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Incontro con l’autore: Intervista Esclusiva ad Avery Cockburn

Care Fenici, oggi grazia a Ipanema possiamo conoscere meglio una bravissima autrice americana, Avery Cockburn… enjoy!

Ehilà! Sono Avery Cockburn, che fa rima con Savory Slow Churn, (un gelato a basso contenuto calorico ma di grande golosità ndr.). Le mie giornate sono piene di bellissimi uomini che praticano fantastici sport nel posto più bello della terra. Fare lo scrittore è davvero il più bel lavoro del mondo!

Vivo negli Stati Uniti con un uomo infinitamente paziente e due gatti infinitamente impazienti. I lettori illuminano le mie giornate, per questo motivo scrivetemi all’indirizzo email avery@cockburn.com/signup se volete avere tonnellate di contenuti speciali sui miei Ragazzi di Glasgow! Arrivederci!

Ehilà, sono Ipanema e sono così felice di poterti ospitare su Romanticamente Fantasy Blog e rispondere alle mie domande! Grazie infinite! I lettori italiani andranno in visibilio avendoti conosciuta un po’ meglio dopo la mia recensione sulla tua serie Glasgow Lads (qui la recensione di RFS)

Grazie mille, Ipanema! Sono così eccitata all’idea di incontrare te e i tuoi lettori. E grazie ancora per aver recensito i miei libri sui Ragazzi di Glasgow!

Prima di tutto, lascia che ti chieda qualcosa a proposito della tua scrittura: da quanto tempo scrivi? E’ una specie di necessità che devi soddisfare buttando giù storie sulla cara o è qualcosa di diverso?

Creo storie nella mente fin da quando ero una bambina, quando inventavo quelle che oggi si chiamano “fan fiction”, per tutto: dai fumetti ai cartoni animati, fino ad arrivare alla mia soap-opera preferita, General Hospital. Ma non avevo mai incontrato un autore – ciò avveniva prima dell’arrivo di internet – così non pensavo alla scrittura come a un’occupazione che gli esseri umani usassero per vivere. Penso di aver creduto che i libri fossero oggetti magici consegnati alla mia libreria cittadina dalle cicogne. Poi una sera, avrò avuto sui venticinque anni, avevo bevuto davvero troppo caffé e mi misi a scrivere un thriller/detective/romance/ sci-fi davvero brutto, che vedeva protagonista una bellissima donna di nome Edna che fose era un alieno ma anche no, non ricordo bene. Quel romanzo non è mai stato pubblicato (non se lo meritava) ma mi fece appassionare alla scrittura e capire che quello era ciò che volevo fare per il resto della mia vita.

Come scrivi? Fai schemi, outline, usi tag-line e log-line all’inizio o altre tecniche che le stesse scuole di scrittura creativa insegnano, oppure al contrario, ti lasci trasportare dalla corrente?

In genere i miei libri sono lunghi e complessi, perciò sì, faccio spesso gli outline. Ma lo scorso anno ho iniziato a scrivere Throwing Stones (libro della serie Glasgow Lads on Ice, #1- libro spin-off sul Curling, ndr.) e sapevo che sarebbe stato più corto degli altri G.L, così ho deciso di divertirmi mentre lo scrivevo. Ho iniziato sapendo solo i fatti principali dei protagonisti: Luca, un giocatore scozzese di curling e Oliver, un ex-atleta di curling canadese ritiratosi anticipatamente e ora allenatore della squadra acerrima rivale di quella di Luca. Così ho trovato la loro “colonna sonora”, Shadowless dei Wintersleep, che mi suggeriva di come uno dei due fosse ossessionato da qualcosa di terribile accaduto in passato e di come l’altro lo avrebbe aiutato a superarlo. E’ stato così DIVERTENTE essere in grado di svelare una storia mano a mano che si sviluppava!

Ho letto sul tuo sito web (https://avericockburn.com) che Avery Cockburn è un nom de plume e che hai deciso di rivelare il tuo vero nome solo lo scorso Marzo. La ragione di questa rivelazione è qualcosa di dolce e importante al tempo stesso, puoi perciò raccontarla ai nostri lettori?

