vecchi”, adesso, non li sento più miei, infatti non li pubblicherei mai. Diciamo che sono stati un buon esercizio, come se fossero stati la mia scuola. E chissà quanti altri fungeranno da prove e non vedranno mai la luce! Mi capita continuamente… ho ancora tantissima strada da fare.

  1. Quando crei le caratteristiche fisiche di un personaggio, ti ispiri a qualcuno in particolare? Quale potrebbe essere l’attore adatto per la parte di Kevin.

No, generalmente il personaggio mi viene in mente subito con un viso ben definito, che però non somiglia a nessuno. Per trovare poi il “prestavolto” infatti ci metto un sacco di temo. Per Kevin vedrei bene l’attore Drew Fuller.

  1. Come consideri il tradimento, visto che tratti l’argomento nel tuo libro? Riusciresti a trovargli delle attenuanti?

Detesto il tradimento, ho scritto molte volte di questo tema, forse proprio per esorcizzarlo. Diciamo che non ne sono ossessionata, ma non potrei mai perdonarlo, in amore come in amicizia o altri campi sociali della vita.

Grazie mille per questa bellissima intervista e per il vostro tempo. Vi lascio in ultimo una citazione tratta proprio da “Non dirgli che ti amo”, nella speranza di incuriosirvi:

“Ci sono cose che arrivano e travolgono tutto il resto, la prima di queste è appunto l’amore; allora io ti dico, lasciati travolgere, trova l’amore folle, sconsiderato – seppur rispettoso – e lascia che ti stracci le viscere, che t’impedisca di dormire la notte, che ti renda difficile persino respirare e aprire gli occhi il mattino: in amore tutto ciò che è meno di questo, non è abbastanza.”

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