Assolutamente sì! Throwing Stones era un libro speciale per me perché uno dei personaggi principali, Oliver Doyle, ha il ADHD, il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività, proprio come me. Volevo condividere questo libro con chiunque nella mia vita reale, anche le persone che mi conoscono come Jeri Smith-Ready, in modo che potessero comprendere qualcosa di più sulle mie lotte personali e come il disordine ha condizionato la mia vita. Tipo, il perché io sia SEMPRE in ritardo (cecità temporale) oppure trovi noioso e doloroso portare a termine più azioni contemporaneamente (carenza di dopamina). Volevo inoltre un romanzo che raggiungesse più lettori e mi sono detta che Jeri avrebbe potuto aiutare a promuovere il libro al suo pubblico (molto più numeroso). Sfortunatamente Jeri è piuttsto timida (e pigra) e non ha ancora fatto molto a riguardo. (*Si guarda allo specchio*)

Quale genere scrivi con il tuo vero nome autore?

Come Jeri Smith-Ready (www.jerismithready.com ), il mio lavoro più conosciuto fino a oggi è la trilogia young adult paranormal Shade, dove tutti gli adolescenti (a cominciare dalla protagonista, Aura) possono vedere i fantasmi ma le persone adulte non possono. La serie inizia con la morte del ragazzo di Aura che continua a tormentarla anziché passare oltre. Lei lotta per permettergli di andare risolvendo il mistero della Trasformazione (Shift) – l’evento che è coinciso con la sua nascita e che ha permesso agli spettri di diventare visibili – con l’aiuto di un nuovo, fighissimo ragazzo scozzese. E’ anche disponibile in audiobook ed è stato tradotto in tedesco, polacco e portoghese.

I miei altri lavori includono:

  • La trilogia fantasy Aspect of Crow che vede protagonista un mondo dove tutti hanno un potere magico associato al proprio Animale Spirituale. (Anche questo disponibile sia in tedesco che in francese).
  • La serie urban fantasy WVMP Radio, che tratta del recupero di un artista che lavora in una stazione radio con DJ che sono anche vampiri. Questa serie è stata divertentissima da scrivere! (tradotta in tedesco, francese e spagnolo).
  • Romanzo YA contemporaneo This Side of Salvation, che parla di un ragazzo i cui genitori scompaiono la notte che si pensa avverrà il Rapimento. (tradotto in tedesco).

The Glasgow Lads è una bellissima serie MM ambientata in Scozia. Tu vivi negli USA. Come mai hai deciso questa ambientazione per la tua serie e cosa ti ha suggerito l’idea per dei calciatori scozzesi sexy e gay?

Mi piace affermare di essere americana di nascita, irlandese per discendenza e scozzese nell’anima. Gli Stati Uniti e la Scozia hanno in realtà molto in comune a causa dei nostri legami storici. Amiamo la nostra selvaggia natura, diamo valore al lavoro duro (forse un po’ troppo) e mangiamo qualunque tipo di cibo purché sia fritto per bene.

La Scozia è sempre stata il mio posto preferito nel mondo fin da quando l’ho visitata per la prima volta al tempo dell’università, così quando scrissi la Shade Trilogy, decisi che uno dei protagonisti sarebbe stato di Glasgow. Successivamente poi visitai davvero la città per documentarmi e mi innamorai completamente della stessa. Volevo perciò ambientare altre storie in quel posto, usare le informazioni che avevo raccolto e continuare ad apprendere sempre di più su questo posto unico. Allo stesso tempo mi innamorai del bellissimo gioco del calcio e fu così che quando l’idea di combinare le due cose mi colpì, saltai dalla sedia e iniziai a ballare la danza della felicità. Quasi cinque anni dopo, adoro ancora “abitare” a Glasgow attraverso i miei personaggi.

Il calcio, come sai, è uno sport molto popolare in Italia ma l’omosessualità nell’ambiente del calcio è ancora un tabù. E tu hai persino scelto una squadra gay/bisessuale in un campionato amatoriale come tema principale della tua serie. Perché hai scelto questo sport in particolare? E cosa ne pensi di questa situazione “si sa ma non se ne parla” nello sport in generale?

Come molti tra i fan, penso che il football abbia scelto me, non il contrario. (Perché qualcuno sceglierebbe un’agonia simile? :D) Sebbene abbia scritto un romanzo sul curling e pratichi io stessa questo sport, rimango sempre affascinata dalla bellezza drammatica del calcio.

Mi rattrista l’omofobia nello sport. Negli USA il calcio è probabilmente uno degli sport più  LGBTQ-friendly ma c’è ancora una lunga strada da percorrere e so che in Europa il calcio è ancora omofobo (e sessista) come la nostra cultura per il Football Americano. Nelle ultime decadi gli sport hanno fatto progressi nel combattere il razzismo perciò spero che l’omofobia presto segua lo stesso esempio.

Penso che le donne possono fare molto per portare avanti questa causa. Le donne atlete e i fan possono mostrare un volto meno macho – ma egualmente fiero – dello sport, un volto che possa far cambiare idea su cosa significhi essere un atleta.

C’è una coppia, tra quelle di John e Fergus, Andrew e Colin, Duncan e Brodie, Robert e Liam, o quella ancora-non-svelata di Ben e Evan, che tu preferisci tra tutte le altre?

La mia coppia preferita è sempre quella del libro su cui sto lavorando, ahahah. Penso “Aww, non amerò mai più nessun altro personaggio come questi due” ma poi inizio il libro successivo e i nuovi ragazzi diventano i miei preferiti.

Puoi raccontarci qualcosa sui nuovi personaggi, Evan e Ben, e darci una qualche anticipazione su ciò che dovremmo aspettarci dalla loro relazione nel romanzo in uscita a fine Novembre?

Evan e Ben sembrano una coppia insolita ma come molte coppie dove gli opposti si attraggono, anche la loro chimica è alle stelle. Penso che ciò lo sia perché nonostante le loro differenze entrambi siano molto in sintonia nei confronti delle rispettive esigenze e stati d’animo. Ben e Evan sono i due personaggi meno egoisti di cui abbia mai scritto. E tra le altre cose hanno un modo molto scherzoso di parlarsi. Ecco a voi un esempio del loro primo appuntamento:

Evan allungò una mano e tirò l’estremità della sciarpa che Ben aveva attorno al collo, quindi la infilò dentro al bavero del suo cappotto. “Quanto è lontana casa tua?”

Ben rabbrividì a quella quasi-proposta abbinata a quel quasi-tocco. “Posso essere franco?”

“Naturalmente”

“Mi piaci troppo per fare sesso con te.” Ben si fermò quel tanto da osservare la sorpresa e la confusione di Ben. “Stasera, almeno”.

“E’ un sollievo.” Evan fece un passo indietro. “Adesso posso smettere di sedurti.”

“Oh, perché? Avevi iniziato?”

“Non lo so.” Evan scoccò un sorriso sghembo. “Dimmelo tu.”

So che un sacco di lettori fedeli alla serie Glasgow Lads ancora odiano Evan per aver abbandonato Fergus e i Warriors, ma Playing in the Dark mostrerà che quell’avvenimento non era come sembrava. Ecco, per provarlo, vi mostro la prima scena:

Capitolo Uno – 22 Giugno 2014

Odore ferroso di sangue raffermo.

Fiato stagnante e puzzolente.

Briciole di suolo tra le dita dei piedi.

Ticchettio di pioggia estiva su milioni di foglie.

Spostamento di tessuto a chiazze scure, lampi di luce irritanti.

Persino adesso i suoi cinque sensi annotano e ricordano, catalogano dettagli che potrebbero rivelarsi determinanti nell’improbabile eventualità di una sopravvivenza.

O forse è solo abitudine, dovuta all’addestramento e dal proprio insaziabile bisogno di capire tutto su tutti.

In ogni caso, questo inventario mentale lo fa andare avanti, lo mantiene forte, impedisce alla sua mente di svaporare nel terrore mentre pianifica una fuga.

Spinto giù in ginocchio, il cappuccio nero tolto dalla testa, il bavaglio strappato  via dalla bocca con forza tale da quasi slogargli la mascella.

Puzza di sudore impregnato di paura.

Rami e roccia conficcati sulle ginocchia nude.

Martellare di grancassa a ogni pulsazione.

Foglie verdi gocciolanti di pioviggine nella foschia del crepuscolo.

“Ultima possibilità.” ringhia la voce. “Dammi i nomi e farò sì che sia indolore”

Un’occhiata verso l’alto gli conferma che sono fuori dalla portata d’orecchio dell’autista che li ha portati lì. Forse proprio laggiù si trova la libertà.

Mentire non ha funzionato. Queste persone sanno chi è.

Temporeggiare non è servito. La sua gente non lo troverà mai in tempo.

Reagire aveva quasi funzionato. Ma ora le sue mani sono legate e la sua forza andata.

La verità è la sua ultima risorsa.

Il click periodico della rivoltella.

L’inchiostro nero della canna di pistola.

“I nomi, prego.”

La bocca si apre in risposta, le sue labbra secche si spezzano. Questa verità potrebbe farlo uccidere, e non con un proiettile misericordioso al cervello per gentile concessione della sua stessa Glock. Questa verità potrebbe farlo pestare fino alla morte, magari con la perdita di parti significative del suo corpo prima che tutto diventi nero.

Le cose che deve dire non sono la verità che il suo aguzzino sta cercando. Ma forse è la verità di cui entrambi hanno bisogno per sopravvivere.

(A parte la redenzione finale di Evan, Playing in the Dark conterrà anche una scena in cui lui e Fergus avranno un confronto che sarà molto catartico per i fan di Fergus! 😀 )

Pensi di continuare a raccontare storie sui Glasgow Lads e puoi eventualmente dirci se ci saranno nuove avventure da pubblicare nel prossimo futuro? Pensi che i lettori italiani avranno la possibilità di leggere dei tuoi bellissimi ragazzi quanto prima?

Ci saranno assolutamente altri libri in questa serie. Un altro romanzo della serie Glasgow Lads On Ice, che uscirà alla fine del 2019, dopo che la prossima stagione del campionato di curling avrà inizio. Questa avrà come protagonista lo strambo vice-skip di Luca, Garen, e qualunque sfortunato ragazzo lo intrigherà.

Un altro romanzo sul calcio dovrebbe uscire sia prima che dopo quello su Garen. Vorrei tanto anticiparne l’argomento ma non sono ancora pronta a impegnarmi. Con un po’ di fortuna, potrò esserne sicura per l’inizio del 2019. Mi spiace se sembro un po’ omertosa!

Per quello che riguarda le traduzioni, il mio agente sta attualmente esaminando le offerte da parte di editori italiani e francesi. E’ un processo lento ma vi prometto di darne comunicazione non appena i contratti saranno firmati.

Grazie infinite per l’intervista, Ipanema!

Ancora una volta, i lettori possono inviarmi un’email all’indirizzo avery@averycockburn.com e seguirmi su tutti i social network. Per aggiornamenti e bonus esclusivi sui Glasgow Lads – inclusa una copia gratis della novella Play On (a partire dal 1 Novembre), aderite alla newsletter all’indirizzo www.averycockburn.com/sign . Per le info sulle nuove uscite, seguitemi su Bookbub, all’indirizzo www.bookbub.com/profile/averycockburn

Grazie a te, Avery!

Hiya, I’m Avery Cockburn (rhymes with Savory Slow Churn). My days are filled with beautiful men who play beautiful games in the most beautiful place in the world. Being an author is pretty much the best job ever.

I live in the United States with one infinitely patient man and two infinitely impatient cats. Readers make my day, so email me at avery@averycockburn.com, or sign up for my readers group at www.averycockburn.com/signup to get loads of exclusive Glasgow Lads bonus material. Cheers!

Hiya! I’m Ipanema and I am so happy to have you here in Romanticamente Fantasy Blog answering my questions! Thank you so much! Italian readers will be head over heels to know you better after my review on your Glasgow Lads. (in italian, HERE)

Grazie mille, Ipanema! I’m so thrilled to meet you and your readers. And thanks for reviewing the Glasgow Lads books!

First of all, let me ask you something about your writing: since when do you write? Is this a sort of need you urge to satisfy by jotting down stories on paper or  something different?

I’ve been inventing stories in my head since I was a child, when I created what would now be called “fan fiction” for everything from comic strips and cartoons to my favorite soap opera, General Hospital. But I’d never met an author–this was before the internet–so I didn’t see writing as something mere humans did for a living. I guess I thought books were magical objects delivered by storks to my local library. Then one night in my mid-twenties, I had way too much caffeine and started writing a very bad sci-fi/detective/thriller/romance featuring a beautiful woman named Edna, who may or my not have been an alien, I can’t remember. That book was never published (and didn’t deserve to be), but I was hooked on writing and knew it was all I ever wanted to do for the rest of my life.

How do you write? Do you make schemes, outlines, using tag-lines and log-lines or other techniques the very same schools of professional writing teach, or, on the contrary, you just go with the flow?

Usually my books are long and complex, so I do a lot of outlining. But last year when I started Throwing Stones (Glasgow Lads on Ice Book 1), I knew it would be shorter than the regular GL books, so I decided to have fun with the process. I began writing knowing only basic facts about the main characters: Luca was a Scottish curler and Oliver was a early-retired Canadian curler coaching Luca’s archrivals. I also found their theme song, “Shadowless” by Wintersleep, which told me that one of them was haunted by something terrible in their past and the other would help him deal with it. It was SO FUN being able to discover the story as I went along.

I read on your website (https://averycockburn.com) that Avery Cockburn is a pen name and that you decided to reveal your true name only last March. The reason for this revelation is kind of sweet and important, so can you please tell it to our readers?

Absolutely! Throwing Stones was special to me because one of the main characters, Oliver Doyle, has Attention Deficit Hyperactivity Disorder (ADHD) like me. I wanted to share this book with everyone in my real life, the people who know me as Jeri Smith-Ready, so they could understand more of my own struggles and how the disorder has affected my life. Like, why I am ALWAYS late (time blindness) and find boring, multi-step tasks so painful (dopamine shortage). I also wanted the book to reach more readers, and I figured Jeri could help promote the book to her (much larger) following. Unfortunately, Jeri is pretty shy (and lazy) and hasn’t done much in that regard yet. *glares at mirror*

What genre do you write with your true author’s name?

As Jeri Smith-Ready (www.jerismithready.com), my most popular work by far is the teen paranormal Shade trilogy, in which every young person (starting with the heroine, Aura) can see ghosts but older people can’t. The series begins with the death of Aura’s boyfriend, who continues to haunt her rather than passing on. She struggles to let go of him while also solving the mystery of the Shift—the event that coincided with her birth that caused ghosts to become visible—with the help of a hot new Scottish boy! It’s also available in audiobook and has been translated into German, Polish, and Brazilian Portuguese.

My other works include:

  • The Aspect of Crow fantasy trilogy, featuring a world where everyone has a magical power associated with their Spirit Animal. (Also available in German and French.)
  • The WVMP Radio urban fantasy series, about a recovering con artist working at a radio station with vampire DJs. This was the most fun to write! (German, French, and Spanish also available.)
  • This Side of Salvation, a contemporary YA novel about a boy whose parents disappear the night they believe the Rapture is going to happen. (Also available in German.)

The Glasgow Lads is a beautiful MM novel series based on Scotland’s background. You live in USA. How come you decided this environment for your series and what give you the idea of Scottish steamy gay soccer players?

I like to say I’m American by birth, Irish by blood, and Scottish by soul. The US and Scotland actually have a lot in common due to our historic ties. We love our rugged wilderness, value hard work (maybe too much), and will eat any food as long as it’s deep-fried.

Scotland has been my favorite place in the world since I first visited during university, so when I wrote the Shade trilogy, I made one of the main characters from Glasgow. I eventually the city visited for research and completely fell in love. I wanted to set more stories there, to use the knowledge I’d gathered plus continue to learn more about this unique place. At the same time, I’d fallen in love with The Beautiful Game of football, so when the idea of combining the two hit me, I jumped out of my chair and started to happy-dance. Almost five years later, I still love “living” in Glasgow through my characters.

Soccer, as you know, is a very popular sport in Italy, but homosexuality in the football milieu is still a taboo. You even put a gay/bisexual team in an amateur championship as the main theme of your series. Why did you choose this particular kind of sport? And what do you think about this deeply-in-the-closet situation in sports in general?

Like many fans, I feel that football chose me, not the other way around. (Why would anyone choose such agony? ;-D) Though I’ve written a curling novel and also curl myself, I am still most mesmerized by the drama and beauty of football.

I’m saddened by all the homophobia in sports. In the USA, soccer is probably one of the more LGBTQ-friendly sports, but there is still a long way to go, and I know that in Europe, football is as homophobic (and sexist) as our American-football culture. Over the decades, sports have made progress in fighting racism, so I hope that homophobia will soon follow.

I think women can do a lot to advance this cause. Female athletes and fans can offer a less macho—but equally fierce—face of sports, one that could change ideas of what it means to be an athlete.

Is there a couple, between John and Fergus, Andrew and Colin, Duncan and Brodie, Robert and Liam or the still-not-released-yet one, Ben and Evan, that you prefer amongst the others?

My favorite couple is always the one in the book I’m working on, haha. I think, “Aww, I’m never going to love any characters as much as these,” but then I start the next book and the new guys become my favorite.

Can you tell us something about your new characters, Evan and Ben, and give some anticipation on what we should expect from their relationship, in the forthcoming novel in November?

Evan and Ben seem an unlikely couple, but like a lot of opposites-attract pairings, their chemistry is off the charts. I think that’s because despite their differences, they’re very attuned to each other’s moods and needs. Ben and Evan are two of the least selfish characters I’ve ever written. Also, they have great banter. Here’s a sample from their first date:

Evan reached out and pulled the end of Ben’s scarf around his neck, then tucked it into the front of his coat. “How far is your place?”

Ben shivered at this near-proposition combined with this near-touch. “May I be frank?”

“Of course.”

“I like you too much to have sex with you.” Ben paused long enough to see Evan’s surprise and confusion. “Tonight, at least.”

“That’s a relief.” Evan stepped back. “Now I can stop seducing you.”

“Oh, had you started?”

“I don’t know.” Evan released a crooked smile. “You tell me.”

I know a lot of loyal Glasgow Lads readers still hate Evan for abandoning Fergus and the Warriors, but Playing in the Dark will show that that event was not what it seemed. Here, I’ll prove it by sharing the first scene:

Chapter One – 22 June 2014

Stale-iron tang of blood.

Reek of stagnant breath.

Squish of soil between bare toes.

Patter of summer rain on a million leaves.

Shift of patchy dark fabric, teasing glimpses of light.

Even now all five senses are noting and remembering, cataloging details which might prove critical in the unlikely event of survival.

Or perhaps it’s just habit, born of training and his own insatiable need to understand everything about everything.

Either way, this mental inventory keeps him going, keeps him sharp, keeps his brain from flatlining with panic while it plans an escape.

Shoved to his knees, the black hood ripped from his head, the dusty gag jerked from his mouth so hard it nearly dislocates his jaw.

Stench of fear-soaked sweat.

Pierce of twigs and rocks into bare knees.

Bass-drum pounding in every pulse.

Green leaves dripping with drizzle in the haze of dusk.

“Last chance,” the voice growls. “Give me names and I’ll make it painless.”

A glance uphill confirms they’re out of earshot of the driver who brought them here. Perhaps therein lies freedom.

Lies hadn’t worked. These people know what he is.

Stalling hadn’t worked. His people would never find him in time.

Fighting back had almost worked. But now his hands are bound and his strength is gone.

The truth is his last resort.

Click of magazine into pistol.

Ink-black of gun barrel.

“Names, please.”

His mouth opens in response, his parched lips popping apart. This truth could get him killed, and not with a merciful bullet to the brain courtesy of his own Glock. This truth could get him beaten to death, perhaps with the loss of a few significant body parts before everything went black.

The thing he has to say, it’s not the truth his captor seeks. But maybe it’s the truth they both need to survive.

(Despite Evan’s redemption, Playing in the Dark also features a scene where he and Fergus have a confrontation that will be very cathartic for Fergus fans. 😉

Do you think you’ll keep on telling us stories about the Glasgow Lads and can you tell us if new adventures will be released in the future? Do you think that Italian readers will be given the possibility to read about your beautiful boys anytime soon?

There will definitely be more books in this series! Another Glasgow Lads on Ice book will release late 2019, after the next curling season begins. This will feature Luca’s wacky vice-skip, Garen, and whichever unfortunate lad strikes his fancy next.

Another football book will come out either before or after Garen’s novel. I would LOVE to announce it here, but I’m not quite ready to commit yet. Hopefully by the beginning of 2019 I’ll be more certain. Sorry to be a tease!

As for translations, my agent is currently looking at offers from Italian and French publishers. It’s a slow process, but I promise to announce any news as soon contracts are signed.

Thank you so much for the interview, Ipanema!

Once again, readers can email me at avery@averycockburn.com and follow me on all the major social media platforms. For updates and exclusive Glasgow Lads bonuses—including a FREE copy of prequel novella Play On (starting November 1)—sign up for my newsletter at www.averycockburn.com/signup. For new-release alerts, follow me on Bookbub at www.bookbub.com/profile/avery-cockburn.

Thank you for your patience and dedication!

 

 

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